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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 11:45

Capitol Hill, Pastorelli non si scusa: «Coinvolta mio malgrado. Non volevo scimmiottare sciamano»

Dopo le polemiche per la foto su Fb, l’assessore dice la sua in Consiglio comunale: «Mi dispiace per Perugia»

La storia di Clara Pastorelli

«Non c’era nessuna intenzione di “scimmiottare” il “capo rivolta” dell’assalto a Capitol Hill». Una settimana dopo le polemiche per la foto postata sulle Stories di Facebook che ha scatenato una ridda di polemiche per l’associazione che si è fatta con l’abbigliamento di ‘Jake lo Sciamano’, uno dei capipopolo protagonisti dell’assalto alla sede del Parlamento americano, l’assessore Clara Pastorelli spiega al Consiglio comunale l’accaduto dopo una mozione di Giuliano Giubilei che chiedeva una spiegazione e di scusarsi.

Dispiaciuta ma no scuse Non si è, in effetti, scusata, ma ha detto di provare «molto dispiacere» per la «Città di Perugia coinvolta suo malgrado e mio malgrado in questa vicenda». «In questi giorni – ha sottolineato – in cui sono stata raggiunta da attestati di stima e comprensione oltre che da critiche spesso sfociate in insulti, ho più volte rivolto il mio pensiero al sindaco Andrea Romizi, ai colleghi della giunta, ai consiglieri di maggioranza che siedono in questo consiglio, ai collaboratori di tutti i giorni e ai cittadini (tutti) di Perugia».

No vestiti da sciamano Pastorelli ha ribadito che l’abbigliamento scelto non era un modo di travestirsi da “sciamano”. «Il cappotto che indossavo nell’immagine – ha detto – è un capo che utilizzo frequentemente da diversi anni; il colbacco (che non può essere confuso con il copricapo tipico di uno “sciamano” che ha caratteristiche ben diverse) allo stesso modo è da me utilizzato in modo costante durante la stagione invernale». Quanto alla frase “spesso ciò che sembra non lo è” «non mi riferivo – ha specificato -, in alcun modo, alle violenze di Capitol Hill che, ribadisco a gran voce, condanno in maniera più assoluta e categorica, anche da cittadina statunitense (Pastorelli ha la doppia cittadinanza, ndr)). Credevo fosse chiaro che la storia di FB non è stata fatta a sostegno dei golpisti ma di una democrazia, quella Usa, che sta attraversando una fase delicata della sua storia».

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