Eros Brega (foto Fabrizio Troccoli)

di MA.T.

«Un atto di verità»: così il presidente del consiglio regionale, Eros Brega, del Pd, ha definito la comunicazione con la quale ha aperto stamani i lavori dell’assemblea di Palazzo Cesaroni e che ha riguardato gli ultimi sviluppi dell’inchiesta della procura di Terni che coinvolge lo stesso Brega. «Fiducioso nell’operato della magistratura», sulle eventuali implicazioni politiche della vicenda Brega si è detto «in serena attesa dell’analisi» che della questione vorranno dare le componenti della sua maggioranza, per trarne «le conclusioni migliori per tutti».

La comunicazione all’aula Nella sua comunicazione all’aula (l’inizio della seduta, secondo quanto si è appreso, sarebbe stata presieduta da una riunione dei gruppi di maggioranza), Brega ha ribadito di voler compiere «un atto di verità nei confronti del consiglio regionale, di me stesso e della mia famiglia», augurandosi che «i fatti possano dimostrare che oggi ho aperto il cuore alla verità». Brega ha poi ripercorso brevemente, fornendone alcuni particolari, la vicenda giudiziaria che lo riguarda. «La procura di Terni – ha riferito – il 16 maggio scorso mi ha fatto pervenire un invito a comparire per i reati di peculato e di concussione. Gli episodi di peculato – ha voluto precisare Brega – non attengono alla mia attuale funzione di presidente del consiglio regionale ma in quella, risalente ai primi anni duemila, di assessore comunale di Terni con delega agli eventi valentiniani».

Le accuse relativi a periodi precedenti all’attuale ruolo Più in particolare, Brega ha ricordato che i fatti di peculato a lui contestati riguardano due fasi: quella dal 2001 al 2002, quando da assessore curava gli eventi valentiniani, e quella dal 2003 al 2005, quando era presidente della manifestazione ternana dedicata al patrono cittadino. Rispetto «alla natura ed alla modalità» delle spese compiute in questi due periodi, Brega ha ribadito la propria «assoluta estraneità ai fatti» che gli vengono contestati, spiegando che, nel primo caso, «nessuna somma avrebbe potuto essere spesa senza la determina del dirigente dell’assessorato comunale», mentre, nel secondo caso, «gli impieghi di liquidità sono tutti correlati a documenti contabili».

L’accusa di concussione però è attuale L’accusa di concussione si riferisce alla visita di Brega nel carcere di Terni, e ad un suo incontro con l’ex presidente di Confcommercio Terni, Porcacchia, indagato nella stessa inchiesta ed in altre sue ramificazioni: a questo riguardo, Brega ha chiarito che la sua visita in carcere «era stata programmata tempo prima dei fatti in questione». A questo proposito, Brega ha ricordato di aver compiuto in passato altre visite nel carcere ternano, «una realtà importante per la città e con molte difficoltà». «In questi tristi giorni – ha aggiunto – mi sono chiesto più volte se ho fatto bene a compiere quella visita, e mi sono risposto che, alla luce di quanto successo, forse in futuro lo eviterei, ma è chiara in me la coscienza di non aver assolutamente strumentalizzato quella visita per altri motivi»

Lega Nord: discutere la richiesta di dimissioni Una volta ascoltate le parole di Brega la Lega Nord ha chiesto che venisse calendarizzata la richiesta del presidente: «Prendendo atto delle comunicazioni del consigliere regionale Brega – ha detto Gianluca Cirignoni -, con cui rimette alle forze politiche la decisione relativa alla sua permanenza alla carica di presidente del Consiglio regionale, al fine di stimolare una democratica discussione e un pronunciamento su fatti che minano l’immagine delle istituzioni regionali, abbiamo provveduto a depositare una mozione urgente con la quale chiediamo che il Consiglio regionale ufficializzi mediante il voto la richiesta di dimissioni del consigliere Brega da presidente della massima Assemblea regionale».

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