di Daniele Bovi
Un vero e proprio effetto Romizi e un aumento delle preferenze nonostante un forte calo degli elettori. Sono questi alcuni degli elementi più interessanti che emergono dall’analisi dell’indice di preferenza realizzata da Umbria24.
L’ANALISI DEI FLUSSI ELETTORALI
Cos’è L’indice è uno strumento analitico che rappresenta il rapporto tra le preferenze espresse e quelle potenzialmente esprimibili (cioè il doppio dei voti ottenuti dalla lista, dato che gli elettori secondo la legge elettorale umbra possono attribuirne al massimo due purché di genere diverso). Il risultato va da zero a uno, cioè dal minimo al massimo possibile. Numeri interessanti perché permettono di capire quanti sono, in media, gli elettori che non si limitano a barrare il simbolo della lista ma indicano anche una preferenza; una sorta di rivelatore di quanta parte del risultato di un partito o di una civica – al di là del dato assoluto – sia da attribuire alla “forza” dei candidati.
Regionali e comunali Spesso analizzando le preferenze date ai candidati ci si sofferma su coloro che sono stati in grado di ottenerne di più, il che rappresenta un punto di vista parziale perché non fa capire la reale “forza” della squadra nel suo complesso, la capacità di drenare consenso tra i cittadini, il grado di “dipendenza” del partito o della lista civica dai candidati e così via. Ovviamente rispetto alle comunali – regolate da un meccanismo elettorale diverso – l’impatto delle liste è minore: per tutta l’Umbria i candidati erano 457, quasi 130 in meno rispetto alle comunali della sola Perugia.
PERUGIA, A TESEI MANCANO 10MILA VOTI DI SCOCCIA
Più preferenze Nel complesso gli elettori umbri hanno espresso, tenendo conto solo delle coalizioni di Stefania Proietti e Donatella Tesei, 225.247 preferenze, cioè il 36 per cento di quelle potenziali. Cinque anni fa invece, quando però alle urne andarono 88 mila elettori in più, le preferenze espresse per una delle liste a sostegno di Tesei o di Vincenzo Bianconi (10 in tutto, 5 a testa) furono di meno: 207 mila, un quarto di quelle potenzialmente esprimibili. Numeri che testimoniano ulteriormente come un bel pezzo di elettorato d’opinione (soprattutto di destra come spiegano i flussi, ma nono solo) che tendenzialmente mette la croce solo sul simbolo, sia rimasto a casa.
Partiti Che cos’è successo invece domenica e lunedì? In generale . Valori molto alti indicano in certi casi un notevole grado di dipendenza dai singoli, il che non è un segnale positivo per i partiti. L’analisi va divisa tra quelli che schierano i simboli nazionali e le civiche, il cui consenso per loro natura dipende in modo più forte dai candidati. Grazie alla performance di Andrea Romizi (recordman di preferenze con oltre 10.300, quasi il 40 per cento del totale di quelle date ai candidati di FI), il partito è in vetta con un indice di 0,43 (0,31 nel 2019); un risultato centrato anche grazie al travaso di voti garantito da FdI. FI che era in vetta alla classifica anche alle comunali di Perugia (0,48). Avs si piazza seconda con 0,38 mentre FdI e Pd sono appaiati a quota 0,34; per i dem si tratta di un dato più alto rispetto a quello del 2019 (0,26) mentre per i meloniani è una conferma. Più lontani Lega (0,31) e M5S (0,29), storicamente debole su questo fronte.
LA MAPPA: I RISULTATI IN TUTTI I COMUNI
IL CONTRAPPASSO DELLA DESTRA UMBRA
Civiche E le civiche? Il record è dei Civici umbri con 0,58, seguiti da Umbria futura (0,44) e Umbria per la sanità pubblica (0,43); tutte liste che però non sono riuscite e eleggere, complice anche il meccanismo dell’Umbricellum. Le due liste collegate più direttamente a Tesei e Proietti invece sono sostanzialmente appaiate a 0,3, segno che sono riuscite a intercettare un voto di opinione maggiore rispetto alle altre.
