di D.B.
Molti avevano già deciso da un pezzo, altri erano sulla soglia, altri ci hanno riflettuto a lungo. Tutti però hanno scelto il giorno dopo la fine dei congressi di circolo del Pd, che hanno visto vincere Renzi largamente anche in Umbria, per ufficializzare l’addio al partito e iniziare ufficialmente l’avventura dentro Articolo 1-Mdp. Lo strappo definitivo è sancito da una lettera, firmata in tutto da 45 persone, inviata al segretario regionale Giacomo Leonelli e a quello della provincia di Perugia Dante Andrea Rossi. Nella lista compaiono i nomi del consigliere regionale Attilio Solinas, dell’ex sindaco di Perugia Renato Locchi, dell’ex segretario regionale Lamberto Bottini, di Valerio Marinelli, Piero Mignini, Adolfo Orsini, Michele Sarli, Alba Cavicchi, Juri Cerasini, Ornella Bellini e altri ancora.
I RISULTATI DEI 220 CIRCOLI UMBRI
I motivi A Leonelli e Rossi i 46 spiegano come le speranze suscitate dieci anni fa dal Pd, in special modo quella di «spostare l’asse delle scelte economiche, sociali e politiche in difesa delle fasce meno tutelate della società», siano andate deluse e questo è successo «soprattutto per alcune scelte fatte dal Governo Renzi». In particolare vengono messi nel mirino provvedimenti come il Jobs act, la Buona scuola e ovviamente la riforma costituzionale, «sbagliata nel merito e nel metodo», bocciata il 4 dicembre scorso. Provvedimenti che non hanno fatto fare passi in avanti al paese e sui quali secondo i 45 non c’è stata una vera e seria discussione, dato che «le riunioni della Direzione nazionale sono state solo occasioni di ratifica di quanto proposto dal segretario del partito e, contemporaneamente, capo del governo».
La lettera «Il risultato del referendum – aggiungono – ha sancito il divorzio tra il Pd e componenti significative di quello che avrebbe dovuto essere il suo insediamento sociale e la scarsissima capacità attrattiva del Pd stesso, tra le nuove generazioni. La nostra scelta, dunque, prende le mosse dalla volontà e dalla speranza di riuscire a recuperare una parte di quei nostri elettori, che ci hanno abbandonato estraniandosi o cercando altri approdi,e ad intercettare quei tanti giovani che hanno, compattamente, votato NO al referendum. Un’operazione tutt’altro che facile, ma che intendiamo avviare con il necessario entusiasmo per dare vita ad una nuova formazione che sappia mettere al centro i valori di una sinistra capace di interpretare le complessità dell’oggi e ne persegua il superamento». Di seguito pubblichiamo il testo della lettera.
Cari Segretari,
dieci anni fa abbiamo deciso di mettere insieme le nostre diverse esperienze per dare vita al Partito democratico con l’obiettivo di governare il paese e spostare, da quella postazione, l’asse delle scelte economiche, sociali e politiche in difesa delle fasce meno tutelate della società e per ridurre gli squilibri territoriali e le distanze tra ricchezza e povertà. Aver avuto quest’occasione, nel pieno di una crisi devastante e in un paese con un indebitamento tra i più alti al mondo, non ha certo facilitato il compito, ma in molti di noi c’era, comunque, la speranza di riuscire ad avviare un reale cambiamento nel paese. Quelle speranze, purtroppo però, sono venute presto meno, soprattutto per alcune scelte fatte dal Governo Renzi che, a nostro avviso, hanno contribuito a scavare una profonda frattura tra il Partito democratico e milioni di donne e uomini che ci avevano, fino a quel momento, sempre guardato con entusiasmo. Ci riferiamo a riforme quali ad esempio la “buona scuola”, il “jobs act”, la riforma costituzionale e quella elettorale, per citarne solo alcune. A molte persone è sembrato che il Governo guardasse “altrove”, in altre direzioni e, così, si sono estraniate dal PD o cercato nuovi approdi. Inoltre, quelle scelte hanno, lentamente, anche lacerato i rapporti all’interno del partito: una lacerazione accentuata dall’insofferenza del Segretario Renzi e dei suoi più vicini sostenitori verso chi non condivideva quelle scelte e provava a dirlo.
Si può obiettare che quelle scelte erano state decise nelle sedi preposte da una maggioranza larga; ma non si può negare che il partito non ha mai avuto la possibilità di discuterne seriamente al suo interno. Tutti sappiamo che le riunioni della Direzione Nazionale sono state solo occasioni di ratifica di quanto proposto dal Segretario del partito e, contemporaneamente, capo del Governo. Certo, teoricamente erano tutti liberi di approvare o respingere i vari provvedimenti, ma sappiamo anche come al conformismo, indotto da un capo che mal tollera le critiche e il dissenso, si siano aggiunti i voti di fiducia che hanno privato anche il Parlamento dall’essere istanza utile per correggere quanto di sbagliato poteva esserci nelle proposte. Nonostante questo, se quelle scelte, indipendentemente dalle forzature che le hanno imposte, fossero riuscite a far fare qualche passo avanti al paese e avessero raccolto un consenso diffuso, ci saremmo innanzitutto interrogati sui limiti delle nostre critiche ed evitato rotture, anche se non sarebbero venute meno, da parte nostra, le osservazioni sul metodo. Ma è evidente, invece, che quelle scelte non hanno soddisfatto le attese e raccolto il consenso sperato nel paese. Per questo ci saremmo aspettati, quantomeno, da chi le ha imposte, una responsabilità e una autocritica maggiore. Secondo noi era assolutamente indispensabile aprire una discussione seria e approfondita, sia nel partito che nel paese, sui contenuti di quelle stesse scelte. Questo avrebbe sicuramente evitato una dolorosa e traumatica rottura, peraltro dannosa sia per il Partito democratico che per il paese; un paese che avrebbe bisogno di un forte partito di centro sinistra unito e in grado di raccogliere un vasto consenso. Però l’aver voluto a tutti i costi imporre quelle scelte e una riforma costituzionale sbagliata nel metodo e nel merito, ha innescato una reazione che ha colpito in pieno il PD. Il risultato del Referendum del 4 dicembre 2016 ha, infatti, sancito il divorzio tra il PD e componenti significative di quello che avrebbe dovuto essere il suo insediamento sociale e la scarsissima capacità attrattiva del PD stesso, tra le nuove generazioni.
La nostra scelta, dunque, prende le mosse dalla volontà e dalla speranza di riuscire a recuperare una parte di quei nostri elettori, che ci hanno abbandonato estraniandosi o cercando altri approdi,e ad intercettare quei tanti giovani che hanno, compattamente, votato NO al referendum. Un’operazione tutt’altro che facile, ma che intendiamo avviare con il necessario entusiasmo per dare vita ad una nuova formazione che sappia mettere al centro i valori di una sinistra capace di interpretare le complessità dell’oggi e ne persegua il superamento. Una forza tesa a costruire le alleanze sociali e politiche necessarie, puntando l’ago della bussola su valori ispirati alla difesa della Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza e dei principi in essa contenuti, della libertà e della democrazia, alla tutela dei lavoratori e dei diritti economici, sociali, politici, culturali, alla lotta per ridurre le intollerabili distanze tra ricchezza e povertà e per assicurare la pace in un mondo nel quale l’Europa unita svolga un ruolo attivo per garantire l’equilibrio tra le diverse grandi potenze. Su questi contenuti vogliamo ricercare il minimo comun denominatore per cercare di tenere insieme il diffuso arcipelago nel quale si continuano ad esprimere le diverse sinistre italiane, anche a livello locale. Conosciamo e non nascondiamo le difficoltà che ci accingiamo a fronteggiare e sappiamo anche che il risultato non sarà scontato, ma sentiamo che è nostro dovere provarci. Per tutti questi motivi, i sottoscritti comunicano le dimissioni dagli organismi dirigenti e dai Circoli del Partito Democratico di cui fanno parte.
Cordiali saluti.
Perugia, 30 marzo 2017
Abbenante Luigina (Unione comunale Perugia)
Albanesi Daniela (Assemblea regionale PD Umbria)
Anselmo Ettore (Unione comunale Assisi)
Bazzica Renato (Unione comunale Perugia)
Bellini Ornella (Comm. Garanzia PD Umbria)
Bellucci Pablito (Unione comunale di Gubbio)
Berrettini Francesco (Comm. Garanzia PD prov.le PG)
Boccini Vittorio (Unione comunale Perugia)
Bottini Lamberto (Assemblea regionale PD Umbria)
Brugnoni Amelio (Unione comunale Perugia)
Brugnoni Simona (Assemblea regionale PD Umbria)
Caprini Claudio (Unione comunale Perugia)
Cavicchi Alba (Unione comunale Perugia)
Cerasini Juri (Assemblea regionale PD Umbria)
Darena Aldo (Unione comunale Perugia)
Donatelli Roberto (Unione comunale Perugia)
Fedeli Alianti Valia (Assemblea regionale PD Umbria)
Fiorucci Stefania (Assemblea regionale PD Umbria)
Fraolini Paolo ((Unione comunale Massa Martana)
Latino Stefania (Assemblea provinciale PD Perugia)
Laurenzi Paolo (Unione comunale Perugia)
Locchi Renato (Assemblea regionale PD Umbria)
Luna Antonio (Assemblea regionale PD Umbria)
Gambaracci Nazareno (Unione comunale Perugia)
Guasticchi Palmiro (Unione comunale Perugia)
Marinelli Valerio (Assemblea regionale PD Umbria)
Marionni Rosanna (Unione comunale Perugia)
Mazzoni Andrea (Unione comunale Perugia)
Mignini Piero (Assemblea regionale PD Umbria)
Orsini Adolfo ((Unione comunale Città di Castello)
Pammelati Emiliano (Unione comunale Perugia)
Panfili Federico (Unione comunale Gubbio)
Pontefice Fabio (Assemblea prov. le PD Perugia)
Prologo Laura ((Unione comunale Massa Martana)
Rondolini Fausto (Unione comunale Perugia)
Rondolini Simone (Unione comunale Perugia)
Sarli Michele (Assemblea regionale PD Umbria)
Sartoretti Paolo (Unione comunale Perugia)
Schettini Fabrizio (Unione comunale Perugia)
Solinas Attilio (Assemblea regionale PD Umbria)
Suella Gabriella (Unione comunale Perugia)
Trabalza Cristina (Unione Comunale Bevagna)
Tricarico Rocco (Unione comunale Perugia)
Vantaggi Enrico (Unione comunale Perugia)
Vitali Dania ((Unione comunale Piegaro)
