«I risultati confermano ciò che denunciavamo da anni – ammonisce il consigliere Cinque stelle Thomas De Luca -, il cromo esavalente è la prima priorità d’intervento tra i fattori di rischio ambientali a Terni. Non c’è più nulla da aspettare, conclusa la diagnosi vanno somministrate cure e soluzioni. C’è assoluta necessità – prosegue – di politiche attive volte ad abbattere drasticamente l’emissione delle polveri dal polo siderurgico».
Thomas De Luca su temi ambientali L’esponente grillino, che giovedì ha partecipato al seminario scientifico organizzato da Arpa Umbria nella sede ternana, ha chiesto ‘pugno di ferro e presenza forte dello Stato’: «Vanno adottati controlli ferrei sulla dispersione incontrollata dai punti di emissione e dalle aree di stoccaggio temporaneo dei residuali delle scorie, fenomeni documentati e denunciati nel recente passato. Bisogna inserire nell’ambito degli iter autorizzativi un sistema di videosorveglianza con sensori di movimento che possa tenere sotto costante controllo la dispersione incontrollata. C’è chi ha immaginato l’Area di crisi industriale complessa come una pioggia di soldi da spartire tra i soliti noti ma noi – avverte – ci batteremo per la immediata necessità di stanziamenti diretti da parte dello stato centrale, che incentivino conseguentemente anche la multinazionale Tk-Ast a fare doverosamente la sua parte. Efficientamento ambientale degli impianti volto a contenere ed abbattere ulteriormente l’emissione di metalli pesanti verso il modello Linz, Austria, per creare nuovi posti di lavoro e combattere la disoccupazione con il risanamento ambientale».
Human biomonitoring for Europe «Alimonti dell’Istituto Superiore di Sanità ha fatto presente che nell’ambito di Horizon 2020 sono a disposizione risorse per il biomonitoraggio di alcuni inquinanti tra cui il cromo esavalente e ha dichiarato la disponibilità dell’Istituto a sviluppare un progetto insieme alle istituzioni locali in tal senso. C’è la necessità – esorta ancora Thomas De Luca – di un cambio di prospettiva radicale della Regione Umbria investendo direttamente sul territorio per nuovi presidi sanitari finalizzati alla prevenzione e allo screening delle patologie correlate all’esposizione ambientale. La conferenza organizzata in modo eccellente da Arpa Umbria è stata una preziosissima occasione per confermare quanto avevamo ragione noi del Movimento Cinque stelle a combattere con studio ed azioni concrete questa battaglia già dal 2012. Quello che va necessariamente approfondito – conclude il consigliere – è l’impatto sull’area di Santa Maria Maddalena, che continua a non essere monitorata nonostante sia riconosciuta Sin dal 2013 come area di massima ricaduta delle polveri totali sospese. Ci chiediamo come siano stati ignorati anche i dati che hanno raggiunto il livello record a dicembre 2015 di 310,8 ng/m3, più del doppio di quanto dichiarato in sede di conferenza».
Forza Italia «Serve uno scatto delle istituzioni che invece si caratterizzano, come al solito, per assoluta inerzia su un tema centrale per i cittadini». Sul tema interviene anche Raffaele Nevi, capogruppo in Regione di Forza Italia. «Già quando in Regione approvammo il piano della qualità dell’aria sollecitai la definizione di un piano straordinario e sperimentale. Ad una timida apertura da parte della giunta regionale alla mia proposta nulla o molto poco ad oggi è stato fatto. Ma, alla luce del nuovo studio Arpa, non si può più attendere ed è necessario che le istituzioni recepiscano le conclusioni dello studio e si mettano a lavorare insieme alle imprese, a cominciare da Tk-Ast, per affrontare le questioni andando anche ad approfondire le analisi fatte, fino ad oggi. Occorre immediatamente fare quello studio epidemiologico che i tecnici auspicano e che ritengono fondamentale. Presenterò una mozione in consiglio regionale affinché l’assemblea legislativa impegni la giunta regionale a prendere immediatamente in mano la regia su questo tema per definire, finalmente, delle azioni concrete».
