di Maurizio Troccoli
Hanno condiviso la battaglia delle primarie per il candidato a governatore dell’Umbria. La prima l’ha spuntata sul secondo. Oggi condividono il tentativo di disgelo all’interno del Pd che versa in una evidente crisi, da cui si prova a venire fuori. Due profili diversi. Ed anche due storie diverse. Lei dalla sinistra al Pd. Lui approda nella stessa nuova formazione dall’area opposta, quella democristiana e della Margherita ed oggi è considerato tra i sostenitori del gruppo dei dissidenti ternani che hanno determinato le dimissioni di Di Girolamo. Lei vince le primarie e diventa governatrice, dopo la dieta di consensi alle elezioni Europee, una volta conclusa la legislatura da eurodeputata. Lui noto traghettatore di consensi nella “rossa” Umbria, non ne raccoglie a sufficienza per abbattere la rivale alleata di partito. Entrambi puntano sulla diplomazia. E sulla crisi del Pd non si dicono d’accordo alle visioni correntizie. Entrambi sottolineano l’appartenenza ad una stessa casa politica e la necessità di uno scatto unitario che rimetta il partito regionale sui binari del superamento dei conflitti e delle divisioni che si registrano sull’area ternana ma che coinvolgono il partito fino ai ranghi più alti degli organismi regionali.
Marini: «Non siamo avversari»Alla presidente, a margine dell’incontro organizzato dalla Camera di Commercio di Perugia, viene strappata una riflessione dinnanzi alle telecamere di Umbria24:«Rifiuto la logica – dice Marini a proposito del Pd umbro – che tende a fare percepire il dibattito interno, dove gli amici dello stesso partito possano sentirsia vversari. Questo non è.» Dopo avere evidenziato che il Partito democratico ha un’anima «plurale», la presidente vuole che non sia confusa la pluralità, con avversità. Insomma l’appello sembra quello di provare a ritrovare una unità di intenti pur nel rispetto delle differenze in palese contrasto nel partito di maggioranza in Regione.
Bocci: la divisione è su questioni di merito Gianpiero Bocci, attualmente deputato Pd, sottolinea invece che la crisi del partito non è determinata da correnti diverse, ma da questioni concrete che riguardano i cittadini e sui quali un gruppo di amministratori ha chiesto più attenzione. Pertanto merita di essere ascoltato. Insomma ex margheriti o non, la storia di ognuno non c’entra niente, pensa Bocci, quello che invece deve essere chiaro è che il sindaco Di Girolamo deve confrontarsi con gli altri amministratori e trovare una soluzione ai problemi che vengono sollevati. «Se il sindaco Di Girolamo affronta le questioni – dice Bocci alle telecamere di Umbria24 – e verifica la validità delle proposte, allora viene fuori un nuovo programma credibile. Ci sono tutte le condizioni per superare un momento difficile. Ma occorre confrontarsi – aggiunge – quando qualcuno pone dei problemi». Insomma l’attenzione è spostata sul peso specifico che potrebbero avere le vicende ternane sollevate dai dissidenti. Prima ancora di un equilibrio nel partito c’è bisogno di trovare unità di intenti nelle risposte che bisogna dare ai problemi del lavoro, delle imprese e dell’economia. Questo il Bocci pensiero che si arricchisce però di un particolare che invece ha a che fare di più con la polemica politica di questi giorni. In particolar modo con chi crede che il sindaco di Terni possa essere rimesso in piedi grazie a qualche outsider, da qualcuno definito “lo Scilipoti di turno”.
Bocci: «No a scorciatoie» Anche in questo caso Bocci usa la diplomazia: «In parlamento abbiamo assistito a parlamentari che si sono venduti per un piatto di lenticchie con un trasformismo che vorremmo definitivamente consegnare alle brutte pagine del paese. Qui c’è bisogno di aggiornare il programma lo si faccia con coerenza e autorevolezza, riconquistando la opportuna serenità e confrontandoci sul merito dei problemi sollevati. In verità mi aspettavo che il confronto avvenisse prima. Ma c’è ancora tempo. Non credo che Di Girolamo creda di trovare un uomo in più con scorciatoie. Conosco la serietà di quella classe dirigente». Bocci non si sottrae, infine, ad un giudizio sul quartier generale del Pd umbro:«Il Pd può contare su una segreteria seria che si fa carico anche dei problemi della periferia. Lo sforzo del segretario regionale ha portato a costruire condizioni di unità»

