Carfagna e Romizi mercoledì a Perugia (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Stretta fra i due Matteo c’è una Forza Italia che vive il momento più difficile della sua venticinquennale vita. Anche di questo si è parlato mercoledì mattina a Perugia dove è arrivata, per una delle tante iniziative elettorali in programma questi giorni, la vicepresidente della Camera Mara Carfagna. Con lei la coordinatrice Catia Polidori, Laura Buco, la senatrice Fiammetta Modena, il sindaco Andrea Romizi e il candidato forzista Edoardo Gentili. Un partito in crisi di identità, dove in molti non vogliono morire sovranisti e che si trova da una parte Matteo Salvini, ormai vero dominus del centrodestra, e dall’altra la sirena di Matteo Renzi che, dalla Leopolda, ha spalancato porte e finestre a chi volesse lasciare Forza Italia. E il paradosso è che in quel centrodestra che si avvia per la prima volta a conquistare l’Umbria, Fi rappresenterà con tutta probabilità la terza gamba della coalizione, civiche permettendo.

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Centrodestra moderato «Io penso – ha detto Carfagna rispondendo ai giornalisti – che ci sia bisogno di un centrodestra equilibrato, senza una destra egemonica per una questione di valori ed elettorale. Per quanto riguarda i primi, credo in una destra repubblicana, moderna, liberale, europeista e atlantista; quanto al secondo aspetto, se questo tipo di destra conquista il centro rappresenta un ancoraggio liberale che consente anche di governare». Una visione sposata dal sindaco di Perugia: «Io credo molto in quei valori – dice a Umbria24 – e in un centrodestra plurale, fatto di diverse sensibilità e storie. Fra alti e bassi quella è la nostra natura e non dobbiamo perderla. Con la capacità di essere inclusivi potremmo avere la possibilità di intercettare le istanze del paese. Da qui, dal territorio, dai giovani e dai candidati può ripartire la volontà di ricostruire un partito che vive un momento complesso».

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Momento complicato E a testimonianza di quanto sia complicato, basta leggere le dichiarazioni dei forzisti: Sestino Giacomoni, vicepresidente della commissione Finanze alla Camera, sostiene che Berlusconi e Fi in questo ‘nuovo’ centrodestra abbiano un ruolo centrale; una linea su cui si schierano anche Paolo Sisto, Annagrazia Calabria, Franco Marin e altri. L’ex ministro Mariastella Gelmini mette nel mirino quelli che «pontificano in tv» e difende a spada tratta la linea data dal leader eterno, cioè quella tracciata «domenica, in piazza San Giovanni, in cui i tre partiti della coalizione, uniti, hanno detto no al governo delle sinistre, delle tasse, delle manette, delle mance agli italiani. Forza Italia ha preso parte a quella grande manifestazione di piazza perché era la parte giusta dove stare, dov’è il cuore del Paese e degli italiani che ci hanno votato, insieme, in ogni tornata elettorale».

Berlusconi Quanto basta per far saltare sulla sedia Carfagna: «Sono anche io – dice – una convinta sostenitrice del centrodestra unito, ma esaltare oggi quella formula, senza preoccuparsi del calo di consenso di FI, significa usarla come un alibi per non guardare la realtà. Mai nessuno mi convincerà ad accettare la resa di FI e della nostra idea d’Italia in cambio di un seggio garantito quando si voterà». Da parte sua Berlusconi, impegnato anche lui nella campagna elettorale umbra, ha spiegato che a suo avviso Renzi non eserciterà «qualche attrazione sugli elettori di centrodestra. Sarà invece un elemento di fibrillazione in più per una maggioranza, quella delle quattro sinistre, che sta in piedi solo in nome del potere da spartire. Renzi rimarrà sempre un nostro antagonista». «Il centrodestra unito – ha detto ancora – è una grande realtà, lo si è visto sabato scorso a Roma, ma può vincere solo se, accanto alla destra, esiste un forte centro liberale, cattolico e garantista».

L’Umbria Quanto alle regionali, per la vicepresidente della Camera domenica «gli umbri avranno l’occasione di voltare pagina con una coalizione che, dove governa, lo fa in modo efficiente ed efficace. Questo status quo non ha garantito il benessere, i risparmi e i posti di lavoro degli umbri; una regione piegata da 10 anni di crisi e che sta scivolando verso le regioni più depresse del Mezzogiorno. Questo declino va arrestato». Concetto che potrebbe essere applicato anche alla situazione di FI: «Una vittoria qui – sostiene Carfagna – rappresenterebbe un segnale per il governo di cui anche il centrodestra dovrebbe far tesoro. Dicono che basta vincere senza preoccuparsi della percentuale di FI? Non accetto questo ragionamento».

Twitter @DanieleBovi

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