©️Fabrizio Troccoli

di Carlo Forciniti

In comune hanno il passato a Trento. Ma ancora di più il feeling con la vittoria. Angelo Lorenzetti, Massimo Colaci e Simone Giannelli hanno caratterizzato e stanno caratterizzando un’era con la maglia della Sir Susa Scai.

La mente, il braccio e il leader forse più riconoscibile di una squadra che in una stagione che si chiuderà con le Final Four di Champions League in programma a Torino i prossimi 16 e 17 maggio, ha già messo in bacheca Mondiale per club, Supercoppa italiana e campionato . Uno scudetto dal sapore speciale, quello appena vinto in tre partite a spese della Lube. Anche perché rispetto a quello vinto nel 2024, Perugia lo ha festeggiato in casa. Di fronte alla propria gente. 

Lorenzetti «Sono felicissimo, felicissimo. Non abbiamo vissuto questo cammino guardando indietro ma siamo stati fianco a fianco, attaccati al percorso che doveva portarci a un cambiamento – svela Lorenzetti -. E cambiare, soprattutto quando si è giocatori importanti, non è facile. Costa fatica a tutti. Questo percorso finisce sotto il cielo di Perugia e sotto la nostra curva ed è una gran figata, ma anche se avessimo dovuto applaudire l’avversario, il percorso di quest’anno sarebbe rimasto».

Gotha Il coach sta entrando sempre più nel gotha della pallavolo italiana. Il sesto scudetto issa l’allenatore fanese al secondo posto nella classifica dei coach che hanno vinto più scudetti. A quota otto, i soli Franco Anderlini e Daniele Bagnoli. Un traguardo che inorgoglisce particolarmente Lorenzetti. «Provo gratitudine a chi mi ha dato la possibilità di allenare tanti anni in Superlega e di allenare squadra così forti. Nella mia carriera ho vinto ma ho anche perso e mi tengo strette, strettissime anche le sconfitte perché arrivare in finale è già molto. Sono grato a tutti quelli che mi hanno accompagnato».

Colaci Chi ha vissuto una serata particolare, indimenticabile, è certamente Massimo Colaci che alle Final Four di Torino chiuderà una carriera leggendaria. Il libero si gode il momento. Si gode un altro trionfo. In pieno. «Non so se chiudere così rappresenti il finale perfetto ma di sicuro ci siamo andati vicini – spiega -. È un gran bel finale, speravo e sognavo che fosse così. L’importante è vivere e condividere questa gioia con tutta la nostra gente. Non so se sia stato il trofeo più bello ma sicuramente è uno scudetto che porterò sempre nel cuore».

Il numero 13 bianconero torna poi su quanto accaduto in gara tre: «Sapevo che sarebbe stata una partita dura. La Lube all’inizio non sbagliava mai in battuta, bisognava aver pazienza e resistere. Lo abbiamo fatto. Siamo rimasti sempre attaccati alla partita e poi nel secondo set è arrivata la svolta».

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Giannelli Quella stagionale, per capitan Simone Giannelli è arrivata in un momento ben preciso. «Quando abbiamo perso in semifinale di Coppa Italia contro Verona – argomenta -. Quella sconfitta per certi versi ci è stata molto molto utile. È stata una batosta, abbiamo capito che dovevamo alzare il nostro livello». Missione compiuta, in pieno. «È il primo scudetto vinto in casa, una cosa fantastica vincere davanti a tutte queste persone che ci hanno spinto dall’inizio alla fine. Ringrazio tutti quelli che sono venuti al palazzetto e anche chi non è potuto venire. Sono contento di aver vinto per loro. Siamo stati costanti tutto l’anno. Abbiamo avuto un buon rendimento nonostante gli infortuni e le tante partite giocate. Vincere sempre nei playoff è stato bello. Siamo stati bravi. Dalla serie di semifinale contro la Lube dello scorso anno abbiamo imparato tanto. La costante è stata che siamo stati sempre presenti. È successo anche in gara tre dove abbiamo recuperato un set che era quasi andato». Ma non è finita qui. La Champions League, chiama: «Ora andremo a fare un’altra competizione. Giocheremo contro squadre che non abbiamo mai affrontato. Dobbiamo prepararla bene».

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