di D.B.
«La discussione in difesa del lavoro noi la vogliamo dentro il consiglio regionale, la massima assemblea rappresentativa dell’Umbria». A rimarcarlo è il segretario del Prc Stefano Vinti che sabato mattina, insieme a Damiano Stufara e ai vertici della Federazione della Sinistra regionale (Giuseppe Mascio, Pdci, e Franco Calistri, Socialismo 2000), ha espresso netta contrarietà sulla riforma del lavoro aprovata venerdì dal consiglio dei ministri. La mozione a firma Prc-Idv insomma, che chiede alla giunta di schierarsi contro la riforma, i due partiti la vogliono portare nel corso della seduta del prossimo 29 marzo. Ben sapendo che il Pd, spaccato e obbligato a sostenere Monti, è in un guado a Roma come a Perugia e tutto vorrebbe tranne che mostrare in consiglio le crepe su un argomento delicatissimo.
Il bailamme sulle mozioni Ben cinque le mozioni targate centrosinistra planate venerdì sul tavolo del presidente del consiglio regionale Eros Brega in vista della composizione dell’ordine del giorno del 29. Gli argomenti sono tra i più vari: dall’acqua pubblica alle ferrovie, dall’accesso ai servizi sanitari per i disabili fino alla rupe di Orvieto e al colle di Todi. Proprio il duo Dottorini-Stufara venerdì ha chiesto di sostituire quella sull’acqua con quella sul mercato del lavoro e articolo 18 innescando malumori e tentativi, sul fronte democratico, di non discuterla in consiglio. Una situazione che secondo l’Udc di Sandra Monacelli «fotografa l’imbarazzante vicenda politica: ben cinque mozioni proposte dalla maggioranza – scrive in una nota -, che non è riuscita a concordarne nemmeno due, e due delle minoranze, ma su un unico argomento, riguardante l’introduzione dei ticket sanitari sulle prestazioni specialistiche in intramoenia. Di cosa si occupa dunque un Ufficio di presidenza – si chiede Monacelli – composto soltanto da esponenti dei partiti di sinistra ma che non riesce a risolvere nemmeno l’intrigatissima questione delle mozioni presentate da loro stessi?».
CASSA INTEGRAZIONE, I NUMERI DELLA CRISI AGGIORNATI A FEBBRAIO
Niente loden Sul fronte sinistro però si tira dritto e si punta a far emergere le contraddizioni in consiglio regionale, anche allo scopo di mantenere ben chiuso nell’armadio l’ormai famigerato loden, simbolo di governi allargati o tecnici. «E’ ora arrivato anche in Umbria il momento delle decisioni – hanno detto sabato Stufara e Vinti -, di scegliere da che parte stare e di unire le forze politiche e sociali per contrastare il disegno del governo Monti, un governo di marcata ispirazione antisociale». «Se qualcuno pensa di mettere il loden anche a Palazzo Cesaroni, noi non siamo d’accordo». «I lavoratori che martedì manifesteranno durante lo sciopero generale – ha detto Stufara – vogliono infatti sapere chi sta dalla loro parte e per questo vogliamo capire se il Consiglio regionale dell’Umbria è pronto a ribadire l’inderogabilità dei principi ispiratori dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori».
La Cgil continua a dare battaglia Sul fronte sindacale a dare battaglia ci pensa poi la Cgil che dopo le manifestazioni dei giorni scorsi a Perugia e Terni il sindacato sta organizzando altre iniziative a livello territoriale con scioperi, assemblee, presidi ed anche la raccolta di firme per una petizione contro i «licenziamenti facili». Il prossimo appuntamento sarà martedì mattina alla Sala dei Notari di Perugia con un incontro sulle «facce della crisi», al quale interverrà il segretario nazionale Vincenzo Scudiere, e con uno sciopero di quattro ore a carattere provinciale. Iniziative che culmineranno con lo sciopero generale nazionale di otto ore da proclamare in concomitanza con il dibattito parlamentare sulla riforma del lavoro. Presentando il pacchetto di inizitive il segretario della Cgil di Perugia e di quella regionale, Vincenzo Sgalla e Mario Bravi, hanno sottolineato ancora una volta la gravità della crisi umbra tra cassa integrazione in aumento record e aziende che chiudono. Agli altri sindacati, vista la gravità del momento, la Cgil chiede azioni unitarie per aprire a livello regionale una «vertenza Umbria».

