di D.B.
«Caro direttore, è lecito parlare di un’Italia di Mezzo? Toscana, Umbria e Marche possono formare una macroregione?». Inizia così la lettera che il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha spedito tre giorni fa al Corriere Fiorentino e nella quale prospetta una fusione delle tre regioni della cosiddetta «Italia di mezzo». Venerdì poi Rossi, ospite della trasmissione di Raitre Agorà, è andato anche oltre, prospettando a breve una riunione fra i tre presidenti per discutere dell’ipotesi. L’incontro non è stato ancora fissato, ma il governatore toscano sarebbe interessato a incontrare a breve i suoi colleghi Luca Ceriscioli (Marche) e Catiuscia Marini (Umbria).
Marini non commenta Una Catiuscia Marini che per il momento preferisce non commentare, spiegando che lo farà nei prossimi giorni, ma di sicuro a palazzo Donini non c’è particolare entusiasmo per il modo in cui Rossi ha aperto il dossier; probabilmente, sarebbe stata gradita una condivisione maggiore. Nella sua lunga lettera Rossi parla di una macroregione «già in nuce nella storia d’Italia», di una «comunanza di arte e paesaggio», di un territorio «attraversato da fenomeni simili pur dentro la crisi».
La lettera Rossi si rifà a Giacomo Beccatini, che parlava per le tre regioni di un «capitalismo dal volto umano» e sottolinea come «su questa base si è inserita una cultura politica condivisa che ha governato le amministrazioni locali e le regioni dell’Italia di Mezzo attraverso uno straordinario collante di interessi pragmatici e valori e ideali. Sviluppo sano, diffuso e solidale. Buona qualità dei servizi. Un’Italia di Mezzo non solo geografica, ma anche della redistribuzione. Basata su patti territoriali per lo sviluppo, le cui asincronie e asimmetrie temporali bisognerebbe indagare. Tempi, ritmi e caratteristiche diverse hanno infatti scandito la crisi nelle tre regioni».
Più forti Alla base dell’ipotesi macroregione c’è anche l’idea che da sole Toscana, Umbria e Marche non possono farcela: «Nessuna regione dell’Italia di Mezzo – scrive Rossi – può da sola ambire a raggiungere la massa critica necessaria. Una macro regione dell’Italia di Mezzo avrebbe con queste scelte ben altro peso in Europa. Essa dovrebbe assumere la dimensione europea come l’unica entro cui collocarsi per pretendere che i territori siano più presenti nelle politiche dell’Unione. Anche verso i grandi gestori nazionali di servizi essenziali allo sviluppo, la macro regione potrebbe contare di più. Autostrade, ferrovie, servizi bancari, investimenti pubblici corrono sempre più il rischio di essere condizionati nelle scelte da regioni più grandi o dalle grandi concentrazioni presenti nel corridoio Nord-Sud dell’Italia». Per tutti questi motivi secondo il presidente servono «scelte nuove e coraggiose».
Twitter @DanieleBovi

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