Quasi un giovane su due ha scelto Grillo (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Un voto trasversale, ma prevalentemente di sinistra, giovane e che arriva anche da quelli che avevano scelto negli anni passati l’astensione. E’ questa l’analisi attorno al grande consenso dato anche in Umbria al Movimento 5 Stelle realizzata dall’Agenzia Umbria ricerche e dal dipartimento di Statistica dell’Università di Perugia. Analisi contenuta nello studio dei flussi elettorali presentato mercoledì mattina a Perugia dal presidente dell’Aur Claudio Carnieri e dal professor Bruno Bracalente. Il boom a 5 stelle si inserisce in un quadro dove il 40% degli elettori ha cambiato scelta rispetto al 2008 anche se, nel complesso, nonostante il «terremoto politico» scaturito dalle urne «nulla di nuovo – è scritto nello studio – sembra sia avvenuto quanto a mobilità elettorale tra i due tradizionali blocchi di centrodestra e centrosinistra. I flussi dal primo al secondo non hanno raggiunto i cinquemila voti e sono stati quasi pareggiati da un flusso di analoga entità nella direzione opposta». Nel complesso numeri che se verranno confermati anche nel corso delle prossime tornate amministrative «si andrà nella maggior parte dei casi – commenta Bracalente – alla lotteria dei ballottaggi».

Trasversale ma molto di sinistra Come detto il voto al M5s è trasversale ma è prevalentemente di sinistra alla quale, in special modo al Pd, il movimento di Grillo ha eroso in Umbria decine di migliaia di voti. Di quelli andati nel 2008 alle liste di centrosinistra infatti ben 83 mila sono confluiti verso il M5s che in totale alla Camera ne ha raccolti 143 mila. E di questi 83 mila ben 63 mila, secondo la stima dei flussi (che comunque non vanno presi alla lettera), arriva dal Pd. Insomma, un quarto dell’elettorato democratico del 2008 è «smottato» verso Grillo. «Cannibalizzati» anche il 31% dei voti Idv, il 17% di quelli del Pdl (ben 33 mila preferenze) e il 26% di quelli delle altre forze minori di centrodestra. Oltre 15 mila elettori della fu Sinistra arcobaleno e delle altre forze minori del centrosinistra poi (socialisti, Pcl e così via) hanno scelto il M5s. In sintesi, quasi centomila voti arrivano da Pd e Pdl.

Le scelte dei giovani Un altro dato sul quale i grandi partiti dovranno avviare una profonda riflessione è poi quello relativo al voto giovanile. Quelli tra i 18 e i 25 anni (che possono votare alla Camere) sono 49 mila: novemila non sono andati alle urne ma ben 17 mila hanno scelto Grillo, una quota che insieme non raggiungono né Pd (6.200) né la coppia Pdl-Lega (4.300). In pratica quasi un giovane su 2 (il 42%) ha votato M5s mentre cinque anni fa l’88% scelse una delle coalizioni maggiori. Come accennato in apertura inoltre di quei 30 mila elettori che invece di astenersi, come nel 2008, hanno scelto di votare, ben 16 mila lo hanno fatto per il M5s; solo ottomila per Pd e Sel. Ma che i giovani siano alla caccia di novità lo testimonia anche il risultato in questa fascia d’età di Scelta civica e Fare per fermare il declino, partiti votati complessivamente da 8.100 giovani.

Pd deludente La riflessione dovrà ovviamente avviarla il Pd umbro il cui risultato è giudicato anche dallo studio «deludente». Oltre alla «grave emorragia» verso il M5s, è stata assai scarsa la capacità attrattiva verso quegli elettori che avevano scelto Sinistra arcobaleno, dalla quale arrivano meno di mille voti mentre 5 mila provengono dalle altre forze minori di sinistra (ad esempio i socialisti). Oltre 4 mila invece sono stati ceduti a SeL e altrettanti a Rivoluzione civile, mentre solo 2.300 sono confluiti verso Monti e Giannino. Sempre per rimanere nel campo del centrosinistra è interessante notare come molti elettori Idv siano andati verso il Pd (2.700) e verso SeL (5.200), bocciando radicalmente l’opzione Rivoluzione civile che non sembra non aver goduto dei voti dipietristi.

Pdl e Lega In casa Pdl e Lega, che insieme hanno lasciato per strada in cinque anni 97 mila voti, oltre 33 mila hanno preso la strada del M5s e 30 mila verso Scelta civica e lista Giannino; altri 12 mila sono stati «risucchiati» dai Fratelli d’Italia di Crosetto e Meloni. In questo caso però ha picchiato duro anche l’astensione (22 mila pidiellini e leghisti sono rimasti a casa) mentre il Pd all’astensione ha ceduto poco (7.600 voti). Il voto a Monti e in misura ridotta a Giannino è invece un voto prevalentemente di centrodestra (nella stragrande maggioranza di casi pidiellini), anche se presenta caratteri di trasversalità. L’Udc, secondo le stime di Bracalente, Carnieri e del loro staff, ha ceduto a Monti il 32% dell’elettorato 2008 ma il 13% l’ha «donato» alla causa anche l’Idv. Il risultato disastroso di Udc e Fli poi, omogeneo in tutta Italia, è invece da imputare «a una bassissima capacità di trattenere i voti del 2008».

Le regionali 2010 E mentre il voto disgiunto, ossia una diversa scelta tra Camera e Senato è un’opzione praticata in pochissimi casi, nell’analisi si confrontano anche le regionali 2010 (dove c’è un astensionismo molto più vasto) con le politiche del 2013. Un confronto in realtà non «ortodosso» visto che il raffronto va fatto tra elezioni omogenee ma utile per mettere in evidenza, come spiega Bracalente, alcuni dati. Prima di tutto si nota la forte capacità del M5s di pescare tra astenuti (il 20% del 2010) e tra quelli che tre anni fa votarono solo un candidato presidente (quasi 10 mila voti). Quasi 50 mila invece quelli recuperati da Pdl e Pd, in quantità sostanzialmente identiche. Numeri che se proiettati in avanti fanno pensare ad un’Umbria più contendibile anche per i vari livelli amministrativi.

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