L'Aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

di Dan. Bo.

A due mesi circa dalle elezioni di maggio il voto sul Dap andato in scena martedì in consiglio regionale è somigliato molto a un avvio di campagna elettorale; una seduta che consegna alla cronaca anche la rottura politica della maggioranza che dal 2010 governa la regione. La risoluzione che recepisce il Documento annuale di programmazione economica, uno degli atti fondamentali per la vita politica di una coalizione, è stato approvato con 16 sì (Pd, Psi, Dottorini-Idv) e 10 no (FI, FdI, Prc, Ncd, Brutti-Idv, Cirignoni-misto). Respinti invece i documenti alternativi presentati da Damiano Stufara (Prc) e Andrea Lignani Marchesani (FdI). Un voto che il capogruppo del Pd Renato Locchi commenta così: «Con la scelta di non votare il Dap e il bilancio di una istituzione – ha detto in aula – si sancisce formalmente l’uscita dalla maggioranza».

Equilibri Una scelta che mette in discussione anche gli equilibri all’interno della Prima commissione dato che con Stufara all’opposizione la maggioranza non c’è più: «Il Pd – ha spiegato l’ex sindaco di Perugia – non vuole entrare nel merito del ruolo che ricopre in questa Aula e che ha continuato a svolgere anche negli ultimi due mesi, però diverso è il caso della Prima commissione: non ci può essere asimmetria tra il funzionamento della maggioranza in consiglio e quella in commissione. Questo è un punto che deve essere affrontato». Stufara nel corso del dibattito ha proposto un Dap alternativo con «10 punti di profondo cambiamento». «Servono proposte diverse – ha detto – in grado di produrre un modello di sviluppo autonomo e sostenibile nel tempo capace di operare un intervento attivo di contrasto alla crisi economica a partire dalle maggiori vertenze industriali nel territorio».

Il dibattitto In casa Idv invece le scelte sono state diverse. Oliviero Dottorini, secondo indiscrezioni molto vicino alla lista a sostegno della presidente che dovrebbe presentare l’assessore Stefano Vinti, pur criticando il Dap ha votato a favore rivendicando l’inserimento nel Documento di alcuni punti come Banco della terra, sostegno all’agricoltura biologica, commercio equo e auto storiche. Su quest’ultimo capitolo l’ipotesi è quella di trasformare il cosiddetto bollo da tassa di circolazione a tassa di proprietà, modulando i nuovi importi in base alla potenza dei veicoli (kW) ed alle mutate condizioni date dal provvedimento governativo, che ha eliminato ogni agevolazione per i veicoli con più di 20 anni. Nettamente diverso invece il giudizio di Brutti, che definisce il Dap «un libro dei sogni e talvolta, perfino, degli incubi. Brutti vede un’Umbria che scivola verso Sud di fronte alla quale servirebbero «strategie molto più aggressive nel conseguire posti di lavoro». Critiche che abbracciano poi le strategie messe in campo per rifiuti, trasporti, energia e tutela del territorio.

Pressione fiscale Presentando il Documento Locchi ha rivendicato la scelta di «non aumentare la pressione fiscale» rinunciando così «ad un introito aggiuntivo stimato intorno ai 90 milioni». Il problema però è che con i tagli del governo l’Umbria dovrebbe fare a meno di altri 126 milioni di euro. La speranza sta tutta nella nuova fase di programmazione dei Fondi Ue, che garantirà circa 1,5 miliardi di euro «che rappresenteranno il principale strumenti di intervento dei prossimo anni». Quattro le aree di azione prioritarie delineate da Locchi: le politiche per la ripresa economica; le politiche per rafforzare il capitale umano regionale; le politiche per tutelare attivamente le risorse territoriali; le politiche inclusive per chi vive in Umbria.

L’opposizione Dai banchi dell’opposizione invece il capogruppo di FI parla dell’«ennesimo Dap che descrive una situazione che non esiste». Di fronte alla crisi economica e ai dati macroeconomici diffusi nelle ultime settimane «la Giunta regionale dice che è tutta colpa di altri, ma dalle audizioni con le categorie – ha detto Nevi – emerge che l’azione politica di governo non è stata efficace e non ha prodotto fiducia nei confronti di investitori e imprenditori». Nevi ricorda anche lo scivolamento dal terzo all’ottavo posto della regione per quanto riguarda il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza. Sulle tasse poi secondo il capogruppo si poteva fare meglio (tagliandole attraverso ulteriori risparmi), mentre «la riforma endoregionale è fallita e naufragata, e fra pochi giorni ci accingeremo a cancellarla. Abbiamo bisogno di un cambio di passo nel governo regionale».

Marini Un dibattito dove la presidente Catiuscia Marini ha ascoltato «interventi propedeutici più alla campagna elettorale che non alla discussione del Documento». Un Dap con 486 milioni di euro in meno e che non è «da campagna elettorale ma da governo della Regione». Secondo la presidente l’Umbria da sola non può farcela: «L’Umbria – ha sottolineato – ha attraversato una crisi profonda, inserita nella crisi del Paese. Attraverso gli strumenti del Dap e comunque a disposizione della Regione non si possono affrontare le criticità che la regione si trova di fronte». Quanto allo scenario economico, oltre ai dati negativi Marini vede anche qualche luce: «La fine del 2014 e l’inizio del 2015 registra la crescita di occupazione occupati e insieme quella della disoccupazione. Questo significa che ci sono imprese che sono tornate ad assumere». «Non siamo fuori dal tunnel, ma questo non può avvenire senza il successo di alcune misure nazionali».

E45 La presidente ha parlato anche di E45, vedendola come elemento di campagna elettorale tanto quanto lo fu il termovalorizzatore nel 2010: «Se la trasformazione della E45 – ha detto – sarà quella classica dell’autostrada, con caselli, svincoli e altro, la Regione tutelerà gli interessi dell’Umbria, sia come sostenibilità ambientale del progetto che come sostenibilità per gli umbri, visto che si tratta di una strada di collegamento».

Twitter @DanieleBovi

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