di D.B.
Arriverà nel 2015 la nuova legge elettorale regionale, capitolo sul quale i partiti che siedono in consiglio regionale sono incartati da mesi. Lunedì, durante l’ultima seduta dell’anno, in commissione Statuto sono stati depositati gli emendamenti del Pd e del Prc al testo base dei democrat che è stato scelto come base di discussione. Quelli del Pd puntano all’elezione diretta del presidente in un turno unico, all’abolizione del listino e alla creazione di un collegio unico, al divieto di voto disgiunto, all’inserimento in ogni lista (composta da un minimo di 16 a un massimo di 20 consiglieri) di almeno il 40% di donne e alla doppia preferenza di genere.
Emendamenti Il metodo matematico scelto dal Pd è quello della miglior media (ovvero l’Hagenbach-Bischoff), mentre per quanto riguarda il premio di maggioranza l’emendamento propone di far tornare nel cassetto uno dei punti più contestati dai costituzionalisti interpellati, ovvero il premio di maggioranza variabile. Secondo l’emendamento presentato da Andrea Smacchi la coalizione vincitrice potrà contare da un minimo di 12 seggi (quindi il 60% del totale) a un massimo di 13. Inoltre il partito che otterrà più voti potrà vedersi assegnare al massimo 10 seggi mentre i restanti (due o tre) saranno ad appannaggio delle liste alleate purché riescano a superare il 2,5%, altrimenti il partito più grande prende tutto.
Prc Quanto ai candidati presidente sconfitti, verrà eletto solo quello arrivato secondo, mentre gli altri solo se collegati a liste o coalizioni che hanno conquistato almeno un seggio. Da ultimo il capitolo spese (fino a un massimo di 100 mila euro per i candidati presidente e 25 mila per gli aspiranti consiglieri) e le firme: per presentare una lista ne serviranno da un minimo di 1.500 a un massimo di 2.000 e non più 3.000 come fissato inizialmente. Con i suoi emendamenti Damiano Stufara vorrebbe invece una legge con turno unico ed elezione diretta come quella targata Pd, un collegio unico senza chiudere alla possibilità di due, nessuna soglia di sbarramento e ripartizione puramente proporzionale dei seggi, con una maggioranza che potrebbe così essere trovata in aula in caso non uscisse dalle urne. Più bassa poi la soglia delle firme, da un minimo di 500 a un massimo di 750.
La protesta E mentre a palazzo Cesaroni gli emendamenti venivano depositati sul tavolo della commissione (che tornerà a riunirsi il 7 gennaio), in piazza Italia è andato in scena l’ottavo presidio del Comitato per la democrazia che ha poi tenuto una conferenza stampa, alla quale hanno partecipato anche il professor Mauro Volpi e l’onorevole Adriana Galgano (Scelta civica) per sottolineare tutto quello che non sta funzionando nell’elaborazione della nuova legge. Tutti gli intervenuti hanno stigmatizzato lo scarso livello di partecipazione e di trasparenza, mentre Volpi ha polemizzato con le valutazioni fatte dagli esperti ed ha criticato le proposte in discussione sui premi di maggioranza, «fatte senza equilibrio tra voto espresso dei cittadini ed esigenze di governabilità». Quattro le richieste avanzate dal Comitato: pubblicazione del parere degli esperti, un numero massimo di firme in prima applicazione non superiore a 750, nessuna esenzione e doppio turno o altro sistema che garantisca l’aderenza a quanto recentemente stabilito dalla Corte costituzionale.
Rifondazione contro Pd Corte costituzionale che è anche il ‘faro’ a cui guarda la segreteria regionale di Rifondazione, secondo la quale la sentenza che ha dichiarato incostituzionale il Porcellum dovrebbe «indurre il Consiglio regionale a costruire la nuova legge garantendo che il voto di ciascun cittadino pesi alla stessa maniera». La segreteria parla di «una legge costruita solo per le convenienze del Pd» e per questo Rifondazione appoggia gli emendamenti di Stufara per far sì «che non prevalgano gli interessi di bottega». Una proposta avanzata «a tutte le forze politiche della sinistra e a coloro che hanno a cuore la democrazia. Per questo – è detto in una nota – riteniamo del tutto praticabile anche una discussione libera fra le forze politiche presenti in consiglio, animata comunque dalla volontà di fare la legge elettorale con una maggioranza ampia. Di sicuro occorre evitare che il Pd possa tentare, come sembra, di approvare la nuova legge con uno o due voti a favore in più dei contrari».
Twitter @DanieleBovi
