di D.B.
Presidenti contro. Tra timori di annessione e di perdita di identità, la Provincia di Terni va alla guerra contro la decisione del governo di sopprimerla prevista nella manovra varata venerdì sera. Per lunedì 29 agosto infatti è stato convocato un consiglio provinciale straordinario e «aperto» al quale saranno invitati i membri del consiglio comunale, la presidente della Regione Catiuscia Marini, i sindacati, la Camera di commercio, «le forze economiche e sociali» e pure il vescovo Vincenzo Paglia. Tutti insieme per quella che il presidente dell’ente Feliciano Polli definisce «una seduta particolarmente urgente e importante che avrà lo scopo di scongiurare una decisione dagli effetti devastanti sul territorio».
Polli contro Guasticchi Un Polli che non ha per nulla gradito l’intervista rilasciata al Corriere dell’Umbria dal presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi. Intervista nella quale Guasticchi chiede più poteri per l’ente di piazza Italia, dando quindi per scontata la sparizione di Terni. Polli non nomina mai il collega nonché compagno di partito ma il bersaglio dell’ira del presidente ternano è piazza Italia. Sono errate, secondo Polli, «le posizioni di coloro che, anche dal versante istituzionale, danno per scontata una decisione che, invece, scontata non è, acconciandosi a cogliere i presunti benefici di una scelta che finirebbe, al contrario, per penalizzare l’intero territorio regionale». Un modo elegante per far capire che l’ente guidato da Polli non è ancora un cadavere intorno al quale possono iniziare a svolazzare i corvi.
Ferrante: insensata abolizione A dar man forte a Terni ci pensa anche il senatore del Pd eletto in Umbria Francesco Ferrante: «E’ davvero insensato – scrive il senatore – confondere la sacrosanta esigenza di tagliare i costi della politica con l’abrogazione di un ente fondamentale per lo sviluppo del ternano e importante per l’equilibrio istituzionale dell’intera Regione Umbria». Ferrante appoggia poi Guasticchi nel chiedere che vengano aboliti «odiosi privilegi» come i «generosi vitalizi parlamentati» e che vengano sciolti «gli enti inutili». «In questo quadro – ha concluso Ferrante – pensare di risanare il bilancio del Paese abrogando la provincia di Terni e qualche piccolo comune, culla delle nostre identità appare davvero folle, tanto più in un periodo dove la crisi delle industrie su cui Terni ha fondato il proprio sviluppo richiederebbe un quadro istituzionale stabile e forte».


Caro Polli, se chiude la Provincia di Terni che fine farà il capo del suo gabinetto? Come verrà utilizzato il compenso di € 182.000,00 annue che lo stesso percepisce? Non crede che tale chiusura possa costituire un vantaggio in termini economici per la comunità. Cari consiglieri provinciali, cari assessori, consigliate al vostro Presidente di non difendere ad oltranza i propri benefici perchè la comunità non ne trarrebbe alcun utile in fatto di servizi, consigliategli di trovarsi un buon lavoretto insieme al suo capo di gabinetto. Nessuno per molto tempo, stante l’importanza della Provincia si accorgerebbe dalla sua chiusura.