«L’Europa non può certamente limitarsi a curare i sintomi, bensì deve assolutamente porsi il problema di una risposta globale sulle politiche di migrazione, che deve basarsi sul fatto che questo è un problema dell’Europa, e non di una parte dei Paesi del Mediterraneo». Catiuscia Marini così come fatto nelle ore immediatamente successive al voto, torna a parlare del tema immigrazione, centrale insieme alla sicurezza nella campagna elettorale che si è appena chiusa, e giovedì lo ha fatto da Bruxelles nel corso del confronto tra il Comitato delle Regioni d’Europa e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker.
Immigrazione Marini ha parlato giovedì a nome del gruppo Pse, del quale è presidente, mentre in mattinata ai membri del gruppo, anticipando quello che sarebbe stato l’intervento, ha sottolineato la necessità di superare gli «egoismi nazionali» che stanno caratterizzando il modo di affrontare il fenomeno della migrazione dai Paesi dell’Africa, del Medio Oriente e da quelli che vivono condizioni di guerra. Juncker al Comitato ha ricordato come l’accoglienza dei 28 membri UE alle proposte fatte sul tema «non sia stata entusiastica» anche se si è detto convinto che «la Commissione deve restare ambiziosa» e che «non ci si può limitare a piangere guardando i tg, stracciarsi le vesti e fare dichiarazioni altisonanti».
No a Ue senza cuore «Il Libano accoglie due milioni di profughi – ha detto ancora -, così la Giordania. L’Europa è il continente più ricco. Non si può pensare di contingentare gli arrivi o chiudere le nostre frontiere». Soprattutto però sul tema l’Unione non deve essere «chiusa e senza cuore. La Commissione insisterà con gli Stati membri per questa buona causa». In precedenza nel corso del confronto si è parlato anche del piano di investimenti proposto nelle scorse settimane e definito «centrale» dall’appena confermata presidente Marini.
Investimenti «Abbiamo tutto l’interesse affinché questo piano si realizzi – ha detto Marini rivolgendosi a Juncker – perché la drastica riduzione degli investimenti pubblici negli ultimi anni, accanto ai rigidi vincoli del patto di stabilità, hanno acutizzato gli effetti della crisi economica». Secondo la presidente Marini «è però fondamentale che a questo piano possa aggiungersi l’azione dei fondi strutturali, affinché si crei un effetto ‘leva’ che aumenterebbe le positive ricadute e lo stesso protagonismo delle comunità locali».
