di Dan.Bo.

La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di due disposizioni della Regione che avevano consentito, nell’esercizio finanziario 2023, di disporre il trasferimento di 14,2 milioni di euro del Fondo sanitario regionale, per sostenere in via generale e indistinta lo svolgimento delle funzioni assegnate all’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Il verdetto è stato emesso a seguito del ricorso inoltrato alla Corte costituzionale dai magistrati contabili della Corte dei conti dell’Umbria.

Il caso L’utilizzo delle risorse del Fondo sanitario per finanziare Arpa (soluzione adottata anche da altre Regioni), era stato al centro della mancata parifica, nell’estate di un anno fa, del bilancio della Regione. A evidenziare la possibile incostituzionalità era stata la Procura contabile alla luce di una sentenza della Corte costituzionale che, intervenendo su un caso analogo avvenuto in Sicilia, ha dichiarato illegittima l’assegnazione di risorse all’Arpa siciliana attraverso il Fondo sanitario.

La sentenza La Corte costituzionale, nel richiamare le considerazioni già svolte nella sentenza numero 1 del 2024, ha ribadito che l’articolo 20 del decreto legislativo numero 118 del 2011 «richiede alle regioni di garantire, nell’ambito del bilancio, un’esatta perimetrazione delle entrate e delle uscite relative al finanziamento del loro servizio sanitario». «Ha, quindi, rilevato che le disposizioni di legge della Regione Umbria oggetto di censura», da parte della Corte dei conti, «avevano assegnato risorse all’Arpa in maniera indiscriminata, senza distinguere tra quelle sanitarie – e, al loro interno, quelle necessarie a garantire le prestazioni afferenti ai Livelli essenziali di assistenza (Lea) – e quelle destinate a prestazioni dell’Agenzia di natura non sanitaria, come tali non finanziabili attraverso il Fondo sanitario regionale».

Le violazioni «Dunque – conclude il comunicato della Corte – le disposizioni della Regione Umbria censurate hanno violato l’articolo 20 del decreto legislativo numero 118 del 2011 e, per suo tramite, la competenza legislativa esclusiva attribuita allo Stato dall’articolo 117, secondo comma, lettera e) della Costituzione, in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici».

La manovra Di questi 14,2 milioni si è molto discusso anche nel corso degli ultimi mesi. La somma è finita infatti tra le voci della manovra con la quale la giunta, tra mille polemiche, ha aumentato le tasse per una parte dei contribuenti umbri. Venendo meno quelle del Fondo sanitario, le risorse aggiuntive infatti serviranno anche per far funzionare Arpa. «In attesa della sentenza – commenta Palazzo Donini in una nota – la Regione ha operato utilizzando altre risorse di bilancio per il finanziamento delle attività non riconducibili ai Lea (Livelli essenziali assistenza) dell’Arpa, in pratica sono stati individuati appositi finanziamenti diversi dal fondo sanitario per le attività dell’Arpa, che non hanno subito nessun depotenziamento».

Tesei e Agabiti A commentare la sentenza sono anche l’ex presidente Donatella Tesei e l’ex assessora al Bilancio Paola Agabiti, che ricordano come la norma in questione risalga al 1998; il finanziamento delle attività di Arpa attraverso il Fondo sanitario è dunque avvenuto «in un quadro normativo consolidato che non ha mai ricevuto alcuna criticità né contestazione da parte degli organi di controllo fino al 2023. Una prassi che non era stata modificata dalle precedenti amministrazioni». Agabiti e Tesei sottolinano poi che di fronte ai rilievi della Corte dei conti hanno ritirato il rendiconto e istituito un fondo di accantonamento prudenziale di 14,2 milioni di euro. «Contestualmente – proseguono – la nostra giunta ha predisposto e approvato una legge regionale nel 2024 che ha definitivamente corretto l’impostazione originaria, separando in modo chiaro le risorse destinate alla sanità da quelle destinate alle altre funzioni ambientali dell’Arpa».

Pavanelli In una nota la pentastellata Emma Pavanelli parla di «ulteriore, pesantissima bocciatura delle politiche finanziarie e gestionali adottate dalla precedente amministrazione regionale guidata da Donatella Tesei». «Oggi – sostiene Pavanelli – la nuova giunta regionale guidata dalla presidente Proietti sta ricostruendo ciò che la precedente amministrazione ha lasciato in macerie: un bilancio sanitario da risanare, conti pubblici da riallineare e una fiducia dei cittadini da riconquistare.

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