Perso film festival, poiezione al PostModernissimo

Quello slogan, “Occupazzia”, suonerà a molti utopistico. Quando però vedi le lacrime di Anna Gattobigio, incapace di concludere il proprio intervento per la commozione, lei che ha vissuto in prima persona cosa significa far lavorare due ragazzi autistici nella propria azienda vinicola, vedere il loro impegno, sorprendersi per l’accoglienza ricevuta dagli altri operai, come se la loro presenza avesse dato un senso più profondo al lavoro di tutti i giorni, allora cominci a pensare che l’utopia è spesso il nome con cui viene scambiata l’indolenza, la paura.

Le vite ‘buttate’ di Swans Merito del PerSo Film Festival, la rassegna di documentari a sfondo sociale in pieno svolgimento a Perugia, irrobustita da tre convegni sull’inserimento dei malati psichici, aver portato alla ribalta una delle poche “buone pratiche” umbre riconosciute in sede europea, il progetto Swans, acronimo di ‘Sustainable Work for Autism Network Support’. Un’idea, incredibile a dirsi, nata dalla Comunità Montana Trasimeno grazie a un illuminato dirigente, Louis Montagnoli, che mettendo insieme il neuropsichiatra Angiolo Pierini e l’esperto di progettazione Massimo Canalicchio, è riuscito a vincere un consistente finanziamento di 304 mila euro per l’inserimento al lavoro di 21 ragazzi e 6 ragazze affetti da autismo. Numeri non straordinari ma sufficienti per dimostrare scientificamente, a livello internazionale, quali miglioramenti produca l’inserimento sociale in persone normalmente relegate a una vita vegetativa, del tutto dipendenti dai propri familiari (finquando esistono). Vite buttate, che nel progetto Swans e nel dettagliatissimo lavoro di analisi a posteriori, hanno mostrato miglioramenti a volte sbalorditivi nella capacità di socializzare, nel rendersi autonomi, nell’affrancarsi dal tutor personale che seguiva giorno per giorno la propria esperienza.

Inaccettabili discriminazioni Il convegno, altra faccia della medaglia, ha rimarcato le inaccettabili discriminazioni ai danni dei disabili tutti, non solo mentali, che solo nel 3 per cento dei casi vivono del proprio lavoro. Se ciascun impiegato pensasse con onestà alle proprie giornate in ufficio, a quali effettivi impedimenti esisterebbero nello svolgerlo seduti in poltrona sulle ruotine o in carrozzina sulle ruote più grandi, l’ingiustizia suonerebbe ancora più forte. Dall’analisi di Raffaele Goretti, presidente dell’Osservatorio regionale sulla disabilità, si scopre che dai 3.557 disabili umbri del 2008, si è balzati ai 5.741 del 2013, un incremento di 2.184 unità in cinque anni (una tendenza che sta esplodendo negli ultimi anni). Va ricordato che la legge 68 prevede l’assunzione obbligatoria di un dipendente disabile nelle imprese con oltre 15 lavoratori, e via a crescere in proporzione. La crisi economica e lo stato di cassa integrazione hanno di fatto azzerato gli effetti della legge tanto che dai 514 avviamenti al lavoro del 2008 si è passati ai 356 del 2013.

La disabilità non esiste Esistono poi dati sconcertanti, a livello planetario, che relegano l’82 per cento dei disabili sotto il livello di povertà, il tutto mentre la Convenzione Onu del 2006 enuncia rivoluzioni copernicane ben lontane dall’essere prese in considerazione. Nella carta scritta ormai nove anni fa si stabilisce che la disabilità non esiste ma è la società inabile a trattare soggetti con caratteristiche diverse. Una tetraplegia deve essere inclusa naturalmente nella condizione umana, prima ancora di costruire una casa, di generare nuove professioni, di stabilire qualsiasi attività umana, per cui la persona menomata fisicamente o psichicamente deve incontrare le stesse discriminazioni che esistono tra biondi e castani, ovvero nessuna. Con il serio rischio che questa meravigliosa cornice diventi il più beffardo recinto per imprigionare i disabili al loro destino e che l’utopia conosce solo eccezioni e non regole. Al convegno, moderato da Raffaella Serra, è intervenuta anche Silvia Bruzzone, presidente del Centro studi sulle disabilità e agguerrita avvocatessa nelle molte cause di lavoro legate al tema, Alessandro Maria Vestrelli, Roberta Gubbiotti, Carlo Elia Shoen, Elisabetta Rossi, Patrizia Cecchetti e l’ingegnere Riccardo Magni, che ha spalancato al pubblico del cinema Melies le porte della domotica e delle nuove tecnologie a supporto dei disabili, forse la frontiera più interessante sulla quale operare.

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