di D.B.
È una posizione «nettamente contraria» all’istituzione di un Cie in Umbria quella che esprime il Pd dell’Umbria in una nota di Antonio Tonzani, responsabile del dipartimento sociale e del forum immigrazione del Pd. Un partito dove, dal sindaco di Perugia Wladimiro Boccali alla presidente Catiuscia Marini passando per il segretario Bottini e il capogruppo in consiglio regionale Locchi c’è un certo malumore per l’uscita del segretario di Perugia, che ritiene necessario un Cie nella provincia di Perugia. Insomma, si vuol comunicare all’esterno che quella di Parlavecchio è una posizione isolata. «I Cie – spiega Tonzani in una nota – non hanno risolto alcun problema riguardante le espulsioni degli irregolari, e nessun problema di sicurezza è migliorato. Anzi, durante il ministero Maroni, il numero delle espulsioni di irregolari si è ridotto drasticamente, senza contare che i Cie sono dei veri e propri luoghi di detenzione, in cui le condizioni di vita di coloro che, nella grande maggioranza dei casi, sono degli innocenti, sono spesso inaccettabili in una nazione civile».
Il Pd contrario «Solo il superamento della Bossi-Fini, l’abolizione del reato di immigrazione clandestina, l’integrazione almeno parziale degli stranieri nelle istituzioni locali, la cittadinanza per i ragazzi nati in Italia e l’uniformità europea di leggi e regolamenti può migliorare l’integrazione e rendere positiva la realtà naturale ed irreversibile dell’immigrazione». Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’assessore regionale Stefano Vinti che giudica la richiesta di Parlavecchio «sconcertante oltre che sbagliata ed inutile. Non tiene minimamente in considerazione il bilancio fallimentare di vent’anni di politiche della destra italiana ai limiti della xenofobia».
FLAMINI (PRC): VANNO CHIUSI TUTTI
Vinti: sconcerto La strada che Vinti suggerisce è quella di «lavorare sulla prevenzione con politiche sociali canalizzate, sull’integrazione sociale e, come ultimo stadio, sulla repressione, a patto che non danneggi i diritti sociali. Fondamentale, una volta appurata la responsabilità del soggetto, è la certezza della pena. Perugia è una città in controtendenza rispetto ai dati nazionali poiché, a differenza di altre, i reati continuano ad aumentare mettendo a rischio, oltre ai cittadini, anche moltissime attività commerciali. Ma non è con le deportazioni che si risolve il problema. È necessario definire con urgenza progetti complessivi di ‘sicurezza democratica’ con soluzioni innovative, avanzando proposte di riqualificazione e progettazione urbanistica al fine di creare un territorio sicuro e funzionale a sostenere la vitalità dei quartieri, rendendo fruibili gli spazi della città a tutti coinvolgendo gli stessi residenti anche nel contrastare il degrado delle aree verdi».
Porfidi: sono uno scandalo «Sconcertati» anche i membri della «Conferenza regionale volontariato giustizia Umbria»: «Da sempre – scrive in una nota della portavoce Federica Porfidi – la comunità democratica italiana si batte contro lo scandalo dei Cie, istituzioni illegittime, dove non vengono minimamente rispettati i diritti umani e che da tempo hanno manifestato il loro totale fallimento. Tutti a livello nazionale si stanno schierando per la chiusura dei Cie». «Nei Cie – continua – non vengono rispettati i minimi diritti umani che sono garantiti anche in carcere. La Corte Europea per i diritti umani ha già condannato l’Italia per questo. In tutto il Paese sta salendo una grande protesta. Le rivolte scoppiano ogni giorno a Gradisca d’Isonzo, a Crotone, i Cie vengono distrutti e chiusi».
