Aimo Diana lo ha detto a più riprese. «Dopo le prime dieci giornate si potrà avere un’idea più chiara del Perugia, di quello che è e di quello che potrà diventare». Assorbita la rivoluzione estiva e il primo quarto di campionato che vede il Grifo stazionare in settima posizione (un lusso se si guarda a dove si trovavano i biancorossi lo scorso anno) e a -4 dal secondo posto, è tempo di fare un primo bilancio, analizzando gli aspetti più positivi e quelli sui quali c’è da lavorare. Con il closing sullo sfondo che non è mai una questione secondaria…
Cosa va
Attitudine Uno degli aspetti più positivi di quest’alba della stagione è rappresentata da qualcosa di intangibile: l’attitudine mostrata dai grifoni in queste settimane. Al netto di ovvi alti e bassi dettati anche ma non solo dalla relativa conoscenza reciproca, il Perugia ha un’anima. Pugnace. Rispetto al passato più o meno recente, un lusso anche questo.
Identità Avanti con il 3-5-2. Quantomeno in una fase in cui c’è da costruire anziché rifinire. E con la voglia di provare ad essere propositivi il più possibile. Il Grifo targato Diana è riconoscibile tatticamente e per lo spirito con cui scende in campo. Da non escludere un mutamento tattico a stretto giro dettato (anche ma non solo) dalle contingenze, ma il tecnico aveva bisogno di regalare certezze ai suoi in questa prima fase di campionato. Missione compiuta.
Canotto ritrovato Tra i meriti dell’allenatore bresciano, quello di aver rimesso Canotto in linea di galleggiamento. Anzi, il numero 10, insieme a Tozzuolo, è forse il grifone dal rendimento migliore dall’inizio di stagione. Quattro gol in dieci turni sono un bottino più che discreto. Dopo gli errori in serie con il Vado, Canotto ha voltato subito pagina a Campobasso prendendosi la scena. Solo 4-5 mesi fa, difficilmente sarebbe accaduto.
Il doppio play Nei campetti estivi di addetti ai lavori e non, difficilmente ci sarebbe stato posto contemporaneamente per Ladinetti e Langella. Uno, sembrava escludere l’altro. E invece, la coesistenza dei due centrocampisti di qualità si sta rivelando un fattore per le fortune dei biancorossi.
Cosa non va
Espulsioni in serie Il primo dato che balza all’occhio sono le tante, troppe espulsioni racimolate nei primi dieci turni: ben sette tra giocatori e non. Oggettivamente troppe. In una fase in cui il Perugia ha bisogno di accumulare certezze per andare avanti nel proprio percorso di crescita, i cartellini rossi in serie (molti per errori propri) non aiutano alla causa.
Gol cercasi Ok i 4 timbri di Canotto, i tre del goleador che non ti aspetti, Tozzuolo. Ma in prospettiva il Grifo – che può e deve riempire meglio l’area di rigore – non può prescindere dalle reti dei centravanti. A Campobasso Sabbatani ha firmato il secondo gol personale. Vergani è a secco come van Amersfoort. A proposito dell’olandese: la sua attitudine a svestire i panni del centravanti per agire da (sapiente) trequartista mascherato ha rubato l’occhio in più di un’occasione, ma da un attaccante ci si aspettano i gol prima di tutto. Che non potranno mai essere un dettaglio.
Difesa da registrare La sensazione è che dietro si debba ancora registrare qualche meccanismo. Non è tanto una questione di modulo o di singoli, quanto una questione di fase difensiva. Anche a Campobasso in una gara poi vinta 5-1, la retroguardia è sembrata ballare in più di un’occasione. Si può fare meglio, al netto dagli interpreti. Tra le prime 12 della classifica, il Perugia è quella che ha incassato più gol: 15.
Closing Ovviamente, in merito alla questione societaria non c’è un qualcosa che vada o non vada. Ma una cosa aiuterebbe: chiudere definitivamente la partita legata al passaggio di proprietà entro la data prefissata: venerdì 23 ottobre, o come paventato da alcuni protagonisti della parte acquirente, il lunedì successivo. Ma non si vada oltre. Si metta un punto definitivo alla vicenda. Si faccia chiarezza su chi è pronto, anzi prossimo ad investire. Un altro rinvio sarebbe difficilmente comprensibile.
