di Daniele Bovi e Marco Torricelli
Come Annibale a Tuoro, il sindaco della cittadina lacustre Mario Bocerani punta a sconfiggere i ‘nemici’, non i romani questa volta bensì i cuperliani partendo dal ‘suo’ Trasimeno. Lunedì mattina presenterà a Perugia la sua candidatura per il fronte Renzi e fin da ora è chiaro che una delle battaglie più importanti del congresso si combatterà, a colpi di tesserati, proprio al Trasimeno, da anni terra di scorribande. Per la vittoria finale, secondo i bookmakers di piazza della Repubblica, i più accreditati sono proprio Bocerani e Valerio Marinelli, sostenuto dai Giovani turchi, dal segretario regionale Bottini e da Renato Locchi. Un po’ più indietro, spiega chi studia la geografia congressuale, gli altri due alfieri cuperliani Dante Andrea Rossi e Antonello Chianella. Al Trasimeno i renziani alle primarie hanno mietuto consensi ma stavolta la partita, comunque apertissima, è tra iscritti e il territorio è spaccato: i cuperliani magionesi sono divisi, Castiglione del Lago idem in un ragionamento anche di puro campanile. «Perché non votare – si chiedono – il candidato lacustre anche se su un’opposta trincea?».
Il non rottamatore «Quello che dice Renzi per l’Italia – dice Bocerani a Umbria24 – vale anche per la nostra regione: c’è bisogno di cambiamento». Cinquantasei anni, da 27 nella multinazionale Pfizer e da dieci sindaco di Tuoro sul Trasimeno, promette vicinanza ai cittadini e al territorio e inclusione: «Sono una persona del fare – dice – che non ama il termine ‘rottamazione’. Io se eletto segretario lavorerò per includere e penso a due fasi: la prima per capire come mai i circoli in Umbria si chiudono e gli iscritti calano e come invertire il trend; nella seconda sarei un segretario ‘da manuale’, trait d’union tra i livelli del partito. Io non sono un uomo d’attacco bensì di mediazione. Quando è nata la mia candidatura? Martedì sera tra le nove e le dieci, poi abbiamo raccolto 650 firme». Tutti inoltre dicono di non voler essere un segretario rinchiuso in piazza della Repubblica, sede regionale del partito: «Intanto – spiega Chianella – sono l’unico che da dieci giorni ha presentato un documento politico. Ho chiesto a tutti, in cambio del mio ritiro, di firmare il punto numero dieci, quello che prevede l’impossibilità dei doppi incarichi e di candidarsi a qualcosa nel 2014-15. Nessuno ha firmato».
Battaglia ideale È Chianella stesso poi, da pochi giorni ormai ex responsabile organizzazione del partito, ad ammettere che la sua «è una battaglia ideale senza avere generali alle spalle. Non voglio più un certo tipo di partito: ma le pare possibile – dice – che i maggiori amministratori dell’Umbria insieme a importanti parlamentari, si chiudano per cinque ore in una stanza per decidere chi deve fare il segretario? Questo partito non è libero e io lo voglio dire. Ho fatto un errore a non dirlo prima. Che segretario voglio essere? Autonomo rispetto alle istituzioni, capace di mediare e che metta al centro il lavoro». Proposito anche di Marinelli, nelle ambizioni segretario che pensa «all’interesse generale sia del partito nel suo complesso – spiega – , anziché di una corrente, sia degli umbri. Sono le difficoltà di chi non ha lavoro e di chi con il lavoro non riesce a vivere che devono rappresentare la guida della discussione congressuale. Un congresso che ha il compito di chiarire finalmente se il Pd è carne o pesce».
L’uscente Al congresso provinciale che si chiuderà il 6 novembre la poltrona in palio è quella di Dante Andrea Rossi, segretario uscente sostenuto da un asse formato da Gianpiero Bocci e Piero Mignini. Anni, i suoi, vissuti «in un clima di costante congresso. Io voglio un partito unito e plurale che sappia discutere, autonomo e che ridia voce ai territori. Ha ragione Chianella, non si può continuare a gestire tutto da piazza della Repubblica». E proprio intorno all’organizzazione, o meglio alla riorganizzazione del partito si concentra il ragionamento Rossi: «Il ruolo del segretario provinciale è molto organizzativo. Nessuno in Umbria pare si sia accorto che tra poco ci saranno le Unioni speciali dei Comuni e che le province verranno abolite: dobbiamo replicare l’esperienza della federazione del Trasimeno anche nella Flaminia-Valnerina e in Alto Tevere». Anche da questo fronte si professa volontà di cambiamento «reale», uno «stop alla logica dei gruppetti e delle autoconservazioni» e un concetto di politica come «servizio e volontariato. E poi basta – conclude – ai listini di nominati. Servono limiti di mandato e una politica nel complesso più sobria negli atteggiamenti».
Qui Terni A Terni invece niente conte, vista la candidatura unitaria dell’ex parlamentare Carlo Emanuele Trappolino. Se a lui si chiede di descrivere con delle ‘parole guida’ le sue posizioni, inizia da «Unanimità e unanimismo, perché se è vero che il congresso provinciale sarà caratterizzato dal fatto che io sarò l’unico candidato – dice – è altrettanto vero che dobbiamo tendere a costruire la prima sul piano politico, senza scorciatoie che passino per il secondo». Poi Trappolino parla di «anime, quelle che compongono il Pd e che devono, tutte, trovare il loro spazio di espressione e la possibilità di contribuire a quello che, non va mai dimenticato, è l’obiettivo comune». E da qui si arriva alla parola «dibattito, perché dobbiamo lavorare per fare in modo che quello interno al partito torni a svolgersi pienamente e, soprattutto, nei luoghi deputati e non, come spesso è accaduto, al di fuori di questi». Altra parola-chiave è «circoli, perché non ci dobbiamo nascondere che, se esistono realtà vive e vitali, in moltissimi casi i circoli sono in difficoltà, mentre devono diventare il vero sistema nervoso del partito, soprattutto perché ci attendono mesi importanti, a livello nazionale e locale, visto che nella prossima primavera il 90% dei comuni della provincia – compresi i due più grandi, Terni ed Orvieto – rinnoverà le proprie amministrazioni ed a Orvieto il Pd deve essere di nuovo protagonista»
