di Daniele Bovi
Abrogare la norma che consente al committente di sottrarsi alla responsabilità solidale per i crediti di lavoro (stipendio, contributi, Tfr) dei dipendenti dell’appaltatore, se nel contratto è stato applicato un contratto nazionale firmato dalle organizzazioni «comparativamente più rappresentative». È essenzialmente questo l’obiettivo del quarto referendum (scheda di colore rosso rubino) sul quale gli italiani saranno chiamati a esprimersi domenica 8 e lunedì 9 giugno. Dopo quelli dedicati al primo, secondo e terzo quesito, proseguono gli approfondimenti di Umbria24 dedicati ai cinque referendum.
Il contesto Il quadro normativo attuale è quello del decreto legislativo 276 del 2003, cioè della legge Biagi che, tra le altre cose, a proposito della responsabilità solidale prevede il principio per cui il il committente risponde in solido con l’appaltatore e l’eventuale subappaltatore per i trattamenti retributivi e contributivi dovuti ai lavoratori. Una responsabilità della quale, però, il committente può liberarsi in caso l’appaltatore applichi un contratto collettivo stipulato da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.
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Perché sì Questo quarto quesito, come gli altri tre che hanno al centro il tema del lavoro, è stato promosso dalla Cgil, secondo la quale abrogare la norma garantirebbe piena responsabilità del committente verso i lavoratori, anche nei casi in cui sia formalmente applicato un contratto collettivo. Per il sindacato infatti la deroga oggetto del referendum ha incentivato l’uso di contratti collettivi “di comodo”, con condizioni peggiorative, aggirando le tutele. Abrogarla permetterebbe per i promotori anche la selezione con maggiore cura degli appaltatori, e di rafforzare le tutele in settori fragili come logistica, servizi, costruzioni e vigilanza privata.
Perché no Per il fronte del No e per chi invita all’astensione, invece, un sistema di responsabilità esiste già: la clausola attuale, infatti, garantirebbe già un equilibrio tra tutele e certezza giuridica. Per i contrari poi reintrodurre l’obbligo porterebbe anche a scoraggiare i committenti dall’affidarsi ad appaltatori e finirebbe per penalizzare le imprese che lavorano in modo corretto, con rischio di coinvolgerle in vertenze legali. Per le associazioni del mondo del lavoro, infine, il problema andrebbe affrontato con maggiori controlli ispettivi e non con l’abrogazione della deroga.
