Franco Tomassoni con Catiuscia Marini

di Daniele Bovi

Non c’è solo il dimezzamento delle Asl nel documento politico illustrato al resto della giunta dall’assessore alla Sanità, Franco Tomassoni, nel corso della seduta di lunedì pomeriggio. Tomassoni all’inizio della riunione ha presentato ai colleghi un dossier articolato e complesso, poi approvato, al quale farà seguito un’ampia fase di partecipazione con tutte le categorie sociali interessate. Fatta salva quest’ultima però si può dire che l’operazione che porta al dimezzamento (da quattro a due) delle aziende sanitarie umbre è partita.

Due aziende ospedaliere  e due Asl Al centro del documento politico non c’è solo l’accorpamento dell’Asl 1 con la 2 e della 3 con la 4, ma tutta una serie di punti che ridisegnano l’architettura generale della sanità umbra. Le aziende ospedaliere rimangono due (a Perugia e a Terni), ma il loro grado di integrazione dovrà essere ben più profondo di quello attuale anche secondo quanto previsto dal recente accordo siglato con l’Università di Perugia. Niente azienda unica quindi, come alcuni dalle parti del capoluogo sembravano preferire, ma due realtà altamente integrate. Il che se da una parte rappresenta una mossa per evitare il disseppellimento dell’ascia di guerra da parte di Terni, pone una serie di problemi per quanto riguarda quali e quanti accorpamenti fare.

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I risparmi Affinati i conti insieme al direttore regionale Emilio Duca, a regime il dimezzamento delle Asl dovrebbe portare ad un risparmio stimato intorno ai 25 milioni, mentre lo scopo di una maggiore integrazione tra le due aziende ospedaliere sarà quello di eliminare doppioni e sprechi cercando di superare le resistenze.

Centrale unica degli acquisti Altre risorse arriveranno dai risparmi che produrrà la centrale unica degli acquisti e la lotta alla mobilità passiva e alle liste d’attesa troppo lunghe. Su quest’ultimo punto è prevista un’ampia ricognizione per comprendere bene il fenomeno e l’elencazione di una serie di obiettivi da raggiungere per portare, anche qui, al risparmio di quelle ingenti risorse che ogni anno il sistema sanitario regionale spende per i cittadini che vanno fuori regione a curarsi.

118 Altro capitolo che qualifica il documento politico è quello che riguarda l’istituzione della centrale operativa unica del 118. Attualmente le chiamate arrivano a Perugia, Terni e Foligno che poi, dopo aver valutato le  diverse situazioni, smistano i pazienti sul territorio. Con l’introduzione della centrale operativa unica invece, secondo alcune ipotesi, sarà questa ad attivare le varie realtà territoriali una volta presa la chiamata.

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