La discussione sul futuro delle farmacie comunali era nell’elenco dei punti all’ordine del giorno dell’ultimo consiglio, quello durato ore ed ore perché riguardante la delicata approvazione del bilancio. In apertura di seduta, il sindaco chiese in quell’occasione di rinviare il voto a settembre e così fu deciso dall’aula. Oggi il consigliere di Fratelli d’Italia – Alleanza nazionale, Marco Celestino Cecconi, parla di ‘scelta farisaica’ del primo cittadino.
Perché Scegliere di rinviare la discussione e il voto sulle farmacie a settembre, – secondo Cecconi – ha almeno un paio di ragioni: «La prima – scrive il consigliere – ha che fare con la necessità obbligata di non spaccare la propria maggioranza e perdere magari qualche pezzo per strada, prima di aver portato a casa il risultato di un bilancio-2015 costruito su entrate veramente fittizie e pareggi del tutto virtuali. La seconda ragione – prosegue – ha a che fare con l’alea permanente che incombe sul futuro dell’Azienda speciale Farmacie Municipali».
Le domande di Cecconi Secondo l’esponente di Fdi, insomma, la giunta non ha la benché minima idea politico-strategica rispetto all’argomento: «Trasformare l’azienda in SpA, per poi venderne il 40% ad un privato? Trasformare l’Azienda in una SpA con l’obiettivo, però, di continuare a detenerne il 100% da parte del Comune e, tentare, piuttosto, di disfarsi contemporaneamente di alcune di queste farmacie comunali, magari quelle che sono in perdita? Darle in affitto? Cederle in concessione?»
Farmacie comunali «La giunta – accusa il consigliere – continua a scegliere di non scegliere. I documenti portati in consiglio giovedì scorso erano l’apoteosi del tutto e del suo contrario, ovvero del nulla. Il piano di sviluppo dell’Azienda (parte integrante della delibera poi rinviata) è articolato in un’ ‘ipotesi A’ (tutto pubblico) e un’ ‘ipotesi B’ (ingresso dei privati), con una serie di subordinate che coprono l’intero alfabeto. Un piano di sviluppo in cui il cosiddetto futuro delle farmacie comunali (diversificare il prodotto, ampliare i servizi complementari) corrisponde a strategie di mercato semplici semplici che le farmacie private già attuano con successo da sempre».
Le criticità Cecconi nel suo attacco all’amministrazione comunale mette in evidenza quali, secondo lui, sono i nei dell’attuale gestione delle farmacie: «scelte di magazzino e degli acquisti anti-economiche, dotazione di personale in esubero, canoni di locazione iper-onerosi. Insomma, spesa improduttiva, lievitazione degli organici e via discorrendo…: tutti i mali tipici del pubblico».
Sospetto e presa di posizione «L’unica ipotesi realistica – scrive preoccupato Cecconi – è che si voglia chiedere al consiglio comunale di firmare una cambiale in bianco, da riempire in seguito con contenuti di comodo. Noi non siamo in alcun modo contrari ad una ipotesi di ingresso dei privati nella proprietà e nella gestione delle attuali farmacie comunali, anzi: noi apparteniamo ad una scuola di pensiero fermamente convinta che fare i farmacisti, nell’anno domini 2015, sia un mestiere che spetta, appunto, ai farmacisti e solo ai farmacisti e non più, certamente, ad un Comune. E proprio perché crediamo in una privatizzazione vera e totale non potremo mai essere complici di una scelta così pilatesca oggi, per consentire domani a questa amministrazione di svendere, smembrare, giocare a risiko con le farmacie comunali a proprio piacimento».
