di Gordon Brasco
Volete assistere a una cagnara d’antologia? Allora cercate di imbucarvi a una prima di Terrence Malick…a prescindere dal film sono assicurati fischi, ululati, applausi, grida, trombette e tricche-tracche. Malick (La sottile linea rossa del 1998, The New World – Il nuovo mondo del 2005, The Tree of Life del 2011) ha questa caratteristica quasi unica, quella di dividere la critica in due fazioni senza possibilità di nessun dialogo tra le parti. Sarà che il regista texano ce la mette tutta per rendersi ostico e questo To the Wonder non fa eccezione: alcuni passaggi della storia risultano talmente criptici che tradurre un testo in sanscrito vi sembrerà una passeggiata, per non parlare di una scelta stilistica nella regia che vi farà alzare le sopracciglia più di una volta. Completano il tutto una storia non proprio ordinaria e una narrazione che fa uso di ben quattro lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo): roba per poliglotti navigati. Ma in fin dei conti elencare le cose che non tornano in un film di Terrence Malick è un esercizio sterile, perché i suoi lavori sono sempre qualcosa di particolare e giudicarli secondo parametri ordinari è fuorviante. Malick si giudica con Malick, punto. Fatta questa premessa il resto è semplice: come in tutti i suoi film il regista nato a Waco (il 30 novembre 1943) centra la sua narrazione sull’amore dell’uomo e sul suo esprimersi all’interno della natura a cui tutti noi apparteniamo, un esprimersi che a volte è mistero e sorpresa come in The Tree of life o conflitto come appunto in To the Wonder.
Il meno immediato Conflitto tra uomo e donna, madre e figlia, uomo e Dio insomma tutto quello che affolla una vita normale solo strizzati in due ore di film accompagnati da voci fuori campo dei protagonisti, un po’ come aiuto alla narrazione un po’ come voce della coscienza. Di certo possiamo dire che tra tutto i lavori di Malick questo risulta essere il meno immediato, come se il regista avesse ben chiaro il messaggio da proporre al suo pubblico (il sentimento degli uomini all’apice della sua espressione positiva e negativa) ma senza quell’abituale fluidità che comunque era caratteristica dei suoi lavori precedenti. Attenzione, non stiamo parlando di «comprensibilità», Malick è sempre stato decisamente ermetico nei suoi lavori, ma la sua narrazione degli eventi aveva sempre mantenuto un evolvere lento ma inesorabile (da qui i tempi biblici dei suoi film) che qui ritroviamo pochissimo. Ottima la performance del cast con qualche riserva su Ben Affleck che sfoggia una mimica un po’ bovina ma questo non da oggi. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi dipende: se siete dei fan di Malick, conoscete il suo lavoro e ne apprezzate i contorni ostici allora fatevi sotto, questo suo ultimo lavoro è quello che fa per voi. In tutti gli altri casi restate a casa, potreste pentirvi amaramente di queste due ore di cinema e uscire dalla sala con espressioni in viso buone per un concorso di depressi cronici.
Un film di Terrence Malick. Con Ben Affleck, Olga Kurylenko, Rachel McAdams, Javier Bardem, Tatiana Chiline. Drammatico, durata 112 min. USA 2012. 01 Distribution.
Trama: Un donnaiolo che teme di perdere la propria libertà si reca a Parigi dove intreccia una relazione sessuale con una donna europea. Quando l’uomo decide di tornare a casa in Oklahoma, porta con sé la sua amante e la sposa, soprattutto per motivi di visto, ma quando la relazione entra in crisi l’uomo riallaccia i rapporti con una ragazza della sua stessa città natale con cui aveva avuto una lunga relazione in passato.
Perugia
Zenith: tutti i giorni ore 21:15; domenica ore 19:30 – 21:15
