di Giorgia Olivieri

Contratto di lavoro scaduto da due anni e ora in rinnovo al Parlamento «senza condizioni migliorative», mancanza di riconoscimento professionale e assenza di contratto integrativo, questa la condizione degli insegnanti universitari madrelingua inquadrati come personale tecnico amministrativo. Nella mattinata di venerdì 30 giugno hanno scioperato i ‘cel’ di oltre venti atenei italiani, tra cui i due di Perugia: presso il centro linguistico dell’Università di Perugia sono solamente venti a impartire corsi a oltre 6 mila studenti, inoltre sia qui che all’Università per Stranieri la retribuzione salariale è basata solo sul tabellare.

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Le richieste Al centro delle richieste l’unificazione della normativa e del trattamento stipendiale e un intervento finanziario mirato da parte del Governo, che sollevi gli atenei dalle gravose spese necessarie per adeguare il trattamento stipendiale della categoria. Si chiede poi ai rettori di sostenere la richiesta dei cel di ottenere lo status giuridico di insegnanti, «e non docenti», e un trattamento stipendiale uniforme a livello nazionale. Già nel 2009, durante l’ultimo governo Berlusconi, l’Italia è stata costretta da parte della Corte di giustizia europea a versare 150 mila euro al giorno di mora per il mancato rinnovo del contratto di lavoro nazionale ai lettori di madrelingua (ora cel). I manifestanti chiedono, inoltre, che venga sostenuta la ricostruzione di carriera dei lettori dall’inizio del rapporto di lavoro fino alla cessazione del servizio. Infine viene chiesto di interpellare la Conferenza dei rettori delle università italiane per una «rapida soluzione positiva nell’interesse del Paese, alla formazione linguistica degli studenti universitari».

Richiesta alla Crui A Perugia, dopo un’assemblea presso il rettorato in piazza dell’Università, i lavoratori si sono spostati a palazzo Gallenga, insieme ai sindacalisti di Flc Cgil due delegazioni hanno consegnato ai rettori Oliviero e De Cesaris un documento programmatico. Il rettore Oliviero, invece, non era presente, motivo per cui il documento è stato ritirato da Mario Tosti, delegato per le risorse umane, e Anna Vivolo, direttrice generale. Insieme alla consegna del documento, i rappresentanti cel dell’Università per Stranieri sono stati accolti dal rettore per un tavolo di confronto. Qui De Cesaris ha ascoltato le richieste delle sindacaliste e delle docenti di lingua, promettendo di «premere con la Crui per coinvolgere più rettori possibile, chiederò che si divulghi un comunicato a supporto della categoria».

Università per Stranieri Come emerge anche dal documento di Flc Cgil Umbria, «l’attuale configurazione dei cel ha portato all’adozione di soluzioni difformi nel panorama nazionale e ha dato luogo a una certa incertezza su questa figura da parte delle università». De Cesaris stesso dichiara infatti che «il Cel non è né carne né pesce ad oggi, nel nostro ateneo abbiamo scelto comunque di assumere questa figura», sono stati recentemente assunti, infatti, sei Cel presso l’ateneo. «Il tema di fondo però deve risolverlo il Governo, anche se la stessa Bernini conta poco, mentre gli ultimi Ministri venivano direttamente dall’università».

Università di Perugia «La realtà del Cla è di anonimato, anche se oggi come oggi lavoriamo lì in 23 per più di 6 mila studenti – spiega la docente di lingua francese, Brigitte Noirhomme – anche il diritto allo studio garantito dall’università di fatti non lo è più». Le difficoltà coinvolgono anche gli studenti: «Iscriversi agli esami è diventato come cercare un biglietto per un concerto di Madonna – scherza la docente – dopo pochi minuti non ci sono più i posti e gli studenti devono anche rinunciare a seguire le lezioni perché i posti non sono disponibili e sono quindi malcontenti». «Se adesso l’ateneo è considerato tra i migliori per le lingue lo deve al centro linguistico d’ateneo – conclude Noirhomme – noi non vogliamo essere più cel inquadrati come personale tecnico amministrativo, noi siamo insegnanti universitari madrelingua».

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