di Gordon Brasco
Esordio cinematografico per Maya Forbes che dopo un’attività di grande successo come sceneggiatrice televisiva punta al grande salto con un film praticamente autobiografico. Erede dell’impero editoriale Forbes, Maya usa le vicende della famiglia Stuart per raccontare in modo tenero il suo passato di bambina cresciuta in una casa dove il padre era affetto da una malattia mentale molto grave che ha segnato la sua ma anche la vita di tutta la famiglia. Impostato in modo da non assumere mai un tono troppo pesante, il film non risparmia nessuna delle difficoltà che una situazione del genere può generare all’interno di un nucleo familiare: quella di spiegare certi comportamenti «insani» a dei bambini, i rischi di convivere con una persona potenzialmente pericolosa, l’amore e le battaglie da fare per tenere insieme una famiglia…insomma tutto ciò che potete ben immaginare può minare una crescita normale ma senza accuse o recriminazioni nei confronti di un genitore (il padre) che viene accettato per come è anche di fronte ai mille problemi generati dalla sua malattia. Probabilmente la regista non ha mai smesso di amare questo padre un po’ pazzo e un po’ pericoloso e questo sentimento incrollabile l’ha portata a dirigere una storia dolce, a tratti divertente, una denuncia sulle tante amarezze di un’infanzia difficile che però non hanno prevalso sull’affetto e sul legame tra lei e il padre.
Raccontare la malattia In questo senso il film assume a volte una forma un po’ irreale o troppo buonista, perché pur raccontando alcuni episodi oggettivamente gravi la Forbes non riesce mai a essere troppo dura con Cameron Stuart (il padre interpretato da Mark Ruffalo), innamorata ancora oggi di quest’uomo un po’ folle che al di là di ogni cosa ha voluto sempre bene alle sue figlie. Bellissima la colonna sonora anni ’70 che vi accompagnerà da una scena all’altra con un sapiente mix di generi e interpreti, un po’ nostalgica forse ma a noi è piaciuta molto. Grande interpretazione di Mark Ruffalo che deve aver studiato la parte in modo davvero intenso per riuscire a soddisfare le pretese della Forbes, mentre Zoe Saldana ci ha convinto meno, forse perché il suo personaggio è sicuramente meno efficace nel mostrare l’indecisione di una donna divisa tra doveri e sentimenti. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: è un film drammatico ma dai toni divertenti e leggeri che si basa sulla difficoltà di dover affidare la crescita e l’incolumità di due bambine a un genitore che di per se non è né affidabile né capace di assicurare l’incolumità neppure a se stesso. È un ritratto autobiografico e quindi fortemente mediato dall’amore che la regista ha avuto per questo padre folle e pericoloso eppure capace di comunicare amore e tenerezza. Se state cercando un film piacevolmente drammatico questo è il titolo giusto per voi.
Un film di Maya Forbes. Con Mark Ruffalo, Zoe Saldana, Imogene Wolodarsky, Ashley Aufderheide, Beth Dixon. Titolo originale Infinitely Polar Bear. Commedia drammatica, Ratings: Kids+13, durata 88 min. USA 2014. Good Films.
Trama: Boston, anni ’70. Cameron è un padre di famiglia che soffre di un disturbo bipolare ed è disoccupato, la moglie Maggie non ce la fa a mantenere la famiglia ed accetta una borsa di studio a New York lasciando le figlie alle cure del marito un po’ imbranato e decisamente fuori di testa. Talvolta genitori e figli riescono inconsapevolmente a salvarsi la vita a vicenda.
Perugia
Zenith: 20.45 / 22.45
