Al centro il rieletto Rossi (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Nell’assegnare il numero dei delegati a Valerio Marinelli, «si è tenuto conto dei criteri previsti» dal contestato articolo del regolamento congressuale. A stabilirlo, lunedì dopo una lunga riunione, è stata la Commissione regionale per il congresso secondo la quale «è stato tendenzialmente rispettato il principio prevalente della proporzionalità tra percentuale di voti ottenuti a livello provinciale dai singoli candidati e delegati spettanti nonché del riequilibrio territoriale e di genere previsto dallo stesso regolamento». La decisione è arrivata dopo che in Commissione sono stati ascoltati Cecilia Mazzoni, presidente di quella provinciale, e un rappresentante di Marinelli. Per il livello regionale quindi le regole sono state seguite e anzi si stigmatizza il fatto che le tensioni vengano scaricate sugli organismi di controllo a causa della «ristrettezza» e dei «tempi contingentati» che hanno caratterizzato le assise.

L’ASSEMBLEA DI DOMENICA

Si aspetta Roma La paginetta vergata a Perugia è stata inviata anche a Roma, dove lunedì nella tarda serata si è riunita la Commissione nazionale per esaminare anche altri casi roventi come quelli di Asti e Lecce. Tra renziani e cuperliani però, almeno a Roma, si cerca un accordo anche per evitare ripercussioni negative sull’affluenza ai seggi delle primarie (che si terranno l’8 dicembre) e così è probabile che si getti un secchio d’acqua sul fuoco delle polemiche, comprese quindi quelle perugine, e che nessun congresso venga annullato o rinviato. Un accordo, anche per il futuro, sarà tutt’altro che semplice da trovare in Umbria. L’assemblea di domenica ha lasciato ferite profonde e l’aria nelle stanze di piazza della Repubblica, sede regionale del partito, è pesante.

FOTOGALLERY – L’ASSEMBLEA

Il summit Nel pomeriggio un lungo incontro c’è stato, nella stanza del segretario Lamberto Bottini, tra la presidente Catiuscia Marini, Renato Locchi, Giampiero Giulietti, Manlio Mariotti, Valerio Marinelli e Vincenzo Riommi. Molti di quei cuperliani ex diessini che hanno sostenuto proprio Marinelli. Lunghe ore, alcune impiegate a studiare i regolamenti, dalle quali è venuto fuori un comunicato in cui si sollevano ancora dubbi sull’assemblea di domenica: «Per un Pd che vuole costruire un’Italia giusta – è scritto -, c’è bisogno di un Pd giusto, quindi capace di rispettare in maniera non formale ma sostanziale le regole che si dà». Secondo il comitato a sostegno di Marinelli si sono «palesemente contravvenute le norme della vita democratica del nostro partito». Marinelli contesta la composizione dell’assemblea spiegando, in punta di regolamento, che non erano stati convocati alcuni eletti di diritto e alcuni «invitati permanenti con diritto di parola» come parlamentari, assessori regionali, consiglieri regionali, sindaci di città sopra i 15 mila abitanti e così via.

Guerra di potere Assenze che hanno «sottratto idee e contributi utili agli esiti del congresso stesso». Prima e al di là delle battaglie fatte di articoli, commi e carte bollate però, c’è la sostanza politica di un congresso combattuto come una guerra tra diversi gruppi di potere dove la gran parte degli ex diessini hanno dovuto capitolare. Maggioranza relativa sì, col 38% di Marinelli, ma poi battuti dall’«accordone» voluto da Giacomo Leonelli, dal popolare Gianpiero Bocci e dal presidente della Provincia Marco Vinicio Guasticch (‘pesato’ dal primo in questo congresso), al quale si è unito il da poco ex responsabile organizzazione, Antonello Chianella (rumors lo vorrebbero candidato a segretario comunale), che si è candidato facendo una battaglia anti-apparato. Un congresso che fin dall’inizio è parso assai importante perché tra pochi mesi la maggior parte dei comuni umbri va al voto. Dopo una spaccatura di questo tipo, si domandano in molti, come ricomporre il quadro del partito? Il tutto con sullo sfondo palazzo dei Priori e palazzo Donini, perché i due bersagli grossi dell’accordo sono proprio i rispettivi inquilini e in generale l’ala dei ‘Giovani turchi’. Chi ha vinto infatti potrebbe ora voler tentare la scalata, oltre che al partito (entro marzo si dovrà celebrare anche il congresso regionale) anche alle poltrone di Boccali e Marini, specialmente a quest’ultima al grido di «primarie per tutti». Questo, più che la battaglia regolamentare, il futuro prossimo.

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