Andrea Ferroni (foto F.Troccoli)

Il capogabinetto della sindaca di Perugia Ferroni, accusato di negazionismo sulle foibe da parte del centrodestra, per le sue affermazioni passate, sui social, risponde a tutti precisando di non avere voluto giustificare quelli che definisce «Orrori».

La cronaca recente racconta di diverse iniziative avviate dalla minoranza in consiglio comunale, ma anche da politici nazionali, come Maurizio Gasparri che di recente hanno chiesto le dimissioni di Andrea Ferroni per i post pubblicati sul proprio profilo social negli anni addietro. «Ferroni – ha scritto Gasparri -, dimostrando di non conoscere la storia e nostalgico della falce e martello, loda Tito con parole inaccettabili, soprattutto per chi affianca il lavoro di un sindaco. La tragedia delle Foibe e l’esodo di migliaia di cittadini da Istria, Fiume e Dalmazia, è da condannare super partes, senza esitazioni o tentativi di revisionismo storico»

In uno dei suoi post datato 10 febbraio 2023 si legge: «‘Onore e gloria ai Partigiani, uomini e donne che si batterono contro il nazifascismo per la nostra libertà. Tra cui le brigate Tito 1 e Tito2».

In un ordine del giorno i consiglieri comunali di Perugia hanno chiesto le sue dimissioni, ricordando come «esaltare i crimini del sanguinario maresciallo comunista Tito che ha trucidato migliaia di italiani e sostenere che le Foibe son un falso creato a tavolino per mistificare la storia, sono affermazioni di una gravità tale che ci meravigliamo che ad oggi Ferroni possa ricoprire un incarico così influente all’interno dell’amministrazione cittadina».

Raffaella Rinaldi, presidente del Comitato 10 Febbraio in occasione della giornata del ricordo delle Foibe ha tenuto a precisare che «il giorno del ricordo, oggetto di commemorazione da parte di tutte le amministrazioni che si sono succedute al governo della città, non ha colori politici al pari delle altre perché non possono esistere morti di serie A e di serie B. Rinaldi ha rivolto un pensiero particolare alla foiba di Basovizza, recentemente oggetto di atti vandalici, per evidenziare come tale monumento sia la rappresentazione più alta delle scempio e dell’odio comunista e slavo verso il popolo italiano. Lì a Basovizza, come in altre foibe, dal 1943 in avanti trovarono la morte tantissimi nostri connazionali che la furia comunista voleva sterminare. La loro unica colpa fu quella di essere italiani, visto che presso le foibe, in modalità atroci, vennero uccisi fascisti, antifascisti, militari, donne e uomini indistintamente». E’ sua la lettera inviata al capogabinetto Ferroni e a cui lui ha risposto.

«Desidero ringraziare – scrive Ferroni – il Comitato 10 Febbraio per la lettera che mi ha rivolto, evidenziando l’importanza di ricordare le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Concordo sull’importanza del ricordo, che è un atto di giustizia verso chi ha sofferto e, come sottolineato, ha diritto ad essere commemorato e ad un riconoscimento. Tuttavia, in merito alle polemiche che mi hanno riguardato in queste settimane, in virtù di un commento pubblicato sui social qualche anno fa, desidero esprimere con chiarezza che quanto da me scritto non intendeva in alcun modo giustificare gli orrori che si sono verificati lungo il confine orientale nelle ondate di violenza che segnarono il 1943 e il 1945, nonché le sparizioni che seguirono alle giornate della Liberazione. È storicamente accertato – continua la nota – che l’affermazione del sistema socialista jugoslavo abbia comportato atti di violenza che hanno provocato morte e sofferenza tra persone innocenti, compreso un numero significativo d’italiani, la maggior parte dei quali costretti all’esodo. L’odio iniettato da vent’anni di occupazione italiana nelle regioni dell’Alto Adriatico, ed esasperato dalla guerra, aprì la strada a uccisioni sommarie. Le atrocità compiute, così come l’esodo forzato di centinaia di migliaia di italiani dalle terre d’Istria, Fiume e Dalmazia, sono episodi dolorosi della nostra storia, che non possiamo non riconoscere nella loro drammaticità e che devono essere trattati con il massimo rispetto e onore per le vittime, come giustamente sottolineato nel Vostro intervento del 10 Febbraio scorso. Mi sento dunque in dovere di ribadire il mio impegno in favore di una memoria unita, in cui la tragedia del confine orientale, nella sua complessità, riaffermi il valore di un ricordo condiviso. Nel commemorare Basovizza, il presidente Mattarella e l’omologo sloveno Borut Pahor resero omaggio, non a caso, con pari dignità, ai caduti italiani delle foibe e ai partigiani jugoslavi fucilati. Le ferite causate dalla Seconda Guerra Mondiale, compresi gli orrori legati agli eccidi delle foibe, richiedono un’attenzione costante e la ricerca di una memoria storica che unisca e non divida. Siamo tutti chiamati a lavorare per far sì che il dolore di quelle vittime non sia mai dimenticato, costituendo la base di una memoria che guarda alla pace e alla riconciliazione. Ciò che ho contribuito a fare con convinzione e in virtù del mio ruolo, in occasione dell’organizzazione delle celebrazioni che si sono svolte a Perugia lo scorso 10 Febbraio».

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