di Gordon Brasco
Se vi state chiedendo il significato del titolo vi basterà prendere le iniziali delle tre parole e vi ritroverete con l’acronimo «WTF» (what the fuck) già usato nei social media, solo che qui è in versione militare. Se invece vi state chiedendo se andare a vedere questo film la risposta è in un altro acronimo usato in internet : «NvM», ovvero «never mind» (lascia perdere). Hollywood si sta occupando sempre più insistentemente del Medio Oriente e per essere precisi di tutti quei paesi che negli ultimi dieci anni sono stati (o forse sarebbe meglio usare il verbo al presente) al centro delle guerre lanciate prima e dopo l’undici settembre newyorkese. Afganistan, Iraq, Siria… sembra che le major hollywoodiane non pensino ad altro e non solo come sfondo ai soliti film di guerra ma anche come location per storie meno convenzionali. Per esempio negli ultimi tempi abbiamo visto «Rock the Kasba» (del 2015 diretto da Barry Levinson con protagonista Bill Murray) che non è andato molto bene eppure le case di produzioni non hanno desistito e continuano a scegliere quei teatri di guerra per un nuovo ciclo di film. È un po’ come avvenne per il Vietnam: ai centinaia di film di guerra lentamente si affiancarono anche pellicole di contenuto diverso come per esempio «Good morning Vietnam» (film del 1987 diretto da Barry Levinson e interpretato da Robin Williams) o il geniale «M*A*S*H» (film del 1970 diretto da Robert Altman) da cui anche l’omonima serie. Glenn Ficarra però non segue gli esempi di Levinson o Altman e non decide che tipo di film vuole: se lasciare la guerra sullo sfondo o farla entrare prepotentemente nella vita dei suoi protagonisti, se rendere la storia anticonvenzionale rispetto agli eventi ovvero provare a creare quel mix di bombe e gag che rende la visione sorprendente rispetto a un Rambo qualsiasi.
Una storia confusa Questa indecisione di fondo affossa il film fino a farlo diventare un ibrido tra il comico e il biopic, con scene che sembrano apertamente tratte da una pellicola con Jack Black ad altre che vorrebbero essere drammatiche alla Oliver Stone… il risultato è confuso e porta lo spettatore a girarsi nervosamente sulla poltrona in cerca di un senso a ciò che sta guardando. In questo marasma si perdono anche gli attori in evidente stato confusionale, spiazzati da un copione che confonde le idee e li costringe a una performance più improvvisata che vissuta, così che i loro personaggi non diventano quasi mai credibili ma caricature di stereotipi classici (l’arrivista, la donna in carriera, il militare cattivo e via così). Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo me no: la storia dovrebbe essere un biopic tratto dal libro della reporter di guerra Kim Barker. Il risultato è una storia confusa, spezzettata, a metà tra una commedia venuta male e un reportage sulla carriera giornalistica di una donna in uno dei posti più pericolosi della terra. Come convivono queste due anime del film? Male al punto che arriverete ai titoli di coda esausti da tanta indecisione da parte del regista. Avete voglia di una commedia, di un biopic o di un film di guerra? Affittate tre dvd diversi e restate a casa, questo «Whiskey Tango Foxtrot» non ne vale la pena.
Un film di Glenn Ficarra, John Requa. Con Tina Fey, Margot Robbie, Martin Freeman, Alfred Molina, Christopher Abbott. Biografico, durata 112 min. USA 2016. Universal Pictures.
Trama: Una reporter di guerra si reca in Afghanistan e in Pakistan come corrispondente. in questo contesto drammatico, stringe amicizia con un fotografo.
Perugia
Gherlinda: 17.10 / 19.45 / 22.20
Uci Cinemas Perugia: 17.20 / 19.50 / 22.25
Terni
The Space: 17.25 / 20.00 / 22.35
