Di Girolamo e Boccali (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi e Marco Torricelli

Nove sfide, alcune simili e altre differenti tra loro, e altrettanti vincitori. Domenica in Umbria 373.583 elettori sono chiamati alle urne per il ballottaggio che interessa Perugia, Terni, Foligno, Spoleto, Gubbio, Gualdo Tadino, Marsciano, Bastia Umbra e Orvieto, ma è nei due capoluoghi di provincia si giocano le sfide politicamente più pesanti. A Perugia il sindaco uscente Wladimiro Boccali se la vedrà con Andrea Romizi, a capo di uno schieramento che dopo il primo turno ha cambiato pelle: da candidato del centrodestra infatti, grazie all’apparentamento fatto con Waguè e Barelli Romizi ha voluto dare un’impronta civica alle due ultime settimane di campagna elettorale. Un match dove Boccali, anche se il secondo turno è una nuova partita, sembra partire favorito: in primis c’è un distacco grande da colmare (più di 20 punti), poi c’è la maggior capillarità del principale partito della coalizione, il Pd. Romizi e Boccali infatti, come testimonia il confronto fatto da Umbria24 dopo il primo turno, se la giocano in centro e nei quartieri circostanti, mentre fuori Boccali stravince. Ed è proprio in queste zone che il Pd, a differenza degli altri, può contare su un maggior radicamento e capacità di mobilitazione.

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Perugia Inoltre, il centrosinistra può puntare anche sul voto di chi gravita in qualche modo intorno all’amministrazione, di chi fa parte di una rete di potere consolidatasi negli anni. Elettori per i quali Romizi rappresenterebbe un salto nel vuoto. Negli ultimi giorni, mediaticamente il centrosinistra ha cercato di appiccicare il volto di Berlusconi e del berlusconismo su quello di un Romizi che l’ha anche cancellato dalla sede del suo comitato. Quanto pagherà questa strategia è tutto da vedere. Dall’altra parte l’apparentamento rappresenta la tavola da surf con la quale Romizi e i suoi nuovi compagni (che dovranno però convincere il proprio elettorato, sostanzialmente di centrosinistra, a votare un candidato di Forza Italia), cercano di cavalcare l’onda di malcontento nei confronti di Boccali. Il messaggio è immediato: tutti gli scontenti, di ogni estrazione politica, se vogliono cambiare votino Romizi. La frase che la nuova coalizione ha usato nei giorni scorsi del resto non lascia dubbi: «Siamo il comitato di liberazione da un regime arrogante». Una contesa in mezzo alla quale si tira paradossalmente la giacca di Renzi da una parte e dall’altra: Boccali, così come gli altri che al congresso hanno militato nell’altra trincea, si sono fatti ritrarre insieme al premier, mentre Waguè sostiene addirittura che sia Romizi «il Matteo Renzi umbro».

I FAC-SIMILE DELLE SCHEDE

Terni Un paragone che si ritrova anche da parte di esponenti di centrodestra sui social network. Insomma, di fronte a un Berlusconi politicamente non più spendibile si tenta lo ‘scippo’ mediatico del leader di un altro partito. A Terni gli ultimi giorni sono stati segnati da un crescendo di polemiche. La ‘conca’ si avvicina così all’8 giugno: con un candidato del centro destra, Paolo Crescimbeni, che strizza l’occhio ai grillini e il sindaco uscente, Leopoldo Di Girolamo che, invece, tenta di chiudere i conti guardando non solo a sinistra, ma puntando anche a recuperare almeno una parte dell’elettorato moderato. Senza trascurare, a sua volta, chi dopo primo turno potrebbe decidere di non seguire il consiglio – non votare o annullare la scheda – del M5S. Il fatto che non ci sia stato nessun apparentamento ufficiale, peraltro, complica un pronostico di un confronto che, anche se vede il secondo partire con un largo vantaggio dopo il primo turno (27.160 voti, il 46,88% per il centro sinistra contro 11.714 preferenze, il 20,21% per il centro destra), resta comunque tutto da seguire.

La smentita Il Movimento 5 Stelle di Terni, però, smentisce e dice: «Nessuna indicazione di voto è stata infatti data ai propri elettori, compresa quella di non votare o annullare la scheda. Al contrario, per orientare la scelta – assolutamente libera – dei propri elettori, il Movimento 5 Stelle ha rivolto ai due candidati nove domande».

LE SFIDE A FOLIGNO, SPOLETO E IN ALTRI 4 COMUNI

Orvieto Il 25 maggio è finita con il 49,84% ottenuto da Giuseppe Germani e il 34,42% di Antonio Concina. Ma domenica quei numeri serviranno solo per le statistiche. A contare saranno quelli finali. I due candidati che si giocheranno la poltrona di sindaco non potranno contare su nessun endorsement ufficiale da parte degli altri tre candidati rimasti a guardare. Scontato il ‘liberi tutti’ dei grillini (6,37%), anche Laura Ricci di ‘Ri-governare Orvieto’ (5,16%) e Marco Frizza, de ‘La mia Orvieto’ (4,18%) hanno deciso che non daranno alcuna indicazione. Eppure proprio quel 16% scarso rappresenta il giacimento nel quale entrambi i candidati stanno cercando di trovare la pepita vincente.

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