di Maurizio Troccoli
Mai come in questo momento il centrosinistra potrebbe giocare una partita aperta alle regionali. Le due città della regione, Terni e Perugia, a differenza che prima, hanno espresso la loro contendibilità. Votare oggi a Terni significherebbe cosa ben diversa di qualche mese, fa. Perugia, è sotto gli occhi di tutti. Altre parti della regione: Marsciano, Foligno, Bastia e il Trasimeno indicano una tendenza.
Mai come in questo momento il centrodestra è un avversario indebolito. E, il centrosinistra, non può non sapere che, errori, in questa fase, sarebbero imperdonabili. Quali? Non comprendere cosa dice l’elettorato. Tre cose per tutti: è importante risvegliare entusiasmo (la gente, se c’è politica, partecipa). Impossibile presentare una coalizione più corta di quella vista a Perugia; i partiti devono fare un passo indietro, ne escono meglio anche loro. Ah c’è una quarta: il candidato alle Regionali deve essere figlio del presente e non formato su equilibri e tempi superati.
Il centrodestra a Perugia ha affrontato la battaglia, dimostrandosi avversario ancora molto forte. Checché se ne dica, nessuno sa indicare un candidato che avrebbe preso più voti di Scoccia, attesa l’impossibilità di candidare Romizi. La massima potenza di quella coalizione, sul capoluogo, è scientificamente misurabile. La presidente Tesei ha più di una difficoltà ad affrontare una campagna elettorale per le regionali: il suo partito in un inesorabile declino e temi quali la sanità che la vedono come la prima responsabile di un patrimonio umbro depauperato, rende evidente ai suoi alleati l’alto rischio di una ricandidatura. L’opzione Romizi è ancora valida, anche se indebolita. Avere perso il proprio Comune dopo dieci anni di amministrazione, ancorché con un risultato dignitoso, non è come presentarsi da premiato dai cittadini. Il suo secondo mandato non è piaciuto e il silenzio non è bastato. Il partito di maggioranza, FdI che qualche carta potrebbe ancora giocare, come i rappresentanti di altre aree della Regione, avrebbero più di una ragione per non affidargli la missione. Quanto avvenuto in questi ultimi tempi poi, sul piano della comunicazione, non suggerirebbe profili tiepidi. Insomma il centrodestra, strategicamente, potrebbe essere lasciato a fare tutto da sé, per essere di vantaggio al centrosinistra.
Ferdinandi è invece la trafilatura attraverso cui passa il prossimo impasto. Quello elettorale, che non può non tenere conto di quanto accaduto. Certi nomi fatti per le prossime regionali in questi ultimi anni, appaiono calibrati su ere geologiche fa. Da Roma, ancor prima che da Perugia, potrebbero bussare alla sua porta, per ridurre il margine d’errore. E lei, a cui tutti, anche gli avversari, riconoscono il merito di avere risvegliato un’anima politica, nonché la leadership, potrebbe rispondere alla nomenclatura che le strade sono due: o questo patrimonio si valorizza, a patti e condizioni, o lo si butta per aria. Consapevoli di averci colpevolmente rinunciato.
