Dottorini e Brutti

di Daniele Bovi

Congelare immediatamente il protocollo firmato da Regione Umbria, Enel e Centro di ricerca sulle biomasse dell’Università di Perugia e avviare una riflessione dentro la maggioranza sul nuovo piano energetico. E’ quanto chiedono i consiglieri regionali dell’Idv che martedì mattina, poco dopo il question time in Consiglio regionale dove l’assessore all’Ambiente, Silvano Rometti, ha risposto all’interrogazione di Oliviero Dottorini sul progetto di rilancio della centrale a carbone dell’Enel di Gualdo Cattaneo, sono tornati ad attaccare il progetto di riconversione allo studio.

Chiuderla o riconvertirla totalmente «La nostra posizione – ha spiegato Paolo Brutti durante la conferenza che è seguita al question time – è che la centrale vada chiusa o riconvertita totalmente, Gualdo non può più funzionare a carbone. Noi chiediamo che se ne parli in maggioranza e in Consiglio regionale di questo protocollo. E’ singolare poi – prosegue Brutti – che questo progetto venga presentato prima del nuovo piano energetico. Con questo protocollo è stata data copertura a una posizione dell’Enel di vecchissimo stampo». Insomma, l’Idv dietro il protocollo vede più un semplice rilancio dell’opzione carbone che un’operazione all’insegna della green economy.

QUESTION TIME, ROMETTI A DOTTORINI: COLTA UN’OPPORTUNITA’

Uno degli impianti più arretrati d’Italia «È una parziale, quasi risibile riconversione del dieci per cento di una centrale che può produrre fino a 150 Megawatt di energia, fermo restando che si tratta – ricorda Dottorini – di uno degli impianti più arretrati d’Italia, l’unico nell’entroterra, che costringe per l’approvvigionamento del carbone a un giro di mezzi che parte dall’Indonesia per arrivare a Trieste e quindi al porto di Ancona, da dove viene trasportato su rotaia fino a Foligno e, successivamente, sui camion fino al territorio di Gualdo Cattaneo. Quello della “sperimentazione” proposta è un modo surrettizio per riavviare la centrale con metodi tradizionali e non ecosostenibili».

Cittadini sul piede di guerra Pronti a disseppellire l’ascia di guerra ci sono anche i cittadini uniti nel Comitato per l’ambiente di Gualdo Cattaneo. Oggi, spiegano, la centrale funziona al dieci per cento delle sue possibilità ed impiega undici persone: «E’ un freno allo sviluppo» dicono. Su un territorio di pregio come quello di Gualdo infatti si producono olio e vino di grande qualità: «Un territorio – spiega Raoul Mantini del Comitato – dove non si può continuare a bruciare carbone». Le iniziative di protesta da qui in futuro non mancheranno. Innanzitutto, contro il rumore prodotto di notte dalla centrale i cittadini procederanno con una class catino: «In molte frazioni intorno alla centrale – spiegano – non si riesce a dormire».

La conferenza di settembre In settembre poi verrà organizzata una conferenza con il professor Gianni Tamino dell’Università di Padova, uno dei massimi esperti di biomasse: «Abbiamo invitato anche il professor Cotana (del Centro di ricerca sulle biomasse dell’Università di Perugia, ndr) – prosegue Marini – che in quella sede dovrà uscire dalla “tana” e spiegare alla gente cosa si vuol fare in quella centrale».

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