di Gordon Brasco
Il primo «Marigold Hotel» l’avevamo appellato «film “paraculo” dagli ingredienti occidentali cucinato in un forno tandoori»… questa seconda puntata non sapremmo come definirla senza scadere nel turpiloquio. Se gli americani (e i loro attori) rimangono ostaggio di una ricerca disperata dell’eterna giovinezza attraverso tinture posticce, palestra e festival del botox, gli inglesi si aggrappano sempre più all’emigrazione in terre straniere per scoprire (o riscoprire) da anziani sentimenti e gioia di vivere negatigli in madrepatria, una specie di fuga dalla realtà che un po’ fa tenerezza e un po’ tristezza. Davvero c’è bisogno di finire dall’altro capo del mondo per sentirsi vivo? E se la risposta è sì allora non sarebbe il caso di farsi un paio di domande su che tipo di persone siamo e in che razza di società viviamo? Perché il messaggio che viene fuori da questo secondo capitolo (ancor più che dal precedente) è che l’unica alternativa occidentale valida a una vecchiaia grigia e disperata è trovarsi un angolo di paradiso in qualche posto remoto (meglio se con un cambio favorevole rispetto alle proprie pensioni in dollari e sterline) e lì sparare le ultime cartucce a disposizione prima di tirare le cuoia…e badate, non c’è nessun altro motivo che spinge questi anziani a spostarsi dalla loro terra natia all’India, non c’è interesse nell’integrarsi nella nuova comunità che li ospita, non c’è interscambio culturale e infatti il film in pratica è una serie di girati in interni dove un cast british si sollazza tra un tè e l’altro avvitando le proprie vite su se stessi incuranti di ciò che hanno attorno.
India da cartolina Le città indiane fungono solo da cartolina, coloratissime e rumorose, ma assolutamente false, un po’ come quei fondali che si facevano scorrere nelle scene di guida nei film degli anni ’60 per dare l’idea del movimento ma senza avere la pretesa di essere reali. In mezzo a tutto questo le vite dei protagonisti che con qualche sprazzo di arguzia e simpatia a volte riescono pure a farci passare il magone per il drammatico ritratto sociale che il film ci sta proponendo; ma vedere entrare nella hall dell’hotel pure Richard Gere ci getta nello sconforto e ci fa sorgere la domanda: «Sarà lì a godersi i soldi ricavati dal suo lavoro di Gigolò?» (American Gigolò, regia di Paul Schrader del 1980). Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi no: che cos’è questa storia? un invito alla terza età a trovarsi un posto al sole dove spegnersi? Un neocolonialismo dai capelli argentati? Ognuno trovi la sua risposta, per quanto ci riguarda si tratta di una pellicola che ci inquieta per il suo modo di comunicare concetti sbagliati in modo così leggero, senza approfondire nulla, che vede nella fuga l’ultima speranza per acciuffare la vita per i capelli.
Un film di John Madden. Con Judi Dench, Maggie Smith, Bill Nighy, Dev Patel, Celia Imrie. Titolo originale The Second Best Exotic Marigold Hotel. Commedia drammatica, Ratings: Kids+16, durata 122 min. USA 2015. 20th Century Fox.
Trama: Sonny sta per sposare l’amore della sua vita, la bella Sunaina, e nel frattempo sogna di allargare la sua attività aprendo un nuovo hotel insieme alla sua socia Muriel. Tanto più che al Marigold ormai è rimasta solo una stanza libera che verrà presto occupata da Guy e Lavinia, i due nuovi arrivati. Il matrimonio indiano è alle porte e fervono i preparativi tra vecchie e nuove coppie, amori e segreti.
Perugia
Postmodernissimo: 18.00 / 20.15 / 22.30
Uci Cinemas Perugia: 7.00 / 19.45 / 22.25
Gherlinda: 16.30 / 19.20 / 22.05
Foligno
Multisala Clarici: 18.10 / 20.20 / 22.30
Terni
The Space: 17.00 / 19.40 / 22.20
