Dall’abolizione totale dell’Imu sulla prima casa all’incremento detrazione di base da 200 fino a 500 euro all’esenzione selettiva fino alla deducibilità per le imprese: sono nove le ipotesi di revisione della tassazione immobiliare in campo rese note giovedì sul sito del Ministero dal responsabile del dicastero Fabrizio Saccomanni. «Esprimo l’auspicio – scrive Saccomanni presentando il documento – che questo lavoro possa rispondere all’obiettivo che mi ero prefisso quando l’ho avviato: offrire un contributo al dibattito in corso, al chiarimento delle implicazioni concrete delle varie proposte, nella consapevolezza che le scelte politiche debbono basarsi su adeguati approfondimenti tecnici»

Riforma entro agosto Nella presentazione il ministro spiega che il documento «intende offrire una rassegna delle diverse ipotesi di intervento sulla tassazione immobiliare che sono emerse nel recente dibattito, corredandole con valutazioni di natura quantitativa e qualitativa». Saccomanni ricorda che il governo «è impegnato a definire entro la fine del mese di agosto» una complessiva riforma dell’imposizione sugli immobili. Il documento, osserva ancora il ministro, «non ha la pretesa di essere esaustivo, ma cerca di tener conto di quanto è emerso negli ultimi mesi, nel dibattito politico, negli interventi accademici, nelle audizioni parlamentari, nei rapporti degli organismi internazionali».

IL DOCUMENTO COMPLETO DEL MINISTERO

Le nove ipotesi Le ipotesi previste nel documento, come accennato, sono nove. La prima riguarda l’esenzione totale dall’Imu per l’abitazione principale che costa circa 4 miliardi. La seconda un incremento non selettivo della detrazione di base prevista per l’abitazione principale. Costa da 1,3 a 2,7 miliardi a seconda dell’aumento della detrazione. Con la terza si prevede una rimodulazione selettiva dell’esenzione sull’abitazione principale (con diversi parametri: in funzione del valore dell’immobile; parametrata al reddito; in funzione della condizione economica del nucleo familiare, misurata attraverso l’Isee; applicazione dei valori Osservatorio del mercato immobiliare per la determinazione della base imponibile). Vale da 1 a 2,3 miliardi a seconda della rimodulazione scelta. La quarta attiene interventi relativi all’abitazione principale contestuali ad altri tributi (contestuale eliminazione/riduzione della deducibilità ai fini Irpef delle rendite abitazione principale e reintroduzione totale/parziale in Irpef dei redditi degli immobili non locati; rimborso dell’Imu sull’abitazione (integrale o parziale) attraverso l’attribuzione di un credito di imposta (o una detrazione); esenzione dall’Imu per l’abitazione principale e contestuale rimodulazione della Tares relativa ai servizi indivisibili). In questo caso si ipotizzano anche recuperi di gettito da due a 4,3 miliardi.

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Deducibilità e service tax La quinta ipotesi prevede una deducibilità per le imprese dal costo di 1,2 miliardi. La sesta una restituzione ai Comuni del gettito derivante dagli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D. Costerebbe 4,6 miliardi. L’abolizione dell’addizionale comunale all’Irpef e contestuale incremento dell’Irpef è il cuore della settima proposta messa sul tavolo da Saccomani con una perdita di gettito di circa 3,4 miliardi. La penultima ipotesi consiste in una derubricazione della revisione dell’Imu relativa all’abitazione principale a un problema di finanza locale. Si punterebbe ad accrescere l’autonomia finanziaria dei Comuni, potenziando i margini di discrezionalità sul fronte della Tares, dando loro la possibilità di introdurre una service tax per la copertura dei servizi indivisibili (fino a un massimo di gettito potenziale di 2 miliardi). Con l’ultima invece si pensa all’abolizione della prima rata dei versamenti Imu sospesi dal costo di 2,4 miliardi.

Esenzione totale è iniqua «La proposta di esenzione totale per l’abitazione principale – osserva Saccomanni – non sembra pienamente giustificabile sul piano dell’equità ed efficienza del tributo. L’esenzione dall’Imu dell’abitazione principale avrebbe un effetto fortemente regressivo: il beneficio aumenterebbe al crescere del reddito complessivo. I contribuenti con redditi tra i 75 mila euro e i 120 mila euro risparmierebbero infatti 455 euro e quelli con redditi superiori a 120 mila euro 629 euro. Al contrario, il beneficio per i contribuenti più poveri sarebbe sensibilmente inferiore: per i contribuenti con reddito fino a 10 mila euro il risparmio sarebbe di soli 187 euro». Il problema però è politico, con il Pdl compattamente schierato per portare a casa l’abolizione totale sulla prima casa, ovvero il principale di battaglia con il quale ha combattuto l’ultima campagna elettorale.

Lo scontro «Basta balletti sull’Imu – intima infatti via Twitter il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri -. Va tolta sulla prima casa o il governo rischia. Serietà e coerenza. L’Imu sulla prima casa si toglie e basta». «Non è più il momento delle rassegne – aggiunge il capogruppo alla Camera Renato Brunetta – né delle ipotesi. E’ ormai il tempo delle proposte: chiare politicamente, responsabili finanziariamente e utili per l’economia del nostro paese. Ci auguriamo che arrivino quanto prima». Intervenendo alla direzione del Pd che si è tenuta giovedì sera invece il segretario Guglielmo Epifani si è limitato a dire che «su Iva e Imu dobbiamo cercare soluzioni logiche e compatibili e bisogna metter mano a una assenza decennale di politica industriale. Questo è ciò che noi vogliamo fare e lo diciamo con chiarezza al Paese».

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