di Dan.Bo.
La tifernate Anna Ascani vicepresidente della Camera e Anna Rossomando per quella del Senato. Dopo giorni di ipotesi e di tensioni è questa la proposta che il segretario del Pd Enrico Letta ha fatto martedì nel corso delle riunioni con i senatori e i deputati dem. «La mia scelta – ha detto – dipende anche dal fatto che noi abbiamo un vulnus di genere. Per questo anche per la vicepresidenza la mia proposta è di riconfermare Anna Rossomando come vicepresidente del Senato. Anche alla Camera proporrò una vicepresidente donna, tra le figure più rappresentative del nostro partito»; nome che è, come detto, quello di Anna Ascani che, se eletta, seguirebbe le orme di Marina Sereni.
Il vulnus Per quanto riguarda invece i capigruppo, Letta ha proposto la riconferma di Debora Serracchiani alla Camera e Simona Malpezzi al Senato. Complessivamente quindi quattro donne tra vicepresidenti e capigruppo nel tentativo di placare le polemiche sulla scarsa presenza delle donne tra le fila degli eletti: «La mia scelta – ha detto Letta ai senatori – dipende anche dal fatto che noi abbiamo un vulnus di genere».
Il voto Sia Ascani che Rossomando dovranno superare la tagliola dell’aula. Al Senato il voto – a scrutinio segreto – è previsto per mercoledì alle 15 mentre alla Camera è in programma un’ora prima. Oltre ai vicepresidenti bisognerà scegliere anche questori e segretari d’Aula. A ciascun senatore verranno consegnate tre schede, una per ciascuna carica da eleggere; ogni parlamentare può votare due nomi per le vicepresidenze, due nomi per i questori e quattro per i segretari d’Aula. Mercoledì le opposizioni si presenteranno divise: il Terzo polo ha deciso di non partecipare al voto attaccando Pd e M5S, ritenuti colpevoli di non voler concedere alcun ruolo al Terzo polo. In ballo, oltre a vicepresidenti e questori, c’è anche la commissione di Vigilanza Rai.
Il governo Più importante per l’Umbria la partita che entrerà nel vivo nei prossimi giorni, ovvero quella sulla squadra di governo. Per un posto da sottosegretario corrono in diversi, da Franco Zaffini ed Emanuele Prisco di FdI fino al forzista Raffaele Nevi, senza dimenticare l’assessore alla Sanità Luca Coletto: se il leghista fosse chiamato a Roma (per lui si parla anche di un ritorno all’Agenas), si darebbe ufficialmente il via al rimpasto di giunta.
