di Daniele Bovi
Rimettere in piedi il partito e prepararlo a un’annata di fuoco, ma non solo. Non avrà certo tempo di annoiarsi il deputato altotiberino Riccardo Marchetti, che tra poche ore diventerà ufficialmente il nuovo segretario regionale della Lega. Sabato è infatti in programma il congresso, al quale parteciperà anche il ministro Matteo Salvini. Dopo la fragorosa uscita di Virginio Caparvi, alla fine in casa Lega è stato scelto di percorrere la strada del candidato unico, mettendo sostanzialmente d’accordo tutti o quasi; insomma, basta lacerazioni dato che di problemi ce ne sono già in abbondanza.
LE BORDATE DI CAPARVI CONTRO GIUNTA E CONSIGLIERI
Ristrutturazione Trentaseienne di Città di Castello, al secondo mandato da parlamentare, Marchetti è stato anche commissario della Lega nelle Marche mentre in Umbria dopo defezioni e mancati rinnovi si ritrova in mano un partito con poco più di 200 tessere e un’alleanza dove, dal 2019 a oggi, i rapporti di forza sono stati nettamente ribaltati da FdI. «Da dove inizio? Da una ristrutturazione vera del movimento» dice Marchetti a Umbria24. «Negli ultimi tre anni – dice – sono stato fuori, ora sono rientrato e ho incontrato tutte le sezioni».
Addii Se gli si chiede qual è oggi lo stato della Lega in Umbria, Marchetti risponde che è un partito «che ha goduto di un consenso importantissimo: mano a mano però che questo consenso è calato ci sono state delle fughe, quindi servono attenzioni continue». Del collega Caparvi dà un giudizio positivo («ha sorretto bene il partito, non ho niente da recriminare e quello che ha scritto su Facebook sono pensieri suoi»), mentre di tutti i fuoriusciti no: «Succede anche dentro FdI. Ci sono “avventori” alla ricerca di poltrone che prima si avvicinano e poi se ne vanno per opportunismo. Che alcuni si siano allontanati è un bene, dato che hanno creato solo problemi e divisioni; per altri invece sono dispiaciuto ma magari possiamo ancora ricucire».
Sedi e risorse La “cura” Marchetti per il partito acciaccato parte dalla riapertura delle sedi, dalla «ricerca di contribuzioni dal mondo imprenditoriale e non solo», dal tessere relazioni con il mondo dell’associazionismo, dallo «stare tra la gente e tra chi crea lavoro» al fine di «diventare un interlocutore credibile». «Ristrutturare, allargare e interagire» sono le parole chiave.
Le comunali Quanto alla grande partita del 2024, quando al voto andranno prima 60 Comuni e poi la Regione, Marchetti parte da un punto fermo: «Gli uscenti – dice – vanno sempre garantiti, della Lega e non» e quindi, ad esempio, a Foligno Stefano Zuccarini non si tocca, così come Donatella Tesei. Insomma, niente Terni bis. «Poi – aggiunge – bisognerà allargare alle forze civiche dato che in Umbria ci sono tantissime energie».
Il capoluogo A Perugia invece, dove il forzista Andrea Romizi sta per terminare la sua corsa, «noi abbiamo nomi importanti da mettere sul tavolo senza però voler fare imposizioni. Dopo di che vedremo anche come si incastrerà la partita dato che ci sono altri 60 Comuni». Nelle Marche il deputato altotiberino ha già lavorato con Emanuele Prisco, neo coordinatore di FdI che in passato si è occupato del partito marchigiano: «Troveremo – dice – soluzioni concrete e tangibili». Di sicuro, FdI vorrà piazzare un suo candidato a Perugia e, per ora, il nome più quotato è quello dell’assessora Margherita Scoccia.
La giunta Sollecitato a proposito di un giudizio sulla giunta guidata da Donatella Tesei, Marchetti sottolinea in primis che lui, da segretario, darà «totale supporto a un grandissimo governatore. Voglio poi tornare a mobilitare su questioni come l’Alta velocità e l’aeroporto per dare risposte alle necessità di questa regione». Per Marchetti l’esecutivo ha fatto «un grandissimo lavoro» anche tenendo conto della pandemia e delle conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina, mentre «uno slancio vero» serve farlo «con grande intensità» sul tema della riorganizzazione della sanità, che sarebbe poi il vero “core business” delle Regioni: «Abbiamo capito cosa non ha funzionato – assicura Marchetti – e ora serve un vero slancio; la gestione è stata buona ma noi vogliamo il meglio».
Il direttivo Sabato, al congresso, sarà eletto anche il direttivo del partito, in tutto cinque nomi che dovranno supportare il neo segretario nelle scelte. Su questo fronte la competizione ci sarà: «È il momento del confronto – risponde sul punto Marchetti – e infatti non sceglierò i membri io altrimenti farei il commissario. All’Alto Tevere, già ben rappresentato, ho chiesto di non presentare candidati: largo agli altri territori e che vinca il migliore».
