Sul nuovo Statuto del Comune di Terni il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia si “spacca”. Roberto Pastura, capogruppo, ed Elena Proietti Trotti dopo la votazione di lunedì a Palazzo Spada hanno mandato una nota scagliandosi contro il collega Marco Celestino Cecconi additandolo di «egocentrismo fine a se stesso». Così, dopo l’addio nel 2024 di Cinzia Fabrizi e Orlando Masselli, sembra traballare anche l’intesa tra gli ultimi tre meloniani rimasti nel gruppo del Comune.
La nota di Pastura e Proietti Trotti «Con questa nota intendo fare chiarezza sulla posizione del gruppo Fdi che, pur avendo votato compattamente a favore dopo mesi di lavoro in Commissione, ha registrato il voto contrario del collega Cecconi. Ritengo doveroso precisare i profili tecnici e politici che rendono le contestazioni sollevate dal collega del tutto infondate, a tutela della verità dei fatti e del lavoro svolto con serietà dall’intera Commissione», inizia così il comunicato di Roberto Pastura firmato anche da Elena Proietti Trotti. «Dopo mesi di intenso e proficuo lavoro, il gruppo di Fratelli d’Italia ha espresso voto favorevole al nuovo Statuto Comunale. Tuttavia, il collega Cecconi ha scelto di differenziarsi autonomamente, votando contro la linea del partito – continua la nota -. Se una ‘vecchia politica’ avrebbe forse preferito nascondere la polvere sotto il tappeto del silenzio, per come è la mia persona e per come intendo il ruolo di Capogruppo mi impone oggi una chiarezza frontale, per quanto scomoda. Il collega ha inteso ergersi a unico ‘paladino’ dello Statuto e delle regole, vantando una sorta di stella al merito che, sia chiaro, non esclude affatto l’impegno e la sensibilità di tutti gli altri consiglieri. Ma la politica vera, quella che facciamo per il bene di Terni, si misura sui contenuti e sulle proposte e non sulla conservazione di schemi ormai superati. Cecconi ha voluto marcare una differenza di vedute a tutti i costi, ma il risultato è l’egocentrismo fine a se stesso. La Commissione speciale ha lavorato per mesi giungendo a un’unanimità che oggi si tenta di rinnegare per ragioni che appaiono più personali che istituzionali. La sensazione è che l’ambizione punti ormai alla polemica a prescindere, basata su presupposti tecnicamente infondati. Probabilmente, la mancata partecipazione ai lavori della Commissione è la causa delle tante inesattezze diffuse».
Lo Statuto «Sostenere che l’introduzione dei “motivi di riservatezza” limiti la trasparenza è un errore giuridico macroscopico. Non stiamo decidendo noi di chiudere i cassetti: è il GDPR (il regolamento europeo sulla privacy) che ci impone di bilanciare il diritto di accesso con la protezione dei dati sensibili dei cittadini – riprendono Pastura e Proietti Trotti -. Non è discrezionalità, è legalità. Adeguare lo Statuto significa proteggere il Comune (e le tasche dei ternani) da ricorsi e sanzioni inevitabili se restassimo ancorati alle norme del 2001. Il collega Cecconi afferma che eliminare l’articolo sulla comunicazione sia un arretramento. Ma lo Statuto non è un’enciclopedia perché deve contenere i principi cardine. Togliere un doppione normativo non significa oscurare il Comune, ma snellire la Carta fondamentale da ciò che è già garantito da leggi superiori. Si contesta la “vaghezza” nel rapporto con le associazioni. In realtà, proprio noi che veniamo da una cultura di destra e cattolica dovremmo esultare per il richiamo alla “attitudine e capacità operativa”. Significa dire basta all’assistenzialismo a pioggia e premiare chi ha merito e competenze. La discrezionalità che si teme si combatte con bandi trasparenti, non blindando procedure novecentesche in uno Statuto che deve durare vent’anni. Cecconi definisce il voto ponderato una “mostruosità”. Eppure, si dovrebbe sapere che è l’unico modo per rispettare la proporzionalità prevista dal TUEL. Senza di esso, un consigliere che rappresenta lo 0,5% della città avrebbe lo stesso peso di chi rappresenta il 20%. Questa è la vera mostruosità democratica. E sul numero legale a 16 fissato in seconda convocazione, ricordo che con questo Statuto siamo più rigorosi di tante altre città che lo fissano ad un terzo del numero dei consiglieri ( a Terni sarebbero 11)».
La stoccata «Il collega si scandalizza per la definizione di “Capo dell’Amministrazione”, definendola accentratrice. Ma è la stessa terminologia utilizzata dal Testo Unico (TUEL). Chi vince le elezioni ha la responsabilità di guidare la macchina. La critica sembra figlia di una visione parlamentaristica e frammentata che la destra ha sempre combattuto a favore della decisione e della responsabilità chiara davanti agli elettori. In conclusione, l’opposizione si fa per la città, non per un trafiletto sui giornali. Con l’azione in contrasto con il resto del gruppo prima, e di diffusione mediante nota stampa dopo, si è cercata una battaglia di principio su basi tecniche fragili, finendo per difendere uno Statuto del 2001 che parlava di un mondo che non esiste più. Il gruppo di Fdi ha scelto di guardare avanti; qualcun altro, purtroppo, ha preferito, non essendosi potuto sedere in prima fila, fare polemica».
Cecconelli e la coesione La posizione di Pastura e Proietti Trotti è condivisa anche dal coordinamento comunale Fdi: «Compito ed obiettivo del coordinamento è stato e sempre sarà quello di trovare una posizione unitaria che rispecchi le legittime personali visioni di ogni rappresentante o semplice iscritto del partito – scrive il coordinatore Maurizio Cecconelli -. Ma proprio perché si tratta di una comunità che ascolta e tiene in opportuna considerazione ogni visione, il rispetto per quella comunità impone di dover accettare le decisioni del gruppo. Quando invece l’interesse del singolo travalica quello della maggioranza e mostra atteggiamenti autoreferenziali, volti più ad una esposizione personale che ad un approccio costruttivo, la comunità tutta deve prendere posizioni nette a propria difesa. La forza di un gruppo e di un partito si mostra nella capacità, come ha detto il capogruppo Pastura, di non nascondere la polvere sotto il tappeto, ma di esporsi difendendo con decisione la propria coesione, che non può essere intaccata da singole isolate individualità. Il partito locale si sta con successo adoperando per unire ed aggregare e questo successo può essere garantito solamente da unione di intenti e capacità di costruire e lavorare in gruppo, non facendosi ostacolare da chi il lavoro di squadra non si sente o non è in grado di farlo. Solo così una comunità e un partito possono crescere».
