di Daniele Bovi
Discute, nella vicina Villa Umbra di Pila, con il presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Carlo Vizzini e con i vertici del Psi sulla legge elettorale, difende il rigore montiano ma stuzzica il premier sui temi del lavoro e, al rottamatore Renzi, senza nominarlo, promette primarie con «regole di certificazione» e ricambio generazionale. Prima di arrivare al palazzetto dello sport di Ponte San Giovanni per presentare, alle 21, la Carta d’intenti del Pd, il segretario Pier Luigi Bersani si fa intervistare a tutto campo nel pomeriggio alla Festa nazionale dei socialisti a Pila da Bianca Berlinguer insieme al segretario del Psi Riccardo Nencini. Intervista interrotta brevemente dalla contestazione di poche persone (VIDEO – La contestazione) che, bandiera dei Cobas in mano e cantando Bandiera rossa, si sono dichiarati «comunisti» e hanno gridato che Bersani «è un liberista».
VIDEO – Bianca Berlinguer intervista Bersani
Legge elettorale Sulla legge elettorale, mentre Vizzini certifica che «non c’è alcun accordo» e annuncia che martedì si terrà una conferenza dei capigruppo al Senato, Bersani mette i suoi paletti che sono premio di maggioranza del 15%, provincellum, parità di genere e niente gruppi parlamentari «alla Scilipoti». «La proposta del Pd – spiega – è il doppio turno. Ma abbiamo consegnato a Vizzini una ipotesi scritta di compromesso. Non intendiamo più discutere con chi non è neppure in grado di formulare per iscritto una ipotesi di compromesso. Scrivano le loro proposte e poi sia Vizzini a dirigere il traffico. La sera delle elezioni si deve capire chi governa». Di questo, su un tavolo rotondo e un bicchiere di birra in mano, si è discusso a Pila. Ma le speranza che sulla legge venga trovato un accordo che soddisfi tutti sono poche.
Monti Nel corso dell’intervista il segretario Pd si tiene in equilibrio parlando di Monti e del suo governo: se da una parte, infatti, Bersani sostiene che «quello del rigore è un punto di non ritorno», dall’altra dice che «servono più lavoro e più diritti». Critico il numero uno del Pd è parso sulle affermazioni del premier a proposito dello Statuto dei lavoratori: «Tutte le norme si possono aggiustare – dice – ma lo Statuto è un fatto epocale di civilizzazione e cittadinanza, e per la sua realizzazione i socialisti hanno il diritto di mettersi la coccarda». Dall’atro lato però l’ex ministro critica anche l’arma del referendum: «E’ un errore – osserva – affrontare questi temi per via referendaria. E poi nell’anno delle elezioni si sa che non può essere svolto. Comunque questa iniziativa non sarà un fatto dirimente per comporre un’eventuale maggioranza. Tendo dunque a sdrammatizzare – ha concluso Bersani – sulla foto al Palazzaccio di Roma».
Caso Fiat E mentre si discute di legge elettorale e articolo 18, in giro per l’Italia ci sono migliaia di lavoratori preoccupati per il loro futuro. Due casi su tutti: quello della Carbosulcis e della Fiat insieme alla sempre più fantasmatica «Fabbrica Italia». Bersani si augura che il governo convochi Marchionne e definisce «drammatica la scelta di Fiat su Fabbrica Italia. Nessuno vuole il dirigismo – ha detto Bersani – ma se il governo se ne occupasse non sarebbe sbagliato. Se ci fossero veramente stati 20 miliardi per Fabbrica Italia, non si sarebbero cancellati con un comunicato stampa». Mentre alla «vicenda Sulcis – ha detto il leader Pd – si è arrivati perché per anni non si è fatto nulla mentre la crisi era in corso. E’ un caso difficile e drammatico». Nel complesso Bersani vede un Paese ben lontano dall’uscita dalla crisi; «la febbre è alta» e il leader Pd è «preoccupato per un autunno che sarà molto difficile, con tante piccole imprese a rischio».
Renzi e le primarie E con un Matteo Renzi impegnato a battere l’Italia palmo a palmo a bordo dell’ormai noto camper, Bersani sul tema primarie sostiene che saranno fatte con regole certe: «Ognuno si faccia le sue. Noi facciamo le nostre con regole di certificazione che ci daranno anche l’occasione per mettere insieme in modo moderno una enorme “banca dati” dei progressisti italiani». «Sono anche – ha detto ancora – per una campagna elettorale molto sobria. Mobilitiamo tutti insieme le nostre forze e sarà un vantaggio per tutti». Al rottamatore poi concede qualcosa sul piano del rinnovamento. «La ruota girerà finché ci sono io» ha detto Bersani dal palco di Perugia che ha anche ricordato come il prossimo anno ci sarà il congresso del partito: «Nel Pd – dice – c’è tutta una generazione nuova pronta a governare e c’è la necessità che l’anno prossimo si mettano in campo energie nuove. Quelli che hanno maturato già la loro vita politica nel partito potranno prendere il comando. Il passaggio a nuove generazioni secondo qualità e merito è una cosa giusta. Chiedo però anche rispetto per chi ci ha portato fin qui. Mi sembrerebbe curioso che un membro del Pd non avesse rispetto per chi il partito lo ha creato».


