Marini durante l'intervista

di Daniele Bovi

«Io non sono un presidente sotto ricatto». Questo uno dei passaggi più forti della videointervista che la presidente della Regione Catiuscia Marini ha concesso all’agenzia Ansa e a Umbria24 sulle dimissioni di Luca Barberini da assessore alla sanità. Una presidente che affronta molti dei temi al centro delle polemiche, dalla nomina a direttore regionale dell’area sanità di Walter Orlandi allo scontro con Gianpiero Bocci fino alla ricostruzione delle ore che hanno portato alla rottura. Nell’intervista Marini spiega che l’ex assessore «non ha voluto accettare il terreno di confronto sul merito offerto nella sua collegialità nella giunta. Ho riconvocato giunte – ha detto – di sera, di notte e il mattino seguente. Mi dispiace in particolar modo il fatto che Barberini, pur ammettendo che le persone proposte fossero di qualità, abbia considerato tali proposte non accettabili nel loro complesso perché quell’area politica non era d’accordo». La presidente perciò rivendica «l’autonomia della giunta e la collegialità: Barberini non ha voluto concorrere alla definizione del quadro, si è isolato rivendicando una posizione autonoma e distinta dalla giunta».

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Non sono ricattabile «Noi – aggiunge la presidente – rispondiamo ai cittadini e per fare nomine servono meriti e competenze, non fedeltà politiche. Ricordo poi che gli umbri hanno eletto un presidente in modo diretto per decidere, un presidente che non sia ricattabile da nessuno. Se fossi ricattabile sul piano politico e tecnico dovrei lasciare la mia funzione perché non farei gli interessi degli umbri. Io non sono sotto ricatto e se avvertissi che per continuare a fare il presidente dovrei subire ricatti, sarebbe meglio che me ne andassi». Quanto al percorso che ha portato alle nomine, Marini ricorda che si tratta «di un percorso molto lungo: i 108 curriculum sono arrivati a novembre, mi dicono che sono secchiona e infatti li ho letti tutti e ho chiesto anche opinioni ai miei colleghi presidenti di regione. Sarebbe grave che l’assessore non li abbia studiati». Quanto ai tempi, Marini sottolinea che «il 28 gennaio ho incontrato l’assessore, convenendo con lui che il 15 sarebbe stato congruo arrivare alle nomine per due motivi, ovvero per la scadenza del mandato dei direttori della giunta e perché, parlando di quelli delle aziende ospedaliere, all’Università che deve avallarle va data almeno una settimana di tempo. Il 15 era una data limite».

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Perplessa Nel corso dell’intervista Marini si dice anche «perplessa per l’insistenza non sui nominativi o sui curriculum ma sulla volontà di occupare una determinata Asl, la 1. Quali sono le motivazioni sanitarie? L’insistenza a connettere luoghi e nomi mi ha lasciata perplessa perché non nasceva da motivazioni sanitarie». Per quanto riguarda il futuro la presidente non teme per la tenuta della legislatura: «Io – risponde – sono serena, non mi sarei accettata se avessi subito un ricatto politico grave e profondo. Tutti hanno la responsabilità di ricomporre il quadro, ma in queste ore abbiamo visto una pagina politica da anni ’80. Ecco, io ho spazzato via quella politica che non è certo cambiamento e rinnovamento. E anche la proposta di azzeramento delle nomine per riaprire un confronto è da vecchia politica». Da ultimo il caso Orlandi, attaccato duramente da Barberini: «Mi amareggia la vicenda – dice Marini – anche perché a proporlo è stato proprio Barberini, un qualcosa poi condiviso dalla giunta. Quanto al cane da guardia, nel corso degli anni ho dimostrato di non aver bisogno di nessuno per controllare cosa si sta facendo sulle politiche sanitarie. Mi si passi almeno una battuta: se avessi concesso due chihuahua non ci sarebbe stato il problema del cane da guardia».

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Lo scontro Quel che è certo è che all’esterno lo scontro di potere viene percepito come l’ennesima battaglia tra i due leader del Pd umbro, ovvero Marini e Bocci: «Io – dice sul punto la presidente – non ho mai organizzato aree o correnti autonome, ho sempre condiviso pubblicamente le mie posizioni. Di sicuro questa organizzazione per gruppi produce danni al partito ed è, questa sì, vecchia politica. Tra l’altro io non ho una sede autonoma: quando devo confrontarmi con il partito vado in piazza della Repubblica, Catiuscia Marini non ha una sede sua». Nel giro di pochi minuti arriva la replica dei consiglieri regionali bocciani, firmata da Eros Brega, Luca Barberini, Marco Vinicio Guasticchi, Donatella Porzi e Andrea Smacchi: «Speriamo – scrivono – che non corrispondano al vero le affermazioni della presidente Marini diffuse dai giornali online in cui si fa riferimento a ipotetici ricatti politici posti in essere dall’assessore Barberini nei suoi confronti. Se le dichiarazioni della Presidente fossero vere sarebbero particolarmente gravi in quanto strumentali e soprattutto prive di ogni fondamento. Crediamo importante riportare il confronto sui temi e non su attacchi personali che sono estranei alla nostra cultura, sono propri di un modo di fare politica che non ci appartiene e che disconosciamo».

Twitter @DanieleBovi

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