Un momento della riunione di mercoledì mattina all'Anci (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

I «lillipuziani» sono sul piede di guerra. Da Polino a Poggiodomo, da Sant’Anatolia di Narco a Preci, quello che arriva è, più che un grido di dolore, «un grido di disperazione». I Comuni sotto i mille abitanti, infatti, sono forse le realtà che rischiano di pagare il conto più salato della manovra di Ferragosto. Nell’ormai famigerato decreto agostano infatti il governo ha deciso, fatto salvo l’iter della manovra in parlamento che per ora pare tutto tranne che certo, di far scomparire quelli che probabilmente sono, specialmente in territori difficili, gli enti più vicini alle persone e che tutto rappresentano tranne che un costo. Invece di abolire le Province (tutte) aboliscono i comuni sotto i mille abitanti. Dieci, in Umbria, quelli a rischio sparizione.

Lo stralcio degli articoli Come annuncia il sindaco di Avigliano Umbro Giuseppe Chianella i piccoli comuni umbri hanno già preso carta e penna, chiedendo un incontro al prefetto di Perugia Enrico Laudanna e per i primi di settembre manifesteranno nel capoluogo tutto il loro scontento verso provvedimenti che giudicano iniqui e poco efficaci: «Dalla manovra – spiega – vanno innanzitutto stralciati gli articoli che fanno riferimento a comuni e province»

La Repubblica indipendente di Polino «La mia amministrazione – dice Ortenzio Matteucci, sindaco del comune ternano di Polino – costa in tutto, all’anno, 11.750 euro. Sarebbero questi i costi della politica?». Matteucci, insieme a sindaci e assessori della Lilliput umbra si sono incontrati mercoledì mattina nella sede regionale dell’Anci per far salire alto il grido di protesta. L’ironia, unita a proposte ben più serie, non manca. E così tra chi, come Matteucci, propone con il sorriso tra le labbra di creare la Repubblica indipendente di Polino («sento che c’è chi vuole andare in Svizzera, chi verso Roma, noi famo la Repubblica»), arrivano analisi e mugugni anche verso la Regione e la recente riforma endoregionale, ora congelata per ovvi motivi. «La riforma della giunta – dicono in molti – ci danneggia più della manovra».

Comuni e comunanze Situazioni surreali non mancano: «Poggiodomo – spiega il primo cittadino Egildo Spada – ha quattro comunanze: che facciamo, chiudiamo il Comune e lasciamo aperte le quattro comunanze?». Il rischio di un forte depauperamento del territorio, specialmente in zone già difficili come quelle di Poggiodomo, è forte: «Banche, uffici postali, carabinieri: qui – prosegue Spada – rischia di sparire tutto. Il nostro non è un grido di dolore ma di disperazione».

Addio alle caserme Pietro Bellini, sindaco di Preci, rincara la dose: «Ho già parlato con le forze dell’ordine – dice – e loro mi hanno spiegato che stanno già pensando a quali caserme chiudere. Signori, prepariamoci a fare le valigie». Il sentimento di umiliazione è forte: «Prendiamo quattro soldi – prosegue – e così facendo ci umiliano e basta». Tanto per dire, la piccola Preci da dieci anni non ha più i vigili urbani e «a settembre – spiega il sindaco – non ho autisti per gli scuolabus perché non posso assumere. Come farò? Boh».

Disponibili alle riforme A passare per quelli che scassano i bilanci dello Stato e che vogliono difendere a tutti i costi lo status quo non ci stanno: «Noi – dice Luca Turcheria, sindaco di Lisciano Niccone – siamo disponibili a tutte le riforme, ma non è possibile che ogni volta parlamento o consiglio regionale ridisegnino l’assetto dell’Umbria». «Cerchiamo – dice invece Bellini – di far accordi coi comuni vicini per accorpare funzioni». Messa da parte la Repubblica indipendente poi, Matteucci spiega che per ridurre i costi bisogna guardare da un’altra parte: «Aboliamo tutte le Province – dice – e facciamo le Unioni dei Comuni. Sono pronto anche a rinunciare a quel poco di indennità che ci danno. Se le cose però resteranno così, sono anche pronto a restituire le chiavi del Comune e la fascia di sindaco». E non sarebbe l’unico, c’è da scommetterci.