Massimo D'Alema

di Ivano Porfiri

In sintonia sull’economia, Massimo D’Alema e Renato Schifani. I due big del Pd e del Nuovo centrodestra si sono sfiorati in due iniziative politiche a poco più di una settimana dalle elezioni. L’ex presidente del Consiglio ha parlato al popolo del Pd alla Sala dei Notari, mentre l’ex presidente del Senato ha incontrato i giornalisti al Caffè di Perugia, prima di recarsi all’hotel Giò dove lo attendevano i militanti.

D’Alema: «Italia può farcela» Al centro delle domande ai due l’economia e i dati sul Pil in calo. «La situazione economica rimane una situazione molto difficile nel nostro paese – ha detto D’Alema -, questa non è una novità io credo però che l’Italia è in condizione di invertire la rotta. Naturalmente – ha aggiunto – occorre avere stabilità politica perché se il paese precipita nella confusione allora credo che non c’è speranza, bisogna continuare con determinazione sulla via delle riforme, occorre fare ciò che il governo ha cominciato a fare oggi, cioè mettere gli italiani nelle condizioni di consumare di più, redistribuendo la ricchezza, migliorando i salari, le pensioni, le retribuzioni soprattutto delle persone che hanno di meno. Queste – erp D’Alema – sono le condizioni perché l’economia possa riprendersi, non è un problema di ottimismo o di pessimismo, il problema è di proseguire lungo una strada che il governo ha intrapreso, che è quella che può portarci alla ripresa economica».

Intervista a D’Alema: «L’Europa va cambiata»

Schifani: «Pil salirà» Il calo del Pil, invece, non è una sorpresa per Schifani. «Ho preso atto – ha commentato – e mi risulta che questo dato è in sintonia con le previsioni che già davano per il primo trimestre una ripresa difficile quindi per gli addetti ai lavori non è una notizia imprevista, d’altronde l’inizio dell’anno di solito è sempre un po’ complesso per l’inizio delle attività economiche e penso che le misure relative al recente decreto del lavoro e, nello stesso tempo, anche l’avvio della politica riformista del nuovo governo Renzi daranno i propri frutti nel prosieguo di questi mesi. Non dimentichiamo – ha aggiunto – che il governo Renzi si è insediato soltanto da pochissimi mesi quindi è ovvio che la spinta fortemente riformistica di questo governo grazie anche alla presenza del Nuovo centrodestra ha bisogno di un minimo di tempo per per potersi concretizzare e quindi sono certo che nel secondo trimestre ne troveremo le conseguenze».

Europa da cambiare I due big hanno toccato anche altri argomento. D’Alema ha parlato della necessità di una «Europa più democratica. Gli italiani sono critici, così come anche altri europei, perché l’Europa non è apparsa in grado di dare una risposta forte, convincente alla crisi, né soprattutto di mettere al centro del suo impegno la ripresa economica, l’occupazione, come avrebbe dovuto, quindi è una critica giusta. Infatti noi siamo in campo per cambiare, cambiare le politiche europee per un’Europa più democratica: l’Europa dipende da chi la governa, non è un’entità astratta. In questi anni hanno avuto la prevalenza le forze conservatrici che hanno imposto un’idea di sola austerità e questa politica non funziona».

«Rai da privatizzare» Rispondendo poi a una domanda sulla Rai, alla luce delle recenti dichiarazioni di Renzi, «la mia opinione quando ero presidente del Consiglio – ha detto D’Alema – è che la Rai andasse, in parte, privatizzata. Penso che Renzi abbia posto un problema ovvio cioè di razionalizzare le spese, ridurre gli sprechi». Su un’eventuale chiusura delle sedi regionali, secondo D’Alema «chi amministra la Rai farà le scelte che riterrà opportune, io non ho un piano di razionalizzazione. Siccome la Rai vive del denaro pubblico dei cittadini italiani – ha aggiunto – non è una società che vive sul mercato, è giusto che faccia un uso razionale di questo denaro e che cerchi di razionalizzare le sue spese e di ridurre gli sprechi».

Non complotto ma quasi Schifani ha invece risposto a una domanda sul presunto complotto che portò alla caduta del governo Berlusconi. «Io non parlerei di complotto – ha affermato -, parlerei probabilmente di un atteggiamento molto preoccupato da parte di certi ambienti europei perché la crisi italiana potesse trascinare anche altri paesi deboli come la Spagna e la Grecia. Un fatto è certo e questo io l’ho vissuto e ne ho preso contezza – ha aggiunto Schifani -: che, comunque, lo spread è aumentato anche perché in un certo momento alcune grosse banche estere, non voglio citare i nomi, hanno proceduto alla dismissione di ingenti quantità di titoli di Stato italiani determinando ovviamente l’aumento del tasso d’interesse per una eventuale loro ricollocazione. Questo – secondo Schifani – ha determinato naturalmente l’aumento dello spread sul quale si è poi imbastita tutta la crisi che ha dato luogo anche alla debolezza del quadro economico italiano, quantomeno il sospetto che l’Italia potesse essere soggetto inquinante dell’economia degli altri paesi».

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