di Gordon Brasco
Mettiamo subito in chiaro una cosa: se pensate di andare al cinema per vedere un film di guerra stile Mel Gibson in «We were soldier» (film del 2002 diretto da Randall Wallace) posate le chiavi dell’auto, rimettetevi le pantofole e accendete la tv. Se il secondo conflitto mondiale può essere ricordato con la strategia tedesca del Blitz Krieg (guerra lampo) il primo conflitto (1914-1918) rientra più nei canoni della guerra di posizione, ovvero nella strategia di logoramento del nemico attraverso la contrapposizione di trincee a volte posizionate a pochi metri l’una dall’altra, un modo di affrontarsi «vecchia scuola» che trattava il soldato come carne da macello in spregio a qualsiasi buonsenso (ma quale guerra ne ha?). Ecco quindi che il film di Olmi rappresenta perfettamente questa situazione…trincee scavate come ferite nella terra, abitate da soldati curvi che attendono come bestiame portato al macello l’ordine di tirar fuori la testa per andare a morire in quei pochi metri che li separano dal nemico. Il verbo da tenere a mente quindi nel film di Olmi è «attendere», perché è quello insieme a un silenzio spettrale e agli sguardi disperati dei soldati a rendere vivido il significato della guerra così come l’hanno vissuto e descritto nostri connazionali illustri come Primo Levi o Massimo Rigoni Stern. Questo non vuol dire che la vostra passione di storici vi salverà da un abbiocco in sala…alcuni passaggi del film sono davvero soporiferi e dovrete lottare con le unghie e con i denti per non appoggiarvi alla spalla di quello che vi sta accanto, soprattutto se andate a vedere il film dopo una giornata di duro lavoro.
Interiorizzare la tragedia Ma la lentezza del film è un elemento voluto da Olmi, è il tempo che si richiede a ognuno di noi per interiorizzare la tragedia della guerra e lo smarrimento di chi l’ha dovuta combattere eseguendo ordini arrivati per telefono da comandi posizionati ben al sicuro da pallottole o tiri d’artiglieria…è una lezione complessa ma efficace su un pezzo della nostra storia che faremmo bene a non dimenticare. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: Olmi ricrea la vita in trincea come davvero è stata, piena di attesa snervante, paura, delusione, eroismo e decisioni insensate…è una pellicola dai ritmi lenti perché lento era il logoramento tra nemici, rinchiusi in spazi angusti in attesa di assalti all’arma bianca. Non ci sono eroi da celebrare né un Capitan America capace di vincere da solo intere battaglie, ci sono solo molti giovani mandati a morire per conquistare un paio di metri del nemico, una lezione importate che è sempre bene non dimenticare. L’unico rischio è che a tratti rischierete l’abbiocco ma nel computo dei pro e contro è un rischio che vale la pena correre.
Un film di Ermanno Olmi. Con Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria. Drammatico, durata 80 min. Italia 2014. 01 Distribution.
Trama: Siamo sul fronte Nord-Est, dopo gli ultimi sanguinosi scontri del 1917 sugli Altipiani. Il racconto si svolge nel tempo di una sola nottata. Gli accadimenti si susseguono sempre imprevedibili: a volte sono lunghe attese dove la paura ti fa contare, attimo dopo attimo, fino al momento che toccherà anche a te. Tanto che la pace della montagna diventa un luogo dove si muore. Tutto ciò che si narra in questo film è realmente accaduto. E poiché il passato appartiene alla memoria, ciascuno lo può evocare secondo il proprio sentimento.
Perugia
Comunale Sant’Angelo: 18.30 / 21.15
Foligno
Multisala Clarici: 17.30 / 20.00 / 22.30
