di Daniele Bovi
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Sotto un cielo grigio e in un clima novembrino saluta e se ne va «il sindaco scomodo». Un’ora abbondante di requisitoria che Diego Guerrini legge dal suo scranno nella sala consiliare dove il principale accusato è il suo partito, il Pd. Se ne va, «tornerò tranquillamente a lavorare», un Guerrini che si sente come un elemento estraneo espulso dal corpo del suo partito. Quasi che il suo essersi schierato con Renzi sia la sua colpa originaria. È proprio nel Pd che infatti il primo cittadino di Gubbio, città in attesa del commissario dopo la doppia bocciatura del bilancio consuntivo, vede il principale colpevole della sua caduta: «Il Pd – ha detto – è totalmente responsabile di aver consegnato la città al commissario».
Sarli si dimetta Come logica conseguenza c’è la richiesta di dimissioni che Guerrini avanza nei confronti del segretario comunale del partito Michele Sarli: «Doveva – ha detto – far votare il partito: ora deve avere il pudore di dimettersi immediatamente. Contro di me c’è stata una guerra atomica con veleni e fango». La caduta non sarà indolore e con sé Guerrini vuole trascinare anche quella parte del Pd che «ha voluto e costruito questa scelta». E non può essere indolore tanto più in una città con una fortissima identità, i cui tratti tornano nel lunghissimo discorso del sindaco: le radici affondate nella religiosità e in una lunga e orgogliosa storia di sinistra. Questa è, o era, la Stalingrado umbra dove fino a poco tempo fa governava un monocolore di Rifondazione con il Pd all’opposizione. La città dove Guerrini non vuole che «ci si lavi le mani – dice usando un’immagine biblica – con il sangue dell’agnello sacrificale».
L’agnello sacrificale Agnello sacrificale che sarebbe proprio il sindaco conscio «non di non saper mediare – dice riferendo una delle accuse che gli vengono mosse – bensì di non essere disponibile a chinare la testa a quelli che dicono “o si fa come diciamo noi o ti facciamo cadere”». «Dinosauri – aggiunge – che pensano solo al loro futuro». Guerrini dall’inizio della sua esperienza si è sentito abbandonato dal suo partito, anche dal segretario regionale «che qui non ha mai venuto né ha mai inciso. Sono stati i membri del mio stesso partito a farmi cadere, mi hanno voluto ingabbiare come uno non in grado di intendere né di volere. Se ci fosse stato ancora quel partito serio che era il Pci ci sarebbero state delle espulsioni. Spero che alle prossime elezioni gli eugubini si ricordino di queste facce».
A testa alta «Io – prosegue nel lungo sfogo – esco a testa alta, confortato dai tanti messaggi, mail, sms e abbracci degli eugubini, molti sbigottiti, ai quali mi rivolgo: stringetevi intorno alla parte sana che c’è nei partiti». Quegli eugubini con i quali si scusa «per non essere riuscito a cambiare la città fino in fondo». Larga parte del discorso è occupato dalla ricostruzione di quanto accaduto in questi due anni vissuti pericolosamente da una giunta «che ha lavorato – ha detto – in condizioni difficilissime. Una giunta sulla quale si sono scaricate le divisioni del Partito democratico» che anche Giuseppe Merli, assessore al Bilancio che affianca il sindaco insieme a Michele Bellucci, Virna Verenucci e Fabrizio Palazzari, vede come «il vero sconfitto, dilaniato – dice – da rivoli, correnti e personalismi. Sarli se ha un po’ di buon senso si dimetta».
I due anni di Guerrini Il lungo excursus di Guerrini parte dalla rivendicazione orgogliosa «di non aver chiuso neppure un servizio. Anzi, abbiamo potenziato il sistema educativo e il welfare non è stato tagliato». Il sindaco ricorda poi i lavori avviati per i parcheggi, l’intenzione di voler abbassare la pressione fiscale, la variante al piano regolatore sulla quale «c’è stata partecipazione», il recupero delle logge dei tiratori, il lavoro fatto con le associazioni economiche e culturali della città. «Tutte scelte – sottolinea – fatte nell’interesse di una città che non ho mai abbandonato». E’ stato il Pd, secondo la sua ricostruzione, ad abbandonarlo: «Venivo a conoscenza dei documenti che venivano scritti – dice – senza che mi interpellassero. Neppure una telefonata. E di fronte alle molte richieste fatte per avere indicazioni su come migliorare la giunta e l’attività di governo non ho avuto alcuna risposta».
Contrasti violenti Che la sua sindacatura non fosse iniziata col piede giusto lo capisce subito: «Il primo a salutarmi sulla scalinata – ha detto – è stato un rappresentante della Procura in merito a quell’inchiesta sulla quale non ho mai fatto speculazioni». Poi arrivano il ritiro delle deleghe al vicesindaco Ercoli, l’Idv e Rifondazione che si sfilano, i contrasti sulla Lumsa e sulle manutenzioni («lo ribadisco – rivendica – meglio qualche buca in più che meno servizi sociali»). Contrasti violenti che non sono mancati anche quando è stata scelta come nuovo assessore Virna Verenucci: «Volevano – spiega Guerrini – una persona scelta sulla base di logiche di appartenenza e non per le sue competenze». Guerrini invece fa parzialmente mea culpa intorno all’individuazione della nuova farmacia («ci voleva più collegialità») ma comunque ammette che lui le sue responsabilità se l’è sempre prese: «Quelle su alcuni aspetti e ritardi me le sono assunte, ma ci voleva la voglia di trovare le soluzioni».
