di Daniele Bovi
Dieci euro in più al mese per chi ne dichiara 75 mila, 20 per un reddito di 100 mila. «E questa – chiedono la presidente della Regione e l’assessore al Bilancio Fabrizio Bracco – sarebbe la ‘stangata’ dei vampiri tassatori? Al contrario, è un’operazione di grande responsabilità politica e sociale». Presidente e assessore lo hanno ribadito con forza mercoledì mattina in una conferenza stampa convocata per spiegare, nei dettagli, la rimodulazione delle addizionali regionali Irpef approvate martedì dalla giunta e delle quali si discute da giorni. «Dopo le discussioni – ha detto Bracco – c’era bisogno di chiarezza». Marini e Bracco hanno ribadito che la rimodulazione si è resa obbligatoria dopo che il decreto 68 del 2011 ha imposto la progressività delle aliquote. Ad oggi infatti l’addizionale regionale funziona così: uno 0,2% oltre all’1,23% di competenza statale da pagare sull’intero reddito (mentre da ora si pagherà solo sulla parte eccedente) per tutte le fasce, esclusa la prima.
Scelta progressista Con una «scelta progressista e di centro-sinistra che rivendichiamo invece – ha detto Marini –, abbiamo salvaguardato le fasce più deboli, tutelato il ceto medio e chiesto un ragionevole e sostenibile sforzo, senza alcuna ‘stangata’, alle fasce di reddito superiori. Insomma, la Regione dell’Umbria ha scelto la strada dell’equità». Il gettito, hanno spiegato, rimarrà identico almeno secondo le stime: 18,3 milioni di euro, senza i 400 mila euro in più dei quali si è discusso nei giorni scorsi. «Soldi – ha detto Marini – che non finanziano i costi della macchina amministrativa bensì sono spesi per i servizi ai cittadini, per il sociale e per investimenti». Le aliquote sono quelle note: esenzione fino a 15 mila euro, 0,40% tra 15 e 28 mila, 0,45% tra 28 e 55 mila, 0,50% tra 55 e 75 mila e 0,60 oltre i 75 mila euro.
LE SIMULAZIONI PER OGNI FASCIA DI REDDITO
FRATELLI D’ITALIA: TAGLIARE STIPENDI DIRIGENTI EVITANDO AUMENTI
I numeri Fino a 30 mila euro ci saranno piccoli risparmi mentre al di là di quella cifra ci saranno i rincari: 26 euro all’anno per chi guadagna 40 mila euro, 63 per 55 mila euro di reddito e così a salire. Come dimostrano le statistiche Irpef relative alle dichiarazioni del 2011 insomma, il 79% dei contribuenti umbri non sarà toccato dai rincari. Nel dettaglio per quel 33% che dichiara da zero a 15 mila euro rimarrà l’esenzione, per il 46% ci saranno lievi risparmi, per il 16% lievi incrementi fino ai 10 euro in più al mese per chi ne dichiara 75 mila, 20 per un reddito di 100 mila, 52 per chi ne dichiara 200 mila e 85 per quelli intorno ai 300 mila euro. Numeri che verranno a breve spediti al consiglio regionale che dovrà approvarli e dove potrebbero anche essere modificati: «Queste percentuali però – ha detto la presidente – sono frutto di un accordo tra le forze di maggioranza. In consiglio comunque vedremo quel che succederà».
I NUMERI: QUANTO DICHIARANO GLI UMBRI
La fotografia Dalla fotografia dei redditi umbri i cui contorni sono quelli disegnati sopra, emerge il fatto che oltre i 75 mila euro nella regione si collocano solo 10 mila persone. Possibile? «Si tratta di una fotografia – ha detto la presidente -, su cui deve interrogarsi la politica e la società». Bracco e Marini rivendicano poi il fatto che l’Umbria «dal 2001 non abbia aumentato il carico fiscale: da quell’anno – spiega la presidente – la pressione fiscale regionale è rimasta invariata, non arrivando neppure al 3%. Nel 2007 abbiamo cancellato tutte le tasse di concessione, abbiamo applicato al minimo l’addizionale sul metano e non abbiamo mai aumentato la tassa automobilistica».
I tagli E a chi gli chiede di risparmiare, i due snocciolano numeri ricordando «i tagli fatti fati in questi anni. Abbiamo tagliato i dirigenti da 99 a 74 di cui 63 effettivamente in ruolo, le spese per il personale sono diminuite di 5 milioni, quelle per l’autoparco del 60%, i fitti passivi sono stati azzerati, abbiamo ridotto compensi e gettoni, tagliato dell’80% la spesa per consulenze e convegni, cancellato due agenzie e i vitalizi e il Consiglio ha abbassato di molto i rimborsi ai gruppi consiliari».
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