
di D.B.
Come preventivabile, il dibattito in Consiglio regionale che è seguito alle dichiarazioni della presidente Catiuscia Marini sul caso Enac ha regalato pochi sussulti e un esito scontato. Cinque le risoluzioni presentate dopo oltre un’ora di interruzione dei lavori: una del centrosinistra, una del Pdl, una della Lega, una di Fli, e una dell’Udc. Ad essere approvata alla fine sarà, con 19 voti a favore e 11 contrari, quella del centrosinistra che approva le comunicazioni della presidente manifestando fiducia e invitando il capo dell’esecutivo a continuare «con immutato impegno e serenità, l’azione di governo per rispondere alle importanti ed urgenti questioni che interessano la collettività regionale».
Il centrosinistra si stringe intorno alla presidente Durante il dibattito seppur con diverse sfumature tutto il centrosinistra si è stretto intorno alla presidente. Dall’Idv che con Oliviero Dottorini chiede che il Pd «non nasconda la polvere sotto il tappeto» lasciandosi andare a «soluzioni auto-assolutorie», e Brutti che mostra «alcune perplessità sull’intervento della presidente», fino al Pd che con Bottini parla di «speculazioni politiche» e con Locchi di una presidente «vittima di una vera e propria operazione mediatica». «La vicenda dalla quale è scaturito questo dibattito – ha spiegato il riformatore Damiano Stufara – è poco chiara, legata a tentativi di delegittimazione e a personaggi oscuri che si agitano all’interno della nostra regione. Il signor Paganelli non è un personaggio ignoto a questa regione. Due anni fa, nella città di Terni, attraverso la sua società ha costruito un accordo con Casa pound, un’organizzazione neo fascista che fa dell’odio razziale la sua ragione d’essere».

Il centrodestra all’attacco Una dichiarazione che ha fatto innervosire il pidiellino Andrea Lignani Marchesani, che nel suo intervento ha spiegato di aver sentito «insultare una associazione politica di cui ho ricevuto il consenso politico. La presidente ha fatto bene a venire in Aula ma avrebbe fatto ancora meglio a seguire un basso profilo invece di attaccare. Utilizzare i social network e la rete come dimostrazione della correttezza propria condotta è abbastanza inopportuna: facile è manipolare internet ed oggi in quest’Aula non vedo alcun sostenitore della presidente». Per il resto, centrodestra compatto con Rocco Valentino che ha sostenuto come «la questione morale esiste: in Umbria c’è un sistema che parte dalla cooperative e si allarga. Un sistema che non c’entra con Paganelli e Casa Pound. La magistratura deve fare il suo corso nel più breve tempo possibile senza lasciare le persone nel limbo per anni».
Modena: 20 anni di mancate promesse Il portavoce dell’opposizione Fiammetta Modena ha invece spiegato di «non aver mai chiesto le dimissioni della presidente. In Umbria c’è un sistema che parte dalla cooperative e si allarga. Un sistema che non c’entra con Paganelli e Casa Pound. La magistratura deve fare il suo corso nel più breve tempo possibile senza lasciare le persone nel limbo per anni». L’analisi della Modena non si discosa da quella fatta lunedì nel corso di una conferenza stampa: «Negli ultimi 20 anni ci siamo sorbiti le promesse di riforme e di rinnovamento – spiega la Modena – mentre oggi ci troviamo al punto di partenza, a dimostrazione del fatto che la questione di fondo è morale, politica e dimostra il fallimento di 20 anni di impostazione vetrina nei confronti degli umbri».
Zaffini e l’Udc si smarcano Da parte sua invece il finiano Franco Zaffini «assolve» la presidente: «In tutte le cose che si leggono sui giornali – ha detto – non vedo politica. La verità non so qual è: credo la Marini estranea alla vicenda. Il vero dato politico è che, se la presidente della giunta sui giornali si dice pronta a lasciare ad altri il proprio incarico se ricevesse un avviso di garanzia, è corretto che l’assemblea impegni la stessa presidente a dare conseguenza a quello che dice, nel caso da lei stessa evocato». «Quest’aula – ha detto invece l’Udc con Sandra Monacelli, sulla cui risoluzione si è astenuto il Pd mentre Idv e Prc hanno votato no con Pdl e Lega – dovrebbe impegnare il proprio tempo per ragionare su altri problemi». Detto «no ai linciaggi mediatici ed al giustizialismo e al garantismo a corrente alternata», la Monacelli ha chiesto una «riflessione per riportare il consiglio regionale al proprio ruolo politico», perché «non può diventare un’aula di tribunale».

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