di Vincenzo Diocleziano
Da oggi all’ospedale Santa Maria della misericordia di Perugia la terapia intensiva cardio-toraco-vascolare ha dodici posti letto invece di otto, tecnologie completamente rinnovate e, soprattutto, spazi dedicati ai familiari per restare vicini ai pazienti anche durante i ricoveri più complessi. Il reparto, diretto dal dottor Fabio Gori, è stato inaugurato stamattina, lunedì 25 maggio, alla presenza della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e del direttore generale dell’Azienda ospedaliera Antonio D’Urso. L’investimento, pari a quasi 1,3 milioni di euro finanziati attraverso il Pnrr, ha trasformato una stecca dell’ex-Silvestrini in una struttura ripensata dall’ingresso: percorsi separati, zone filtro e aree di vestizione con bagni e docce consentono ai parenti di accedere al reparto in sicurezza, senza rinunciare alla vicinanza nei momenti più delicati.
L’attenzione ai familiari La novità più significativa della nuova struttura non è solo tecnologica. Il reparto è stato riprogettato per consentire l’accesso regolamentato dei visitatori attraverso percorsi dedicati, con spazi di vestizione e svestizione provvisti di bagni con doccia e una rigorosa separazione tra le aree «pulite» e quelle «contaminate». Sono previste inoltre zone relax per i familiari in attesa e ampi studi medici per i colloqui quotidiani con l’équipe. L’obiettivo è avvicinarsi al modello della «terapia intensiva aperta», in cui i parenti non vengono tenuti fuori dalla porta ma accompagnati dentro il percorso di cura. «La nuova dotazione tecnologica introduce soluzioni innovative per favorire la vicinanza dei familiari ai pazienti» ha sottolineato la Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti. «È un nuovo modello, che punta sull’integrazione professionale e su nuovi percorsi multidisciplinari».
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La volontà di questo progetto è avvicinarsi al modello della «terapia intensiva aperta»: una filosofia assistenziale che rompe con la tradizione della porta chiusa e riconosce ai familiari un ruolo attivo nel percorso di guarigione. Le evidenze scientifiche degli ultimi anni confermano che la presenza dei cari in area critica può contribuire positivamente alla stabilità emotiva del paziente, riducendo ansia e disorientamento. La nuova struttura punta a rendere tutto questo non un’eccezione, ma una prassi consolidata.
Tecnologia e sicurezza Ogni posto letto è dotato di apparecchiature sanitarie avanzate e monitor collegati a una centrale di controllo per il monitoraggio continuo dei pazienti. Tutti gli ambienti sono interconnessi tramite sistemi di interfono e videosorveglianza attiva su ogni postazione. Gli impianti di ventilazione sono stati progettati per garantire ricambi differenziati nei diversi ambienti, con la possibilità di gestire contemporaneamente l’attività ordinaria e scenari di emergenza pandemica. I lavori, avviati il 12 febbraio 2024 e conclusi il 28 gennaio 2026, rientrano nel quadro del Pnrr, Missione 6, fondi NextGenerationEU, dedicato al rafforzamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale.
Il legame con l’università e la ricerca Durantela presentazione è stato sottolineato anche il legame con l’Università degli Studi di Perugia e il valore scientifico delle attività cliniche svolte nel reparto. «Spesso questi casi di assistenza clinica si trasformano in casi scuola», ha ricordato Proietti, evidenziando il contributo della struttura alla ricerca e alla formazione medica. lo ricorda anche il responsabile del reparto, il dottor Fabio Gori in un messaggio al personale sanitario che lavorerà nella nuova area intensiva: «Sono convinto che queste stanze vivranno delle nuove sfide, a volte delle vittorie, a volte delle sconfitte, ma tante tante vittorie».
Un centro per l’Umbria e non solo Il reparto non serve solo Perugia. Come ha spiegatospiega il direttore generale Antonio D’Urso: «La Terapia intensiva cardio-toraco-vascolare è un centro di alta specialità che accoglie pazienti provenienti anche da altre realtà territoriali che, per complessità clinica, non possono essere gestiti in reparti intensivi ordinari. Nell’anno 2025 abbiamo registrato 365 ricoveri con alta intensità di cura in questa struttura e nei primi mesi del 2026 un aumento di circa 50 interventi cardiochirurgici rispetto al 2025». Un dato che racconta la crescita costante della domanda di cure ad alta specialità, cardiochirurgia, chirurgia vascolare e toracica, procedure interventistiche su pazienti sempre più complessi, e che giustifica l’investimento strutturale.
