di Daniele Bovi
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Dopo settimane di fibrillazione il Documento annuale di programmazione economica supera l’esame dell’aula. Martedì infatti, dopo la riunione di lunedì che ha ricompattato la maggioranza, la risoluzione del centrosinistra che approva il Dap è passata con 19 sì, i 10 no dei partiti di opposizione e un’astensione, quella del comunista italiano Orfeo Goracci. Una risoluzione con cui, come emerso lunedì sera dopo il summit di maggioranza, il centrosinistra trova l’intesa su alcuni punti: dall’impegno a rivisitare le aliquote addizionali Irpef nel 2014 per i più «ricchi» ai rifiuti, con una sessione dedicata alla chiusura del ciclo entro giugno. E poi il sostegno alle famiglie di Perugia, Città di Castello, Foligno, Spoleto, Terni, Assisi, e Gubbio hanno subito un inquinamento dei propri pozzi, l’impegno a dare vita entro il 2013 a un testo unico del terzo settore (con l’obbligo per gli enti pubblici di affidare una quota di almeno il 5 per cento degli affidamenti diretti alle cooperative di tipo B), il riordino di Webred e di tutto il sistema Ict, riduzione dei costi e semplificazione della struttura regionale.
DAP 2013-2015: COSA PREVEDE IL DOCUMENTO
Idv e Prc esultano Idv e Prc così, esultano: «Seppure in forma un po’ edulcorata – commenta il consigliere Idv Paolo Brutti, tutte le nostre osservazioni sono state accolte». Gli fa eco il collega Oliviero Dottorini che parla di «buon esito» e si dice convinto che occorre una «operazione Robyn Hood per togliere qualcosa ai ricchi e darlo a chi ha più bisogno». «C’è stata una discussione che accoglie molte notre sollecitazioni – ha detto invece il rifondatore Damiano Stufara -; discussione avvenuta alla luce del sole in cui abbiamo chiesto per questo Dap scelte più coraggiose». Relatore di maggioranza è stato il democratico Renato Locchi che, nel corso del suo intervento, ha parlato di un Dap in cui nonostante «la crisi e i tagli» si mantengono gli impegni per welfare e sanità. Un documento in cui si superano le «reticenze» e si parla apertamente di un’Umbria che ha subito più di altre regioni la crisi e che, per il futuro, dovrà puntare sulle risorse europee, derivanti dalla nuova programmazione, da spendere bene e in tempi brevi.
Il no dell’opposizione Dalla parte opposta della barricata invece il relatore di minoranza Andrea Lignani Marchesani ha bocciato il Dap parlando di «troppa rassegnazione, troppo peso alle fibrillazioni di maggioranza e poca consapevolezza di cambiare marcia». Il capogruppo pdl Raffaele Nevi rincara e torna a ripetere quanto detto poche ore prima: «La maggioranza è sfilacciata – ha spiegato – mentre dalla società umbra emerge un sentimento di rabbia e dolore verso i palazzi della politica, percepiti come luoghi frequentati da gente che si occupa di altre cose mentre l’Umbria scivola verso Sud. La Marini costruisca un nuovo governo o si torni al voto».
Marini: lavorare insieme Una presidente che nel suo intervento di chiusura del dibattito ha chiamato tutti a lavorare insieme: «Il consiglio e la giunta – ha detto – devono svolgere il proprio ruolo istituzionale nel cuore della crisi: vale per tutti. Bisogna dare risposte, tutti siamo in discussione. La giunta intende fare la propria parte, facendo compiere un passo in avanti al confronto tra maggioranza e opposizione». La presidente ha poi ricordato i tagli ai bilanci degli enti locali e la crisi che colpisce «più pesantemente l’Umbria», una regione dove «sono andati in tilt proprio i settori più aperti al mercato. Magari in queste situazioni ci fosse più economia protetta».
Cambio di modello Di fronte a questo quadro «si impone un cambio di modello» che tenga insieme sviluppo economico e coesione sociale. La presidente è poi tornata a chiedere soldi per la cassa integrazione in deroga (l’Umbria ha risorse fino a maggio) e la revisione del patto di stabilità, ha ricordato che non è più possibile fare mutui (cosa che genera un blocco degli investimenti), che con la crisi anche il gettito dei tributi regionali diminuirà. Sul piano regionale dei rifiuti occorrerà fare una «operazione di verità» senza dogmi, cercando di mettere «qualche impianto industriale in Umbria: penso – ha detto – alle aree del Polo chimico di Terni, a qualche area industriale nella provincia di Perugia, non solo con l’impiantistica dedicata delle imprese dei rifiuti, ma anche con l’impiantistica di altre altri settori economici e produttivi».
