L'europarlamento

di Daniele Bovi

A infilare il dito nella piaga del rapporto, in crisi, tra molti cittadini europei e le istituzioni del Vecchio continente è Lambert van Nistelrooij, europarlamentare del Ppe che lunedì pomeriggio è intervenuto, a Bruxelles, all’apertura della sessione plenaria del Comitato delle regioni, al centro della quale essenzialmente c’è stato il tema della nuova programmazione 2014-2020 relativa ai fondi comunitari: «Perché – si chiede – spendiamo tanti soldi in certi paesi e poi come risposta otteniamo il Brexit?». Domanda da un milione di dollari, anzi da decine di miliardi di euro, quelli che l’Ue spenderà in questo settennato per sostenere lo sviluppo regioni. Tra qualche mese al centro del dibattito ci sarà la il bilancio, preparato dalla Commissione, e come ha spiegato la presidente dell’Umbria Catiuscia Marini, intervenuta nel dibattito a nome del Pse, «il piano Juncker dovrà avere risorse dedicate, senza sottrarle alle regioni».

Più velocità «Nel mio paese – ha aggiunto – ci sono regioni che si muovono a velocità molto diverse. Occorre evitare che la politica di coesione sia solo per regioni più forti e più competitive. Abbiamo ribadito una posizione che avevamo espresso già nella fase di costruzione delle regole della nuova programmazione dei fondi strutturali 2014-2020: non si può chiedere alle regioni e alle autorità locali di rispettare dei vincoli di bilancio che non sono nelle competenze e nelle politiche proprie delle regioni». Un no, netto, è stato detto da Marini e dal presidente del Comitato, il finlandese Markku Markkula, alla cosiddetta regola della macrocondizionalità economica, ovvero la chiusura del rubinetto dei fondi strutturali ai paesi, in questo caso Spagna e Portogallo, che non rispettano gli obiettivi di deficit e debito. Secondo il finlandese «sospendere i fondi delle politiche di coesione a Spagna e Portogallo creerebbe solo incertezze tra gli investitori»; «attenzione – ha aggiunto poi Marini – la macrocondizionalità non puà essere penalizzare i cittadini».

UE, LA CARTA DEI FONDI PER RICUCIRE IL RAPPORTO CON I CITTADINI

Semplificazione Ad attraversare tutto il dibattito lunedì pomeriggio sono state alcune parole d’ordine per evitare, o almeno per provare a evitare un altro Brexit. Qualche possibile soluzione? Innanzitutto comunicare in modo chiaro che «i fondi di coesione – ha detto Markkula – possono fare la differenza per la vita delle persone e con essi dobbiamo innalzare lo standard delle loro vite». «I greci sono sanno – gli ha fatto eco Corina Cretu, commissario per le politiche regionali che ha anche ricordato come i fondi, nell’ambito della redazione del bilancio, non dovrebbero aumentare – che il 90 per cento della metropolitana di Atene è stata costruita con i fondi UE. E anche l’Inghilterra si è sviluppata grazie a essi, ma non spiegare e comunicare i vantaggi che i fondi danno nella vita di tutti i giorni è stato un errore. Questa è stata una nostra debolezza».

Comunicazione Uno dei buoni propositi per il futuro insomma è quello di dare vita a una strategia di comunicazione, con al centro «una politica di coesione riformata, in grado di integrare le nuove priorità. E questo – ha detto Cretu rivolgendosi alle regioni e ai sindaci delle città – dobbiamo farlo insieme». Altra parola molto usata nel corso del pomeriggio è stata «semplificazione». Troppo complicate, e con troppi livelli, le regole imposte dalla burocrazia europea per l’uso dei fondi. «Nel mio comune – ha detto il sindaco di una piccola città svedese – le imprese non vogliono neanche utilizzarli, troppe complicazioni. Bisognerebbe eliminare quasi del tutto il livello nazionale, permettendo agli enti locali di interfacciarsi direttamente con la Commissione». «Semplificare e comunicare – dirà poi dopo aver parlato di Brexit van Nistelrooij -: i cittadini dovrebbero essere i nostri migliori alleati e invece spesso pensano con la pancia».

Twitter @DanieleBovi

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