di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi
Non è una porta chiusa in faccia, più semplicemente qualche dubbio sulla forma e sul metodo, che in politica sono sostanza. Il passaggio dell’assessore del Comune di Perugia Monia Ferranti (oltre che del dirigente dei Comunisti italiani Francesco Francescaglia) dal Pdci a Sel fa discutere anche i vendoliani. «Non voglio prendere ora posizione – dice a Umbria24 il segretario regionale di Sel Luigi Bori – perché non ho elementi, devo ancora parlare con loro. Certo che così com’è la situazione ha insospettito qualche compagno». Come accennato, i dubbi di Bori riguardano la modalità con cui Francescaglia e Ferranti sono passati a Sel: «Il nostro sistema di iscrizione è semplice, si va online e ci si iscrive. Credo però, per questioni di correttezza, che quando si tratta di personaggi così in vista un passaggio coi rappresentanti territoriali vada fatto. Il fatto poi – aggiunge – che non si abbia possibilità di ricandidarsi perché (come nel caso di Monia Ferranti, ndr) il Pdci non consente più di due mandati, ha insospettito i compagni dei circoli».
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Problemi «Altre persone in giro per l’Umbria – conclude – hanno fatto questo passo ma magari si sono dimesse dall’incarico che ricoprivano. Io non so se ci siano state rassicurazioni del sindaco sul fatto che per lui un’operazione di questo tipo non comportava problemi». Più di un problema sembra invece esserci per i coordinatori dei due circoli di Sel di Perugia Nord e Perugia Centro: «La militanza del partito – osservano Fabrizio Angelelli e Luciana Carlini – non consentirà che si presti in alcun modo il fianco ad operazioni spregiudicate animate da alcuni personaggi già spesi ampiamente in altri percorsi politici, finalizzate ad un mero riciclaggio in vista delle prossime scadenze elettorali».
Dinamiche trite La nota, dura, prosegue così: «Noi pensiamo – spiegano – che le prospettive di sviluppo di Sel debbano guardare all’ampia platea dei giovani, dei delusi e degli esclusi dalla politica, praticando un’autentica discontinuità con le vecchie e trite dinamiche di palazzo, che riteniamo incompatibili con le finalità e le idee fondanti del nostro movimento. Al fine di evitare che Sel venga strumentalizzato allo scopo di salvaguardare le carriere di alcuni professionisti della politica, ci adopereremo in tutti i modi affinché per il nostro Comune il partito adotti un rigoroso codice etico che preveda la non candidabilità di tali figure, se non successivamente all’esito di un periodo significativo di semplice e pura militanza».
