di Elle Biscarini e Giorgia Olivieri

Circa trecento persone hanno attraversato il centro storico di Perugia per manifestare in occasione della Giornata internazionale della donna, aderendo allo sciopero indetto dall’associazione Transfem. Al centro degli interventi la lotta alla violenza di genere, lo stop alla guerra e alle armi e il diritto all’istruzione.

Città per le donne Tanti i temi portati in piazza da chi ha aderito allo sciopero transfemminista di sabato 8 marzo, a partire dall’idea che questa giornata non sia una festa ma un giorno di lotta, per rivendicare il «valore trasformativo dello sciopero soprattutto ora che questo viene criminalizzato – spiega l’organizzazione – Vogliamo una città a misura di donne, per essere protagoniste di giorno e di notte senza paura. Un anno fa volevamo una città che ci dava ascolto, oggi ne abbiamo la possibilità». Se quindi per le associazioni femministe il dialogo con l’amministrazione comunale è aperto, più dura è l’opinione verso il governo: «Quando i diritti diventano per pochi si chiamano privilegi, e manifestiamo oggi anche contro l’asse dei governi ultrarivoluzionari». Tra le richieste delle persone scese in piazza anche l’accesso libero e gratuito al diritto all’aborto e all’autodeterminazione dei corpi.

Studenti e universitari Tra i manifestanti anche tanti studenti, sia della scuola dell’ordine, rappresentati da Rete degli studenti medi e Unione degli studenti, che universitari, con Udu e Link. I primi durante i loro interventi hanno denunciato le criticità dei Pcto, percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, che considerano «l’ibrido del peggio tra scuola e lavoro tra inutilità e sfruttamento di cui i meno fortunati ne possono raccontare la pericolosità», dichiara Anna Pierucci della Rete. Margherita Boniotti di Uds, invece, ha parlato della situazione fondi all’istruzione: «La scuola che ci troviamo oggi davanti agli occhi è sempre meno pubblica, pensiamo ai fondi dedicati alle private e ai servizi mancanti nelle scuole pubbliche». I rappresentanti universitari, invece, hanno fatto riferimento all’annullamento da parte dell’Università degli studi di Perugia di un seminario con la Leonardo e Rheinmetall, due aziende produttrici di armi. «Fuori la guerra dell’università e dentro l’impegno per la pace», ha gridato Nicoletta Schembari, Udu. «Vogliono normalizzare la presenza della guerra nelle nostre vite: l’università tagli rapporti con chi guadagna con il sangue», ha dichiarato Suami Latini di Link.

Sicurezza L’impegno contro la guerra è stato ribadito in più momenti durante il corteo di cui le organizzatrici dichiarano: «Non vogliamo essere né vittime né complici». Interventi anche sul tema sicurezza, in particolare contro l’applicazione del ddl Sicurezza e del “modello Caivano”, ma anche per chiedere la revoca dell’ordinanda antiprostituzione sul territorio di Perugia. In tema di leggi, inoltre, il corteo si è espresso contro il ddl femminicidi, che ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei ministri, poiché esprime «un approccio oppressivo, ma il problema è alla radice con cultura patriarcale, non è sufficiente occuparsi di noi quando siamo già morte».

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